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FALLIMENTO TRONI:500 POSTI DI LAVORO A RISCHIO.

22.03.2018

 

 

Il 16 marzo scorso il tribunale di Milano ha decretato il fallimento della società di proprietà dell’imprenditore pugliese Piccinno, radicata con il marchio Trony, in Basilicata, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto. La Filcams aveva dichiarato poco credibile il piano industriale presentato nel 2017, che vedeva la nascita di una nuova società denominata Vertex e che avrebbe dovuto rilanciare, oltre alla rete di vendita, anche il mercato dell’online.



In Veneto ieri è scattata la protesta con un presidio davanti al palazzo Grandi stazioni di Venezia, nei pressi della stazione ferroviaria di Santa Lucia. I lavoratori veneti che rischiano il licenziamento sono 250 nei negozi di Conselve, Albignasego, Sarmeola di Rubano (provincia di Padova), Zero Branco (Treviso), Verona, S. Maria di Sala nel veneziano.

 

Grande tensione anche in Piemonte, dove dopo i casi di Embraco (500 addetti), l’ex Seat Pagine Gialle (400), e Carlson Wagonlit (50), cento persone rischiano di perdere il posto di lavoro a Chivasso, Settimo Torinese, Cuneo e Alessandria. A Torino il punto vendita aveva già chiuso alcuni mesi fa. Ai 100 lavoratori piemontesi è arrivato solo un avviso su Whatsapp: «la sede è chiusa, non presentatevi in negozio».

 

"Purtroppo - per il sindacato -, la conferma è arrivata quando l’imprenditore è stato costretto a chiedere il concordato preventivo in bianco, neanche sei mesi dopo aver annunciato il rilancio. In queste ultime settimane, i referenti aziendali hanno continuato a tranquillizzare le lavoratrici e i lavoratori sul futuro, ma, probabilmente, neanche il tribunale ha creduto alle prospettive di Dps e il concordato con continuazione di attività non è stato concesso. Poi è arrivata la doccia fredda e 500 persone perderanno il lavoro: l’ultima speranza è che ci sia il tanto atteso intervento di terzi, che acquisiscano la rete vendita", dichiara in un comunicato.



Il sindacato di categoria denuncia la mancanza di strumenti a sostegno del settore: “La riforma degli ammortizzatori sociali lascia lavoratrici e lavoratori senza strumenti adeguati”, rileva la sigla del commercio e turismo della Cgil. L’epilogo della Dps Trony "è sicuramente da addebitare all'incapacità imprenditoriale di guardare con maggior lungimiranza al futuro e al saper far fronte alle trasformazioni investendo e innovando, ma è altrettanto vero che, nel cavalcare il cambiamento, la politica ha prestato attenzioni esclusivamente alle evoluzioni dell’online, senza però individuare strumenti che avrebbero dovuto accompagnare il cambiamento, per governare il settore e non far ricadere tutto sul mercato del lavoro”.


Per questo, sarà richiesto immediatamente un incontro al ministero dello Sviluppo economico: “È indispensabile – conclude la Filcams – un ammortizzatore sociale che attutisca l’impatto occupazionale e consenta alle lavoratrici e ai lavoratori di poter cogliere l’opportunità di essere ceduti a terzi”.