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RILANCIO DEL PUBBLICO PER AFFRONTARE LA PANDEMIA . SANITA', SCUOLE E SERVIZI, NON BOMBE!

19/12/2020

 

Documento approvato dalla direzione nazionale del PRC, giovedì 17 dicembre.

 

La Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea ringrazia le compagne e i compagni che in tutta Italia hanno dato vita a iniziative lo scorso sabato 12 dicembre per la campagna per il rilancio del pubblico.

 

La campagna va proseguita nella prossime settimane sviluppando iniziative nelle regioni e nelle città dove non vi sono ancora state e sarà sviluppata con nuove giornate di mobilitazione proposte dalla segreteria nazionale evidenziando i temi e le proposte contenute nel documento “Per il rilancio del pubblico” che abbiamo approvato nell’ultima riunione del CPN e più in generale nella nostra piattaforma sociale.

 

Le rivendicazioni che sono al centro della campagna individuano priorità rese evidenti dalla pandemia che ha evidenziato il fallimento delle politiche neoliberiste e gli effetti nefasti di decenni di privatizzazioni, tagli e attacco al ruolo del settore pubblico. L’ideologia del mercato ha fornito la giustificazione per lo smantellamento e il saccheggio del pubblico. In particolare ne ha sofferto la sanità e dopo decine di migliaia di morti oggi nella consapevolezza collettiva unanime è il riconoscimento del ruolo insostituibile della sanità pubblica. Ma la crisi ha evidenziato le conseguenze dei tagli nella scuola, nella sanità, nel trasporto pubblico, nei servizi e più in generale l’indebolimento fortissimo della capacità della Repubblica di garantire i diritti sanciti dalla Costituzione. La pandemia ha mostrato quanto l’idea che il benessere della società dipenda dalla crescita economica e dalla centralità dell’imprese sia fallimentare, ideologia e propaganda usata per dirottare le risorse pubbliche verso i grandi gruppi capitalistici e affermarne l’egemonia sulla società. Bisogna per questo uscire dall’economia del profitto e costruire un altro modello sociale, economico, culturale e un nuovo welfare finalizzato al superamento delle discriminazioni di genere e sul contrasto alla crescita delle disuguaglianze.

 

I dati dicono chiaramente che l’Italia è al di sotto della media europea per quanto riguarda il numero dei dipendenti pubblici e per questo assume centralità la nostra campagna che rappresenta una risposta netta alla canea scatenata dalla politica e tanta parte dei media contro il lavoro pubblico in occasione dello sciopero del 9 dicembre.

 

Al tentativo di dividere le classi popolari e il mondo del lavoro occorre rispondere sul terreno della solidarietà e della risposta alle emergenze del paese: un settore pubblico efficiente è garanzia di più diritti per l’intera società.

 

Nel dibattito su come utilizzare i fondi europei del Recovery Fund e sulla manovra all’esame delle camere non vediamo una risposta strutturale all’emergenza sociale causata dalla pandemia.

 

Governo e opposizione di destra propongono ancora di distribuire incentivi alle imprese senza condizionalità precise né salvaguardia dei livelli occupazionali mentre si prepara una catastrofe sociale alla scadenza ormai vicina del blocco dei licenziamenti. L’intenzione di utilizzare solo una parte delle risorse europee stornandone una parte consistente a copertura del debito è dentro la logica che ha prodotto la situazione attuale. Siamo di fronte a un impianto programmatico del PD che ripropone le politiche neoliberiste del passato: la maggioranza dice si alla riforma peggiorativa del MES che diventa un meccanismo salva banche mentre si continua a rifiutare qualsiasi proposta di patrimoniale sulle grandi ricchezze e di seria progressività fiscale e lotta ai paradisi fiscali. In questo paese maggioranza e opposizione di destra convergono nella difesa dell’egoismo proprietario e neanche di fronte alla pandemia e a una crisi devastante sul piano economico c’è il coraggio di fare una scelta di giustizia fiscale e redistribuzione della ricchezza. Le uniche riforme che centrosinistra o centrodestra riescono a fare da 30 anni sono quelle che diminuiscono i diritti di chi lavora. E’ incredibile poi che ci sia chi ossessivamente richiede il ricorso ai fondi del MES, cioè nuovo debito e dipendenza, mentre dalla patrimoniale sulle grandi ricchezze arriverebbero risorse aggiuntive. Assai grave che si continuino a destinare miliardi alle spese militari e all’acquisto di nuovi sistemi d’arma – come denunciato dalle associazioni pacifiste – mentre il paese vive la più grave crisi da decenni. Dei 209 miliardi messi a disposizione dell’Italia con il Next Generation Europa, con il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR), il Governo intende riservare agli investimenti per la salute solo 9 miliardi (il 4,6%). Cifra molto lontana rispetto ai 68 miliardi ipotizzati dallo stesso Ministero della Salute già dalla scorsa estate. Gli oltre 65.000 morti, il numero più alto al mondo in proporzione alla popolazione, sono il prodotto non solo del virus ma di tagli e privatizzazioni che hanno riguardato ospedali, posti letto, personale e servizi territoriali, prevenzione e assistenza sanitaria di base. L’obiettivo della riorganizzazione e del rafforzamento della sanità pubblica avrebbe dovuto essere centrale. E dovrebbe esserlo anche il rilancio della scuola laddove siamo uno dei paesi europei col più alto numero di alunni per classe.

