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STRADA CI PENSA MA CON RISERVA , PER IL SUO RUOLO ACCANTO AL COMMISSARIO

12/11/2020

da il Manifesto

Mario Di Vito

 

La rivoluzione della sanità calabrese non è un pranzo di gala, casomai è una complicatissima partita di scacchi. La telefonata del presidente del consiglio Giuseppe Conte al fondatore di Emergency Gino Strada è un discorso in sospeso in cui c’è un accordo di fondo ma al quale manca una serie non trascurabile di dettagli da limare. A quanto trapela da Emergency, Strada, proposto in prima istanza da Sardine e associazioni per poi essere avallato con molto entusiasmo dal Movimento Cinque Stelle, non ha chiuso la porta alla proposta del premier, ma non sarebbe intenzionato ad accettare un posto di affiancamento al neocommissario Giuseppe Zuccatelli, nominato soltanto sabato scorso al posto di Saverio Cotticelli e già finito nel tritacarne per l’uscita di un video in cui parlava della mascherina come di un orpello inutile. Altra condizione: il medico di guerra milanese vorrebbe portare con sé una squadra di Emergency che possa lavorare seguendo i propri metodi, senza ingerenze di sorta.

 

La partita politica è complessa: Zuccatelli è un fedelissimo di Pierluigi Bersani ed è stato anche candidato nelle liste di Leu per la Camera al collegio di Cesena: il ministro della Salute Roberto Speranza vorrebbe che rimanesse al suo posto, ed è qui che Conte avrebbe lanciato l’idea di fare di Strada una specie di «commissario del commissario», ovvero dargli un ruolo operativo con ampie competenze e responsabilità.

 

Il timore più grande di Gino Strada è semplice: non riuscire a incidere su una situazione pesantissima – la sanità calabrese è peraltro commissariata da un decennio – a causa di veti, tranelli, resistenze varie. «Il governo è in grado di garantire che nessuno metta i bastoni tra le ruote?», si domanda un pezzo grosso degli uffici milanesi di Emergency. La risposta è incerta: Strada commissario in Calabria sarebbe senza dubbio un segnale di discontinuità molto forte, ma un eventuale fallimento dell’operazione finirebbe per ripercuotersi solo sull’organizzazione umanitaria, che, tra l’altro, già da diversi anni è attiva a Rosarno e gode di ampia stima e solida credibilità sul territorio.