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ILVA, E' ROTTURA:MITTAL PROPONE SOLTANTO 8500 ASSUNTI.I SINDACATI : SCIOPERO

Massimo Franchi

da Il Manifesto

 

Trattativa sospesa e lavoratori in stato di agitazione: saranno le assemblee a decidere quando e come fare sciopero. Dopo otto mesi la trattativa Ilva torna al punto di partenza, al nodo irrisolto: quante persone lavoreranno per la nuova proprietà AmInvestCo.
Nell’incontro di ieri si attendeva una mossa da parte di Arcelor Mittal – proprietario quasi intero della cordata – sotto la spinta del governo: alzare la quota di assunti dai 10mila annunciati e ridurre i 4mila esuberi – i dipendenti attuali del gruppo sono 13.802.
Niente di tutto ciò è avvenuto. Anzi. La proprietà ha addirittura ribadito che al termine del piano di rilancio, nel 2023, i dipendenti della nuova Ilva saranno 8.448.
Nessuna alternativa tanto che di «uscite incentivate» – un modo per ridurre il numero di esuberi offrendo soldi per una buonauscita a chi è vicino alla pensione – ha parlato più la Fim Cisl che l’azienda stessa.
Alla fine della giornata la viceministra Teresa Bellanova – quando c’è da dare cattive notizie il ministro Carlo Calenda sparisce – ha dovuto ammettere il fallimento della trattativa. «Ho deciso di sospendere la trattativa perché le parti hanno necessità di una pausa di riflessione», è la sua versione edulcorata. «Mittal – ha ricordato Bellanova – ha sottoscritto con il governo un contratto che prevede la riassunzione di almeno 10.000 addetti. E il governo garantisce la sicurezza per gli altri lavoratori che non dovessero rientrare in Ilva la sicurezza dell’assunzione nell’Amministrazione straordinaria» sebbene con tutt’altra mansione: le bonifiche ambientali. Bellanova ha giudicato poco opportuno il passo indietro fatto da ArcelorMittal di riprendere la trattativa parlando di 8.500 assunti. «Il confronto non si porta avanti con le provocazioni», avrebbe detto all’azienda in uno dei passaggi più tesi della giornata, ricordando il rispetto dell’accordo fatto con il governo.
Due giorni fa era già arrivata una mezza rottura sulla riassunzione e sul salario accessorio: Arcelor sostiene che l’Antitrust europeo impone la novazione del rapporto di lavoro e, in questo quadro, vuole imporre un nuovo sistema di salario variabile cancellando il Premio di risultato (Pdr) che dal 2011 aveva garantito ai dipendenti circa 3mila euro l’anno.
«Abbiamo unitariamente considerato che è ormai esaurita questa fase negoziale – ha commentato la segretaria generale della Fiom Francesca Re David – . Senza una modifica delle posizioni di Arcelor Mittal su occupazione, salari e diritti per i lavoratori, la trattativa non può riprendere. Continuando a pretendere di tagliare salari, lavoro e diritti non si va da nessuna parte. Da oggi siamo in stato di agitazione e saranno programmate delle iniziative di sciopero che accompagneranno questa fase», conclude Re David.
Molto duro anche il segretario Uilm Rocco Palombella: «Emerge con chiarezza la grande responsabilità di AmInvestCo che dava l’impressione di accogliere le nostre richieste, mentre i tempi si allungavano inesorabilmente – ha commentato – . Adesso avviamo una fase di assemblee in tutti gli stabilimenti, al termine della quale ci aspettiamo che ci sia una riconsiderazione da parte di Mittal sia sul salario che sui livelli occupazionali», conclude.
«L’azienda deve garantire sia l’occupazione a tutti quanti i 13.802 lavoratori in forza attualmente sia condizioni non restrittive per tutti i lavoratori dell’indotto. Per noi le garanzie possono passare anche dagli incentivi alle uscite, ma solo se esclusivamente su base volontaria», commenta il leader Fim Cisl Marco Bentivogli.
A Genova Cornigliano le assemblee si sono già tenute ieri – «come sempre difenderemo con la lotta i posti di lavoro, il salario e l’accordo di programma» – a Taranto dovrebbero tenersi il 2 maggio così come in molti altri siti del nord.