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PROMEMORIA PER I POSTERI A VENT'ANNI DALLA PRIVATIZZAZIONE DELLE POSTE.

08/01/2021

Segretario del Partito della Rifondazione Comunista di Santa Fiora  Aldo Di Benedetto

 

Un pensiero per chi andrà a manifestare con i Sindaci, forze politiche , sindacali, liberi cirttadini contro i reterari disservizi  postali nella nostra  Provincia

 

Poste italiane , diventate Spa nel '98, è un ennesimo esempio di Privatizzazione di una istituzione pubblica. Questa incoerenza, una società pubblica divenire una Spa, si è prodotta all'interno della logica dello Stato/imprenditore o meglio, meno Stato più profitti; nella logica contorta delle liberalizzazioni dei mercati , che segue  la medesima logica contorta indicata dalla Unione Europea, sempre  del libero mercato che vuole il privato (lo stesso Stato nel nostro caso) si sostituisca al servizio pubblico.

 

Queste logiche perverse, sono alla base da oltre vent'anni di tagli , chiusure, ridimensionamento del pubblico servizio. In pratica come mettere una volpe a guardia di un pollaio collettivo, o mettere i piedi in due scarpe diverse. In tutti questi anni di violenza privata/statale, ogni colore politico ha avuto modo di partecipare alla privatizzazione delle Poste;  in pratica cosa possiamo registrare: da una parte le amministrazioni locali (piccoli Comuni soprattutto) da un certo momento in poi non potendo soprassedere alle enormi trasformazioni del servizio PT, hanno ingaggiato in tutte le provincie d'Italia timide rivendicazioni e proteste limitate, nulla di più nel concreto; lo Stato stesso, le Regioni stesse, i vari Governi succedutisi nel ventennio, hanno sempre  stoppato ogni ulteriore allargamento delle richieste dal basso; proprio sulla base e in forza degli enormi profitti che Poste Spa raccoglie. Nulla di più.

 

Come poi ciò avvenga si è sempre sorvolato, così come gli stessi Sindacati postali generalmente  hanno sempre fatto, adeguando le loro politiche al dettato del pensiero unico sul tema: libero mercato, liberalizzazioni, profitti. Con tutti questi presupposti elencati sopra, Poste Spa  si è  potuta destreggiare lungo tutto lo stivale italiano al pari di una libera corazzata super armata, imponendo ogni regola e richiesta che più le pare gradita per navigare nel mare sempre tempestoso della concorrenza sui mercati.

 

Fa e può fare bello o brutto tempo a piacimento.  Talmente potente il fuoco a sua disposizione, che si permette di inoculare promesse e organizzare convegni per oltre 3000 sindaci di piccoli comuni sotto i 5000 abitanti, invitati a convention a Roma, al fine di ristabilire equilibri proprio là dove la protesta è più viva. Promesse e non dettami giuridici, leggi o norme. A tanto si è arrivati. Il servizio è oggi un enorme precariato anche e proprio dal punto di vista occupazionale. In vent'anni Poste passa da 230000 lavoratori a 126000 oggi, le previsioni manageriali/statali vedono in 80/65000 occupati una cifra raggiungibile .. per il profitto.

 

La faccenda che più fa pensare è la seguente: i sindaci dei piccoli comuni d'Italia e tutti i nostri 28 sindaci della nostra provincia grossetana hanno la possibilità di ribaltare questo andazzo postale, poiché  nell'ambiguità  le deliberazioni Europee in materia postale, prevedono ancora oggi che il servizio postale debba essere garantito 5 giorni alla settimana continuativi, sia per uffici che per il recapito della posta: delibera commissione europea 97/96.

 

I nostri sindaci pur imbeccati su tale enorme opportunità, mai sono andati oltre le normali paginate sui giornali, quando potevano ricorrere ad azioni legali per interruzione di pubblico servizio. Non nomino nemmeno i sindacati che sono complici di un percorso che oggi debbono recuperare, ma non ne saranno capaci c'è da temere. Quindi un augurio comunque di cuore a chi manifesterà domani in provincia per ottenere ciò che già è suo, un servizio pubblico garantito costituzionalmente.