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PRONTO SOCCORSO NEL CAOS IN TUTTA ITALIA. IL PROBLEMA SONO I TAGLI ALLA SANITÀ

09.01.2018

 

 

Come tutti gli anni in questa stagione, riesplode la questione del sovraffollamento dei Pronto soccorso negli ospedali. Le immagini che i media diffondono in questi giorni sono chiare: pazienti in barella, anche in doppia fila, uno accanto all’altro, in una promiscuità che dovrebbe interessare i custodi della privacy, in attesa di ore per essere ricoverati in un posto letto che semplicemente non c’è. Nei giorni scorsi le denunce sono partite un po' da tutti i soggetti che in qualche modo hanno a che fare con la sanità pubblica. Alcune associazioni professionali degli infermieri hanno fornito addirittura i numeri della debacle a Roma. In presenza di attese di circa 120-150 persone altre 50 intasavano i corridoi in attesa di essere accompagnate nei reparti. E questo in ogni singolo nosocomio di prima grandezza come Tor Vergata oppure il San Camillo o l'Umberto I. Senza parlare della "crisi delle barelle"che di fatto ha paralizzato il 118".
A prescindere dalla latitudine, strutture deputate all’emergenza ed all’urgenza, si sono trasformate in poco tempo in ambienti di ricovero inadeguati, insicuri e, non di rado, indecenti. 

 

"Regioni ed Aziende sanitarie continuano a dare “la colpa” all’influenza o al flop della vaccinazione, o alla inappropriatezza degli accessi o al territorio che non funziona - sottolinea l'Anaao-Assomed in una nota -. Alibi, per non prendere atto di una realtà, non solo stagionale e non solo delle regioni “meno virtuose”, che è il prodotto dei tagli di posti letto e di personale effettuati in tutti gli ospedali pubblici, del nord, del centro e del sud del Paese. Vero ed unico fattore unificante il Servizio Sanitario".

 

"Governi e Regioni non possono fare dimenticare le scelte scellerate fatte di intesa negli anni scorsi. Dal 2010 ad oggi circa 50 mila operatori sanitari pensionati non sono stati sostituiti ed almeno 10 mila sono medici", continua il sindacato dei medici ospedalieri, che aggiunge le cifre della "cura dimagrante": 70.000 posti letto sono stati tagliati, "in assenza di una contestuale riforma delle cure primarie, per introdurre più moderni posti barella, quando non sedie o scrivanie, in attesa del cartello “solo posti in piedi”. Dall’addio al posto fisso alla fine del “letto fisso”. E migliaia di giovani medici, che mettono la loro faccia davanti alle attese dei cittadini, sono stati dimenticati nel precariato di lungo corso".

da Controlacrisi