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MANGANELLATE AGLI ANTIFASCISTI, VIA LIBERA A LEGA E CASAPOUND

Roberto Maggioni

Milano da il Manifesto

 

A Milano. Il corteo di protesta bloccato per ore. Parte solo quando quelli della destra hanno finito

 

Così tanti fascisti tutti insieme nel centro città forse Milano non li vedeva dagli anni settanta. La Lega in piazza Duomo, Forza Nuova in corso Buenos Aires, Fratelli d’Italia in via Padova, Casapound in largo Cairoli.

 

AGLI ANTIFASCISTI PERÒ è stato impedito di muoversi in corteo. Se lo sono dovuti conquistare dopo una carica, i lacrimogeni sparati in mezzo al presidio e due ore di blocco in largo La Foppa.
Gli organizzatori puntano il dito contro il ministro dell’Interno Minniti. «Nonostante accordi su un percorso presi con lo Digos milanese è arrivato lo stop da Roma», dice chi ha trattato in piazza con i funzionari della Questura. Che comandasse la gestione romana su quella milanese era nell’aria, ma la rigidità con cui è stata gestita questa piazza ha lasciato sorprese e perplesse tutte le realtà che hanno partecipato all’iniziativa.
Verso le 15.45, quando i manifestanti hanno provato ad avanzare verso la parte opposta alla piazza di Casapound, sono stati bloccati dopo pochi metri dai manganelli e dai lacrimogeni della polizia.

 

MANGANELLATE SULLE PRIME file e un lancio di lacrimogeni fin dentro al presidio. «Io e la mia compagna incinta di quattro mesi ci siamo messi buoni buoni dietro gli strumentisti a chiacchierare con un signore dell’Anpi quando a neanche quattro metri ci è arrivato un lacrimogeno e siamo dovuti scappare via. Io non capisco, era tutto tranquillo, perché hanno lanciato lacrimogeni così?», dice un ragazzo a margine del corteo. Era un presidio misto, c’erano i centri sociali ma anche le associazioni storiche dell’antifascismo milanese, come Memoria Antifascista. C’erano decine di fazzoletti dell’Anpi, c’era Potere al Popolo, Liberi e Uguali, anche qualche consigliere comunale di centro sinistra. L’ordine pubblico però è stato gestito come se in piazza ci fossero manifestanti con caschi e bastoni. La chiusura è stata totale fino alle 17,30 quando i manifestanti si sono mossi a passo veloce verso la stazione Centrale, luogo simbolo dell’accoglienza dei migranti che arrivano a Milano. A quel punto la polizia ha lasciato andare.

 

PER GLI ORGANIZZATORI l’ordine da Roma è stato quello non far muovere gli antifascisti. «Prima ci hanno detto fino al termine del comizio di Casapound, poi è diventato fino al termine della manifestazione della Lega in piazza Duomo», dice Luciano Muhlbauer, storico esponente della sinistra milanese che ha seguito l’organizzazione della giornata. «Immaginavamo che l’ultima parola l’avesse il ministro Minniti, ma non ci aspettavamo questa rigidità». Entrambe le piazze, Lega e Casapound, erano anche geograficamente distanti dal presidio antifascista. «Ci hanno detto che siamo partiti cinque minuti prima del previsto», dice ancora Muhlbauer. «Poi però ci hanno tenuti fermi per tutto il pomeriggio». È anche una questione di rapporti di fiducia e specificità territoriali. Milano è una città dove le ultime manifestazioni si sono svolte senza problemi di ordine pubblico, la città dei 20 mila in corteo il 10 febbraio scorso dopo i fatti di Macerata. Ieri però la gestione è stata più rigida che mai e non c’è stata nessuna apertura verso i manifestanti antifascisti. 1.500 persone che sono rimaste in piazza fino alla fine, fino a quando a passo svelto il presidio è riuscito a muoversi verso stazione Centrale. Lo striscione di apertura diceva “Mai più razzismo e fascismo” con le foto dei migranti schiavi in Libia. “Chiudere i covi neri” era su scritto su un cartello, “odia la Lega” su un altro. Buona parte delle persone under 30, tanti gli studenti.

 

NEGLI STESSI MINUTI da piazza Duomo la Lega mostrava la sua nuova platea, sovranista e nazionalista. In piazza Duomo sono comparse bandiere leghiste con la fiamma tricolore. Un ragazzo con la spilla delle SS naziste, altri con i cappellini di Donald Trump: «Make America great again». La Lega è lo spazio politico a disposizione delle nuove destre, Salvini ha compiuto la mutazione da movimento secessionista a nazionalista. «Prima gli italiani», lo slogan scippato agli amici/rivali di Casapound. Questa del resto è l’Italia oggi, la campagna elettorale di questo 2018 tutta spostata a destra, con due partiti fascisti in competizione, Forza Nuova e Casapound, e uno razzista, la Lega, che ospita e diffonde il pensiero della destra più estrema. In tutti gli spazi a disposizione: media, banchetti, piazze. Oggi questo affollamento fascista era tutto elettorale, la destra vuole stare in Parlamento. Qualcuno al corteo antifascista diceva: «Loro si prendono i voti, noi le denunce».