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Supermissili ipersonici: l’arma finale che Russia e Cina hanno e l’America no

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Armageddon. Immaginatevi un supermissile nucleare che viaggi a 25 mila chilometri orari. Praticamente, ‘inintercettabile’. «I missili superveloci cambiano le regole del gioco. Ma l’America non li ha», scrive il preoccupato il Wall Street Journal. Peggio: «L’esercito degli Stati Uniti investe risorse nelle armi superveloci, ma finora ha faticato a svilupparle. Cina e Russia sono molto più avanti».

                                                          

Sottovalutazione del nemico

Rivelazioni giornalistiche e solo di facciata, perché gli addetti ai lavori sapevano già tutto questo da tempo. Ma non l’opinione pubblica, noi gente comune, ancora alle prese con la propaganda occidentale dominante sulla debolezza militare di Mosca o sulla ‘arretratezza’ di Pechino. E ora, di colpo, scopriamo attraverso il giornale ‘confindustriale Usa’ che erano forzature politiche ‘ad elastico’, superpotenza imbattibile quando devi incassare consensi patriottici, ‘minaccia nemica’ quando devi far tirare fuori i soldi per nuovo armamenti. Ma questa volta non è una ‘furberia’ ma un inciampo politico militare gravissimo, a quanto sembra.

Russi e cinesi avversari temibili

Russi e cinesi sono avversari che, militarmente parlando, ‘vanno presi con le molle’, avverte il WSJ. Riferendo di un test del 2021, il quotidiano svela che il vettore lanciato in Asia ha sorpreso il Pentagono, scatenando un subbuglio a Washington, dove fino ad allora la Casa Bianca aveva sottovalutato gli sviluppi tecnologici delle nuove armi cinesi. «Hanno lanciato un missile a lungo raggio che ha fatto il giro del mondo – ha dichiarato in quell’occasione il generale Usa John Hyten – facendo poi cadere un veicolo ipersonico che è planato fino in Cina, arrivando abbastanza vicino a colpire un bersaglio». Sempre Hyten, che è stato vicepresidente dei Capi di Stato maggiore congiunti del Pentagono, ha aggiunto che negli ultimi cinque anni l’America ha condotto solo nove test ipersonici, mentre i cinesi ne hanno fatti a centinaia. Naturalmente, accorgersi che il potenziale nemico ha fatto straordinari progressi tecnologici, in un settore delicato come quello della missilistica, ha sollevato un furioso dibattito, sfociato in vere e proprie polemiche sui ritardi nello sviluppo di questo tipo di armi.

La Cina fa sempre più paura

Come riporta sempre il WSJ, «funzionari statunitensi hanno espresso preoccupazione per il fatto che Pechino si stia muovendo più velocemente del previsto per costruire piattaforme, che potrebbero colpire porti o installazioni americane nella regione dell’Indo-Pacifico». Il problema, però, è più complesso. Diciamo che si tratta di un ‘riorientamento’ politico-finanziario. Gli esperti ritengono che, paradossalmente, la ricerca tecnologica annessa al complesso militare-industriale cinese funzioni meglio di quella americana. Secondo Steve Blank (Stanford University), Pechino ha iniettato in questo settore strategico oltre un trilione di dollari. Un investimento che ha dato i suoi frutti nelle aree dei droni, dell’intelligenza artificiale e dei missili superveloci. Senza contare che proprio l’intima connessione tra industria militare e imprese civili può spalmare, sull’intero sistema, con un effetto domino, le positive ricadute di know-how tecnologico ‘di fascia alta’.

Interessi industriali, quindi politici

Questo negli Stati Uniti non succede, perché l’industria delle armi (e i suoi processi innovativi) sono legati a filo doppio alla spesa pubblica. E quindi, a scelte politiche. Quindi, i piani di riarmo non vengono decisi dal Pentagono, ma sono frutto di strategie in cui gli interessi non sono di ‘sicurezza nazionale’, ma di partito. Anzi, di gruppi di potere. Così, per questioni solo elettorali, come scrivono i quotidiani Usa, vengono tenuti in vita autentici ferrivecchi volanti e non si razionalizzano alcuni settori dell’Aeronautica. Inoltre, per colmare il gap con Cina e Russia, si spendono solo 5 miliardi di dollari per la missilistica ipersonica, ma poi se ne mandano 137 in Ucraina. Di cui buona parte in armi convenzionali.

Russia dopo la Cina, ma sempre da paura

La Russia c’è, ma dopo la Cina. I suoi missili ipersonici sono meno avanzati, ma comunque sempre in grado di fare molto male. Parliamo di due classi di armi: gli Iskander (terra-terra) a medio raggio, che viaggiano a circa 7.500 chilometri orari; e i ben più temibili Kinzal, aviolanciati fino a 2 mila chilometri di distanza e capaci di sfrecciare a Mach 10. Discorso a parte deve però essere fatto per il misterioso (e terrificante) Avangarde, una via di mezzo tra un missile e una specie di ‘aliante della stratosfera’. Studiato per colpire gli Stati Uniti (ha una gittata di oltre 10 mila chilometri), con i dati che circolano c’è poco da scherzare: in fase di rientro nell’atmosfera, carico di bombe atomiche fino a due megatoni, viaggerebbe a 32 mila chilometri orari. Cioè, sarebbe assolutamente inarrestabile, per qualsiasi sistema antimissile conosciuto.

Perché il ritardo americano

L’analisi del Wall Street Journal si sofferma, poi, sui motivi del ritardo americano, attribuendolo a una strategia sulla sicurezza nazionale fuorviante. Per vent’anni, scrive il giornale, le Amministrazioni federali hanno considerato, come nemico pubblico numero uno, il terrorismo internazionale. Così, il confronto globale con altre potenze, come Cina e Russia, semplicemente è stato messo da parte. Si è arrivati, persino, al paradosso in cui i ricercatori americani hanno pubblicato un articolo sulla ‘fluidodinamica computazionale‘, che aiuta a modellare il volo ipersonico, solo per vedere i cinesi sviluppare codici che utilizzavano chiaramente quelli studiati negli Stati Uniti. E adesso la strada è in salita.

Per recuperare il terreno perduto, ci vorrà uno sforzo collettivo, finanziario e di ricerca, perché la missilistica ipersonica è maledettamente complicata. A cominciare dalla tenuta termica dei materiali che, con l’aumento esponenziale della velocità, tendono a liquefarsi. Come la fiducia di tanti americani nella loro sicurezza nazionale.

20/09/2023

da Remocontro

Piero Orteca