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POVERTÀ – PRC: «DATI ISTAT MICIDIALI . CI VUOLE IL REDDITO MINIMO ED UN PIANO PER IL LAVORO , NO ALLA FLAT TAX!»

27.06.2018

COMUNICATO STAMPA

 

«I dati diffusi oggi dall’Istat sulla povertà – dichiara Roberta Fantozzi, responsabile Politiche economiche di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – sono micidiali. La povertà raggiunge il livello massimo dal 2005, cioè dall’inizio della serie storica.

L’Istat “pudicamente” evidenzia le percentuali. Se però quelle percentuali diventano numeri assoluti, cioè persone, la situazione emerge ancor più in tutta la sua drammaticità.
La povertà assoluta colpisce nel 2017 316mila persone in più rispetto al 2016 (da  4milioni e 742mila a 5milioni e 58mila), quella relativa quasi un milione di persone in più (903mila, da 8milioni e 465mila a 9milioni e 368mila). La povertà cresce in particolare a Sud ma anche nelle aree metropolitane del Nord.

Colpisce chi è in cerca di lavoro (37% contro il 31% del 2016) ma anche gli occupati: l’incidenza della povertà relativa per gli operai è quasi doppia rispetto a quella degli occupati in generale (19,5% contro il 10,5%). Tanto la povertà assoluta che quella relativa sono massime nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, come per le famiglie di immigrati.

L’incremento della povertà che i dati dell’Istat mostrano è fortissimo, paragonabile solo a quello che si era registrato nel biennio 2012-2013. Le differenze territoriali e sociali si inaspriscono, la precarietà del lavoro come i bassi salari, danno conto della sofferenza più acuta nelle fasce più basse di età e per la condizione operaia.

La sbandierata crescita registrata nel 2017 non ha inciso in nessun modo sulla condizione di sofferenza sociale del paese, che ha anzi raggiunto il livello massimo dagli inizi della crisi, mentre continuano ad aumentare le disuguaglianze, come dimostra l’altro rapporto, uscito qualche mese fa, di Bankitalia, con le dieci famiglie più ricche che nel 2006 avevano una ricchezza pari a quella di 14 milioni di persone e dieci anni dopo ce l’hanno pari a 18 milioni di persone.   

Servirebbe un intervento nettissimo: l’istituzione immediata del reddito minimo, un piano per il lavoro che crei occupazione vera, il contrasto alla precarietà. Servirebbe una riforma fiscale che prenda le risorse da chi ce l’ha e le redistribuisca a chi non ce l’ha.

Ci batteremo per questo, contro la Flat-Tax che non significa altro che un nuovo gigantesco incremento delle disuguaglianze, che rende impossibile l’istituzione del reddito minimo come di ogni altra misura progressiva, che distrugge il welfare, aumentando ancora la povertà».