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Mondo troppo diseguale: «La ricchezza estrema minaccia la democrazia»

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«La ricchezza estrema è una minaccia per la democrazia e ha conseguenze disastrose per la società». Lo affermano 260 miliardari con una lettera indirizzata ai leader politici che partecipano al World Economic Forum di Davos, che tornano a chiedere di pagare più tasse in nome del bene comune.
Onu: «Divario osceno». Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha affermato che «la disuguaglianza e l’ingiustizia stanno raggiungendo livelli osceni e sono un serio ostacolo allo sviluppo».

                                          

Numeri da paura o da rivoluzione

L’anno tra luglio 2022 e giugno 2023: per ogni 100 dollari di profitto tra le imprese più grandi al mondo 82 dollari sono finiti agli azionisti, ai proprietari. 148 tra le più grandi società al mondo hanno realizzato profitti per circa 1.800 miliardi in 12 mesi. Nello stesso periodo, per quasi 800 milioni di lavoratori in 52 Paesi i salari hanno subito un calo in termini reali di 1.500 miliardi di dollari, la perdita di quasi uno stipendio mensile.

I super ricchi ma solo a Davos: «Tassateci di più»

Oltre 250 miliardari e milionari chiedono ai Governi di introdurre o alzare il prelievo sui patrimoni: «Investimento per il nostro futuro democratico». Lo fanno con una lettera aperta, diffusa al World Economic Forum di Davos, che si era aperto con il rapporto Oxfam sulle diseguaglianze globali, aumentate in modo vertiginoso dal 2020.

‘Noi vergognosamente privilegiati’

«La nostra richiesta è semplice: vi chiediamo di tassare noi, i più ricchi della società. Questo non altererà il nostro tenore di vita, non impoverirà i nostri figli e non danneggerà la crescita economica delle nostre nazioni. Ma trasformerà la ricchezza privata estrema e improduttiva in un investimento per il nostro comune futuro democratico». Tra i firmatari provenienti da 17 Paesi, spiccano alcuni grandi nomi, tra imprenditori di successo ed ereditieri. Tra questi Abigail Disney, o Valerie Rockefeller. Tra gli italiani ci risultano solo Guglielmo e Giorgiana Notarbartolo di Villarosa, figli di Veronica Marzotto, e Martino Cortese, nipote del fondatore di Amplifon.

Non ci risultano esponenti di note famiglie industriali o mediatiche di casa, e non figura neppure Elon Musk, che nel 2023 ha raggiunto un patrimonio netto di 232 miliardi di dollari.

‘Proud to pay more’

Per i firmatari di ‘Proud to pay more«La disuguaglianza ha raggiunto un punto di svolta e il suo costo per la stabilità economica, sociale ed ecologica è grave e cresce ogni giorno. In breve, dobbiamo agire subito», Si legge nella lettera. Un recente sondaggio condotto da Survation tra i super-ricchi, mostra che il 74% è favorevole a un aumento delle tasse sulla ricchezza per contribuire ad affrontare la crisi e migliorare i servizi pubblici.

Il 57% dei miliardari ritiene che la ricchezza estrema impedisca ad altri di migliorare il proprio tenore di vita, e il 53% che sia responsabile del peggioramento del cambiamento climatico.

Divario economico globale

I numeri delle disuguaglianze, presentati da Oxfam, la Ong britannica, mostrano che il divario economico e sociale è globale. Nel mondo almeno 4,8 miliardi di persone negli ultimi 10 anni hanno tenuto a stento il passo con l’inflazione. Mentre i miliardari hanno visto il valore dei propri patrimoni crescere in soli tre anni di 3.300 miliardi di dollari in termini reali, crescita tre volte superiore a quella dell’inflazione.

Mentre i governi (spesso complici), annaspano

Mentre i governi si trovano in grandi difficoltà finanziarie di fronte al crescente debito e agli aumenti dei costi di importazione di carburante, cibo e medicinali. I Paesi a basso e medio-basso reddito saranno costretti a pagare quasi mezzo miliardo di dollari al giorno di debito da qui al 2029, e sopportare tagli feroci alla spesa pubblica.

Anche in Italia pochi ricchissimi a tantissimi poveri

Le quote di ricchezza nazionale netta tra il 10% più ricco e dalla metà più povera della popolazione italiana dal 2000. La ricchezza del ‘top-10%’ è cresciuta di 3,8 punti percentuali nel periodo 2000-2022, mentre la quota della metà più povera degli italiani è scesa in quei 20 di 4,5 punti percentuali.

Sempre meno ai poveri sempre di più ai ricchi

In Italia, tra il 2021 e il 2022, quasi si dimezza la ricchezza del 20% più povero, rispetto alla sostanziale stabilità del 10% più ricco degli italiani. Peggio a fine 2021, con la ricchezza del top-10%, 6,3 volte superiore a quella della metà più povera della popolazione. A al vertice della piramide delle differenze, i patrimoni  dell’1% più ricco (titolare, a fine 2022, del 23,1% della ricchezza nazionale) erano 84 volte superiori alla ricchezza complessiva del 20% più povero della popolazione italiana.

Pandemia e il virus dei super ricchi

Dall’inizio della pandemia fino a novembre 2023 il numero dei miliardari italiani è aumentato di 27 unità (passando da 36 a 63) e il valore dei patrimoni miliardari (pari a 217,6 miliardi di dollari a fine novembre 2023) è cresciuto in termini reali di oltre 68 miliardi di dollari (+46%). E nel 2023 è cresciuto anche il numero dei multimilionari italiani con patrimoni finanziari superiori a 5 milioni di dollari, più o meno 100mila privilegiati.

Cresce anche la povertà assoluta

Ma è cresciuta anche la povertà assoluta. Nel 2022, poco più di 2 milioni e 180mila famiglie vivevano in condizioni di povertà assoluta, non disponendo di risorse mensili sufficienti ad acquistare beni e servizi essenziali per vivere in condizioni dignitose. L’incidenza della povertà a livello familiare è passata in un anno dal 7,7% all’8,3%, mentre quella individuale è cresciuta dal 9,1% al 9,7%.

Un po’ più di lavoro ma sempre peggio pagato

Il dato positivo del tasso di occupazione al 61,3% e la beffa della ‘perdurante stagnazione salariale’. «L’ulteriore liberalizzazione dei contratti a termine e del lavoro occasionale rischia di rafforzare le trappole della saltuarietà, discontinuità e precarietà lavorativa. L’opposizione al salario minimo legale è infine una scelta emblematica di un profondo disinteresse a tutelare i lavoratori meno protetti, impiegati in settori in cui la forza dei sindacati è minima», denuncia Oxfam Italia.

18/01/2024

da Remocontro

Ennio Remondino