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I MERCANTI DI ARMI ATTACCANO IL MOVIMENTO DEI PORTUALI CONTRO LE GUERRE

22.03.2021

Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali Di Genova

 

 

La Digos ha perquisito le case di alcuni compagni del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova (CALP) su ordine della Procura.

 

I reati contestati riguardano la attività sindacale e antimilitarista in porto, con preciso riferimento alle lotte nei confronti delle navi saudite Bahri con i suoi carichi di armi pesanti e esplosivi destinati alla guerra in Yemen e in Siria.

 

Dallo sciopero indetto due anni fa per bloccare un carico destinato alla guerra in Yemen su una Bahri, a oggi, passando per la manifestazione di un anno fa contro il transito di esplosivi a bordo di un’altra Bahri dagli USA diretto alla guerra siriana, gli armatori sauditi attraverso l’agenzia genovese Delta e il Terminal GMT avevano chiesto a più riprese alla Procura la testa dei portuali del CALP.

 

Per quale colpa? La colpa di avere messo in pratica in questi due anni, con le associazioni e i movimenti contro la guerra e per i diritti civili ciò che il Parlamento ha approvato poco dopo lo sciopero nel porto di Genova del 2019 e confermato alla fine del 2020: lo stop alla vendita di bombe e missili ad Arabia e Emirati, utilizzati per colpire la popolazione civile in Yemen.

 

Nel frattempo, la Procura di Roma, pochi giorni ha aperto un’indagine contro i responsabili della RWM Italia produttrice degli ordigni e dell’UAMA, l’agenzia del Ministero degli Esteri che autorizza l’esportazione di armamenti, a seguito delle morti civili procurate in Yemen e documentate da Amnesty International.

 

È di questi giorni la notizia che il Presidente USA Biden ha rivelato che è stato Bin Salman, Principe della Corona dell’Arabia Saudita, a fare scannare il giornalista dissidente Kashoggi nel consolato saudita a Istanbul.

 

La Procura di Genova sostiene che il CALP si è reso colpevole di avere strumentalizzato la protesta con “dispositivi modificati in modo da renderli micidiali”. I bengala e i fumogeni utilizzati dai portuali per attirare l’attenzione sulle navi dalle stive e i ponti piene di armi e esplosivi diretti a fare stragi sarebbero “micidiali”, non le armi e gli esplosivi caricati sulle navi.

 

In realtà il CALP ha usato un’arma “micidiale”, ossia lo sciopero. Questo ha fatto tremare gli armatori e i terminalisti: non i razzi luminosi e i fumi colorati, ma che il traffico criminale di armi non sia solo criticato idealmente, ma sia bloccato materialmente dai lavoratori.

 

Rivolgiamo un invito alla Digos e alla Procura. Ad acquisire dall’Agenzia Delta e dal Terminal GMT i documenti di carico e di destinazione delle merci trasportate dalle navi Bahri verso gli Stati del Medio Oriente, compresa la Turchia che, denunciata dalla stessa procura per la nave Bana in relazione all’embargo libico, impiega in Siria contro i civili le armi sbarcate dalle Bahri a Iskenderun.

 

Che in particolare segnalino alla Procura di Roma l’Agenzia Delta quale rappresentante delle navi Bahri, che hanno trasportato dall’Italia le bombe della RWM incriminate per la strage civile procurata in Yemen.

 

Li invitiamo infine a non essere sottomessi alle denunce di chi con ipocrisia e arroganza parla di pace ma vive del commercio delle armi, come ci ha ricordato Papa Francesco: «I lavoratori del porto hanno detto no. Sono stati bravi! E la nave è tornata a casa sua. Un caso, ma ci insegna come si deve andare avanti».