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LA MARCIA DELLA SINISTRA EUROPEA PARTE DAL SUD

Adriana Pollice

Da il Manifesto

 

Europa. Presentata a Napoli la prima lista transnazionale: entro maggio il programma comune in vista delle elezioni Ue del 2019. L’appello di Varoufakis, Hamon e de Magistris ai popoli, i cittadini e i movimenti: «Aderite»

 

Comincia da Napoli la marcia della prima lista transnazionale per le elezioni europee del 2019, nata su impulso del movimento Diem25, fondato da Yanis Varoufakis, e di Dema, il partito del sindaco partenopeo Luigi de Magistris, con Génération-s di Benoit Hamon, movimento sorto dopo la sconfitta dello stesso Hamon alle presidenziali francesi sotto le insegne del Partito socialista. Ieri si è tenuto in città il primo coordinamento.

 

Lorenzo Marsili ha illustrato l’agenda: «È importante partire da Sud e da Napoli. Ad aprile un nuovo incontro, a maggio avremo il programma, a settembre il candidato alla presidenza. Abbiamo lanciato una open call per chiedere a cittadini e movimenti di aderire».

 

Il sindaco (che non esclude di candidarsi) mette Napoli pienamente all’interno del processo di costituzione di una lista dei popoli e delle città ribelli «contro l’Europa dei fascismi e dei nazionalismi. Abbiamo dimostrato che si può mettere insieme rottura del sistema e affidabilità di governo». Nel gruppo dei fondatori anche Alternativet (Danimarca), Bündnis (Germania), Livre (Portogallo) e Razem (Polonia).

 

L’incontro con la stampa comincia con Varoufakis che suona al pianoforte The train leaves at eight: «Da Napoli sta partendo un treno, per ora marcia piano ma con le porte aperte a tutti per cambiare l’Europa. La speranza muore quando il popolo pensa di non aver alternativa. Siamo qui per incamminarci su un’altra strada: un unico programma che porterà speranza per minoranze, lavoratori, imprenditori creativi. Il modo in cui è costruita l’Europa, il mercato unico, è insostenibile, sta implodendo».

 

Presentare una lista transnazionale quando Bruxelles le ha vietate non è un problema: «È una crisi sistemica, allo stesso modo in cui l’establishment rifiuta di introdurre politiche razionali per risolvere la crisi così rifiuta le liste transnazionali. Noi le simuleremo utilizzando le regole esistenti per bypassare i divieti».

 

Sulle elezioni politiche italiane Varoufakis è netto: «Nessuno ha vinto, le speranza tra la gente è al minimo. Il termine populismo è abusato, bisogna valutare i programmi di Lega e 5S. Il Movimento ha messo su tavolo una serie di proposte, alcune interessanti, ma il diavolo si nasconde nelle aggiunte, deve essere valutato sugli effetti reali. Il reddito di cittadinanza è una misura presente in molti Paesi, io sono favorevole. Bisogna vedere quanto viene finanziata e se verranno eliminate altre misure di welfare per tenerla in campo. Sull’Europa poi non hanno una proposta seria che faccia respirare l’Italia e cambi il continente».

 

«La Lega – continua – propone invece la Flat tax che è una misura brutale, toglie soldi ai poveri per spostare la ricchezza verso i ricchi. I 5S hanno la sola possibilità di fare il governo con il Pd e il Pd porterà dentro l’establishment. Noi vogliamo invece occupare gli spazi anche moderati che ci sono nell’Ue mentre pratichiamo la disobbedienza sui territori contro i diktat di Francoforte e Bruxelles».

 

Hamon, dopo la disfatta del Psf al 6%, cerca una nuova via a sinistra, differente da La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon (che ha sfiorato il 20% alle presidenziali): «Macron e Merkel uniscono le élite e spingono per un programma fondato su austerità e oligarchie che sta però frantumando il continente. Al tempo stesso i nazionalisti stanno unendo le paure per disintegrare l’Ue. Alla fine sono due spinte differenti che hanno lo stesso esito finale. Noi uniamo le forze per riscoprire un progetto originale che migliori la vita delle persone. Abbiamo fiducia nella democrazia e nella gente».

 

E sulla crisi delle socialdemocrazie: «Una parte della sinistra si è spostata a destra, in Francia, Germania, Italia, ed è scomparsa. Un’altra parte della sinistra pensa che per riconquistare il popolo deve smettere di essere europeista. Noi pensiamo che la questione sociale e quella ecologica abbiano bisogno di una nuova sinistra europea».

 

Sui 5S: «Dicono cose interessanti ma hanno anche tante contraddizioni. L’impressione è che siano contenti di vincere le elezioni ma non so quanto siano contenti di governare. Non vogliamo mancare di rispetto agli elettori, che con il voto ci dicono che l’Europa cosi com’è non va bene, ma noi abbiamo un altro progetto».