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IL VACCINO COVID : TUTTI I VACCINI DEVONO ESSERE BENE COMUNE

22.01.2021

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale
Rosa Rinaldi, responsabile sanità, PRC-S.E.

 

A fronte degli oltre 100 milioni di dosi necessari per immunizzare i 51 milioni di italiani over 16, Pfizer-BioNTech, Moderna e da febbraio (forse) AstraZeneca, non sarebbero riuscite a garantire le dosi per vaccinare tutti gli italiani entro l’autunno, come promesso dal Commissario Arcuri. Per rispettare tale traguardo, infatti, era necessario fare una media giornaliera di quasi 180mila vaccinazioni, anzi 360mila considerando che si richiedono due dosi, fino alla fine dell’autunno.

 

Ora la Pfizer ha dichiarato e non sarà in grado di garantirci le dosi pattuite, a causa del rallentamento della produzione (o molto più probabilmente per dare la priorità ad altri stati – leggi USA ed Israele (esclusi i palestinesi dei territori occupati). Il rischio concreto ora è che qualcuno, tra coloro che hanno già avuto la prima vaccinazione, non riceva la seconda dose, restando così con una protezione insufficiente e magari pensando di essere comunque protetto, mettendo a rischio se stesso e gli altri.

 

La soluzione ci sarebbe, se esistesse da parte degli stati la volontà politica di costringere le multinazionali produttrici a bypassare i brevetti e affidare la produzione dei vaccini ai tanti stabilimenti farmaceutici all’avanguardia di cui dispone l’Europa.

 

E’ assurdo che i governi, che hanno finanziato con denaro pubblico la ricerca per poi acquistare i vaccini a prezzo di mercato, debbano ora subire l’umiliazione di essere privati di una parte dei vaccini acquistati. La drammatica sistuazione globale che pretende di sospendere le norme sui brevetti a livello mondiale e assicurare un’adeguata distribuzione di un vaccino. Una politica governativa seria presuppone il superamento dei brevetti per ottenere il coinvolgimento di altre aziende e laboratori farmaceutici certificati per la produzione dei vaccini in modo tale da garantirne la massiccia produzione almeno fino al termine dell’emergenza pandemica e/o dell’effettiva disponibilità sul mercato delle dosi necessarie all’immunizzazione di massa.

 

E per il futuro, contro ogni ipotesi di autonomia differenziata, che avrebbe come conseguenza lo sciovinismo vaccinale come proposto dalla Assessora alla sanità della Lombardia, Letizia Moratti, lo Stato metta a disposizione i finanziamenti necessari per la ricerca di vaccini e diventi socio di uno o più stabilimenti per la loro produzione in Italia.

 

Non ci arrendiamo all’indifferenza di fronte alle manovre di profitto delle multinazionali dei farmaci. I numeri dei nuovi contagi impongono una volta per tutte provvedimenti drastici, di alterità politica del Governo. Occorrono quindi risorse, personale e vaccini.