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Non si può morire sul lavoro Nazionale,

15/02/2018 

 

Il 15 notte un operaio è morto dopo una caduta da un ponteggio in un cantiere navale ai Navicelli, quello della Seven Stars. L'uomo, Alessandro Colombini, 39 anni, lavorava come saldatore per una ditta di carpenteria che opera in appalto, la Mp Metal di Cascina, e si occupava di uno yacht in refitting.

È MORTO MENTRE SVOLGEVA IL SUO LAVORO E LE MORTI SUL LAVORO NON POSSONO ESSERE CHIAMATE INCIDENTI.

Il castello di norme antioperaie costruito in questi ultimi 20 anni, dalla legge n. 196 del 24 giugno 1997, (pacchetto Treu) sino all’attuale Jobs Act, passando per l’abolizione dell’Art. 18 ha prodotto, oltre ad un impoverimento generalizzato dei lavoratori e ad un aumento della disoccupazione e della precarietà, anche un esponenziale incremento di infortuni e morti sul lavoro. I numeri dell’INAIL parlano chiaro: oltre 1.000 morti e un milione di infortuni ogni anno. Un sistema di gestione del lavoro che moltiplica gli appalti e sub appalti alla ricerca della continua diminuzione di costi e continuo peggioramento di condizioni di lavoro e sicurezza.

L’Unione Sindacale di Base è vicina alla famiglia di Alessandro Colombini e porterà avanti la lotta perché la sicurezza sul lavoro diventi una priorità.