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ABBRACCIO LIBERISTA PD-LEU-LEGA - FI PER 209 MILIARDI RECOVERY

12.02.2021

Paolo Ferrero

 

Draghi? Da Amato fino a Monti, quando gioco si fa duro giocano i duri non i ragazzini

 

“Il grande abbraccio” tra Pd-Leu e Lega-Fi “è un elemento di verità, ovvero che in fondo, con differenze marginali, centrodestra e centrosinistra condividono le stesse politiche liberiste. Non è un caso che dal Trattato di Maastricht in poi, fino al pareggio di bilancio in Costituzione, tutti questi partiti abbiano votato insieme. La finzione vera sta nel bipolarismo che copre la rappresentazione teatrale di partiti che si insultano ma che sull’essenziale la pensano in modo molto simile”. Lo ha detto all’Adnkronos il vice presidente della Sinistra europea, Paolo Ferrero, esprimendo un giudizio sulla maggioranza che si va costituendo intorno al governo Draghi.

 

“Ormai – prosegue l’ex segretario del Prc – mi sembra fin troppo evidente che nelle fasi ordinarie il vero potere, quello che non si vede e non si presenta certo alle elezioni perché non ne ha bisogno, permette ai ragazzini di giocare. Nelle fasi fuori dall’ordinario, proprio come sta succedendo ora che ci sono 209 mld del Recovery plan da spendere, i ‘grandi’ si riprendono il pallone e giocano loro. I nomi ce li ricordiamo tutti: Amato, Ciampi, Dini, Monti e adesso Draghi. Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”.

 

“I duri non sono le controfigure che vanno ai talk show. Si presentano come economisti-fintamente tecnici ma sono quanto di più politico ci sia, basta ricordarsi la lettera di Draghi e Trichet sui cui cadde il governo Berlusconi che aprì la strada a Monti. Se quello è un documento tecnico io sono un elefante viola. Quello era un organico programma di politiche liberiste per la distruzione del welfare. Mi chiedo: se Monti ha demolito le pensioni e messo il pareggio di bilancio in Costituzione, Draghi cosa dovrà fare? Spendere 209 mld”, risponde l’esponente di Rifondazione.

 

“Penso questa fase possa essere un’occasione, un’opportunità per costruire un’opposizione sociale, popolare, un’opposizione che non ci sarà nel Palazzo e che, dunque, va fatta nel Paese. E’ dall’opposizione che va ricostruita la sinistra, non solo con le piccole forze politiche che sono rimaste ma con i movimenti – anche con gli scontenti e i fuoriusciti dal M5s, che hanno sperato che il movimento servisse a cambiare qualcosa – le associazioni, quella parte di sindacato che continua a far valere le ragioni di chi intende difendere e soprattutto le persone, arrabbiate e deluse”, conclude Ferrero.