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COSA CI DOBBIAMO ASPETTARE DAL NUOVO GOVERNO?

05.06.2018

di Giampiero Laurenzano*

 

Per rispondere a questa domanda non bisogna andare a leggere il famigerato “contratto” ma piuttosto quelle che sono le dichiarazioni del neo-ministro dell’economia Tria che sarà colui che effettivamente dirà cosa si può fare e soprattutto come.
In questo senso sono emblematiche le cose che ha detto negli ultimi giorni che svelano in pieno il carattere anti-popolare di questo esecutivo.

 

«[…] ritengo che in Italia si debba riequilibrare il peso relativo delle imposte dirette e di quelle indirette spostando gettito dalle prime alle seconde. Si tratta di una scelta di policy sostenuta da molto tempo anche dalle raccomandazioni europee e dell’Ocse perché favorevole alla crescita e non si capisce perché non si possa approfittare dell’introduzione di un sistema di flat tax per attuare un’operazione vantaggiosa nel suo complesso»

 

In pratica afferma che per diminuire le tasse e dare applicazione alla Flat-Tax bisogna aumentare l’IVA. Ciò vuol dire che per coloro che hanno un reddito come il mio, che si aggira sui 1.400,00 euro mensili, il danno è doppio. Il primo danno è che non pagherò meno tasse perché grazie a detrazioni e bonus il mio reddito già rientra in quella che nei programmi del governo è l’aliquota più bassa. Il secondo e più consistente sta nel fatto che il mio reddito, ad esclusione delle spese per il fitto di casa, va tutto in consumi ed è quindi soggetto ad Iva. Nello specifico parliamo dell’80% di ciò che guadagno.

 

Al contrario per i ricchi una riforma di questo tipo è doppiamente vantaggiosa. Andranno a pagare molto meno tasse e contemporaneamente, poiché spendono una percentuale bassa del loro reddito in consumi, l’aumento dell’Iva inciderà molto poco.
Coloro che hanno redditi alti, infatti, per quanto conducano una vita lussuosa a differenza di quelli che appartengono alle classi popolari, non spendono tutto ciò che guadagnano, ma accumulano le loro ricchezze. Queste ricchezze raramente vengono impiegate in attività produttive, ma quasi sempre sempre vengono investite in ambito finanziario, dove già godono di una fiscalità di vantaggio.

 

I ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

 

L’aumento delle disuguaglianze che è il fenomeno caratteristico di quest’epoca è che è alla base della crisi che stiamo vivendo non solo non viene intaccato, ma addirittura aggravato.

 

Ma in questa dichiarazione implicitamente è descritto anche il modello economico e produttivo che hanno in mente e come pensano di ottenere la famigerata crescita.

 

La crescita la puoi ottenere solo in due modi: aumentando i consumi e/o aumentando le esportazioni.

 

Ora è evidente che se si alza l’IVA i consumi diminuiscono e quindi non è su questo versante che pensano di agire. Se merci e servizi costano di più, uno come me è costretto a comprarne di meno, si abbassa la domanda interna e la produzione cala.

 

Di conseguenza ciò significa che loro immaginano di aumentare l’export; ma per aumentare le esportazioni l’unico modo è essere competitivi sui mercati internazionali. Per essere competitivi, bisogna diminuire i prezzi di merci e servizi e per farlo c’è un solo modo: ovvero abbassare i salari, sia nella loro componente diretta che in quella indiretta. In pratica le aziende devono poter pagare meno i propri dipendenti e/o pagare meno tasse, ma per pagare meno tasse non c’è altra strada che tagliare la spesa sociale.

 

Nei loro piani, per ottenere la crescita, le nostre condizioni di vita e di lavoro devono necessariamente peggiorare rispetto al presente .

 

Probabilmente è per questo che si sono definiti il governo del cambiamento.

* ex Opg “Je So Pazzo” (Napoli)