 

La nostra proposta di 500.000 assunzioni nel settore pubblico a partire da sanità e scuola non ha un carattere agitatorio e propagandistico ma rappresenta una realistica e urgente risposta strutturale al depauperamento e invecchiamento del lavoro pubblico in Italia. E anche sul piano morale dovrebbe essere sentito come un dovere da parte di parlamento e governo cominciare con il garantire l’assunzione a tempo indeterminato alle migliaia di precari che stanno affrontando nei reparti l’emergenza covid. La reinternalizzazione dei servizi e la fine del precariato nel pubblico sono misure strutturali da assumere invece di alimentare nuove forme di caporalato legalizzato.

 

I dati sulla crescita del numero dei poveri nel nostro paese mostrano quanto sia indifferibile l’estensione del reddito di cittadinanza al fine di garantire il diritto all’esistenza con un reddito per tutte e tutti come rivendichiamo da tempo. La decisione da parte della maggioranza di non prorogare blocco degli sfratti impone di rilanciare mobilitazione per il diritto alla casa e costruire una campagna nazionale.

 

La nostra adesione alle iniziative dei cittadini europee (ICE) per l’introduzione di un reddito di base incondizionato e per la garanzia di vaccino e cure per tutti/e è parte del nostro impegno per un’uscita da sinistra dalla crisi fondata sui valori di solidarietà.

 

La fedeltà ai principi costituzionali ci impone di esprimere il più netto dissenso rispetto al tentativo del ministro Boccia di far approvare il progetto dell’autonomia differenziata come collegato alla finanziaria. Giudichiamo molto positivamente la presa di posizione dell’ANPI, del Coordinamento per la democrazia costituzionale e del Comitato contro ogni autonomia differenziata, delle organizzazioni sindacali che si sono espresse contro il separatismo regionale, dei tanti comitati locali e siamo parte della mobilitazione nazionale del 18 dicembre che si articolerà con numerose iniziative territoriali. Invece di proseguire sulla strada della divisione del paese e dello svuotamento della democrazia, bisogna garantire l’uguaglianza dei diritti facendo marcia indietro rispetto alla modifica del Titolo V del 2001 e reintrodurre una legge elettorale proporzionale pura come garanzia di pluralismo e centralità del parlamento.

 

L’emergenza sanitaria con la crescita nella seconda ondata del numero di morti rispetto alla prima dimostra i danni che produce la subalternità della politica alla logica del profitto mascherato come primato dell’economico. Abbiamo sostenuto fin dall’inizio che la tutela della salute e il contenimento del contagio dovessero essere la priorità. Purtroppo ha prevalso finora con enormi costi umani la logica espressa con involontaria sincerità dal presidente della Confindustria marchigiana.

La crisi economica e la pandemia continuano a evidenziare la necessità di fronte ai disastri del capitalismo neoliberista di un punto di vista anticapitalista e dell’impegno di comuniste/i per la costruzione di una sinistra antiliberista, ambientalista, femminista, pacifista, un polo rossoverde schierato dalla parte delle classi lavoratrici, dell’ambiente e dei beni comuni. Per questa ragione, anche in vista delle elezioni amministrative che ci vedranno impegnati in centinaia di città italiane nella prossima primavera, il nostro partito è impegnato nella costruzione di liste e/o coalizioni di alternativa ai poli esistenti.

 

La Direzione nazionale impegna tutto il partito nella prosecuzione della campagna sulla nostra piattaforma sociale e dà mandato alla segreteria di coordinare e proporre nuove scadenze e iniziative e di sviluppare l’interlocuzione con le altre soggettività della sinistra sociale e politica.

 

Esprimiamo un giudizio negativo su finanziaria e “recovery plan” perché bisogna invertire totalmente l’ordine delle priorità partendo dal no alle spese per armamenti e destinando la maggior parte delle risorse al

 

- rafforzamento del pubblico nelle strutture, negli organici e nei trattamenti economici a partire da sanità e istruzione;

 

- garanzia del reddito per tutte/i e forti investimenti nel welfare a contrasto di povertà e disuguaglianze, per la garanzia dei diritti sociali;

 

- proroga del blocco degli sfratti per tutto il 2021 e piano straordinario per la casa con rilancio dell’edilizia sociale e riconversione del patrimonio pubblico dismesso compatibile con la residenza;

 

- proroga del blocco dei licenziamenti per tutto il 2021 e l’elaborazione di un piano straordinario per il lavoro con politiche industriali dirette a una riconversione ambientale dell’economia, alla difesa dei livelli occupazionali e alla creazione di nuova occupazione.