Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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"Campagna Stop TTIP"

Il Manifesto

Il voto del parlamento europeo che consente di alzare di oltre il doppio i limiti previsti per le emissioni di ossidi di azoto (NOx), è un regalo all'industria dell'auto. Che le emissioni dei veicoli diesel fossero ben diverse da quelle dichiarate lo si sa da tempo, ma il caso Volkswagen ha reso la farsa visibile a livello mondiale. Ma ora siamo passati dalla farsa all'autorizzazione legale di inquinare.
Invece di introdurre regole più severe e restrittive la maggioranza degli europarlamentari ha fatto il gioco dell’industria dell’automobile, con buona pace della salute dei cittadini che dovranno subire livelli di inquinamento dei centri urbani sempre più alti e pericolosi. Anche molti europarlamentari italiani hanno deciso di innalzare le quantità di PM10 e NOx da far inalare ai cittadini.
Un vero e proprio regalo alle case automobilistiche, che a partire dalla Volkswagen erano sotto procedura di infrazione per aver imbrogliato sul livello delle emissioni. Davvero un voto che non fa onore a quel Parlamento a pochi mesi dalla conferenza sul clima: tanta ipocrisia verso i popoli europei, tanta concretezza nella salvaguardia degli interessi del mercato.
E la decisione è ancora più grave se riflettiamo sulle attività antinquinamento messe a punto dai Comuni. Il sistema di limitazione del traffico, infatti, si basa sul sistema di classificazione europeo degli autoveicoli fissato nel regolamento del 2007 che a questo punto non ha nessun valore, mentre i Comuni stessi vengono sanzionati dall’Europa per gli sforamenti circa l’inquinamento dell’aria. Insomma, un capolavoro.
DBA

Si terrà il prossimo 15 aprile l'asta per la vendita di Floramiata dichiarata fallita, sono queste le novità emerse dal punto di vista procedurale. Ma è la situazione dei lavoratori che sta particolarmente a cuore. Con il 31 marzo scade la cassa in deroga ai lavoratori rimasti fuori dal ciclo produttivo. Per quella data la risoluzione ai problemi societari di Floramiata non potrà esserci, occorre pensare a come sostenere i lavoratori, e i lavoratori stagionali molti dei quali monoreddito. Il Job act di Renzi è disastroso,oltre a ridurre gli ammortizzatori sociali, accorcia la cassa in deroga a soli tre mesi, penalizzante per i lavoratori che dopo tale periodo diventerebbero disoccupati. Proprio per la mancanza di ammortizzatori sociali e di imprenditori disposti ad investire, il governo non si rende conto che alla fine del 2016 avremo un'Italia di disoccupati senza reddito. Su Floramiata, la Regione si è impegnata a verificare la possibilità di far ricorso a contratti di solidarietà di tipo B, ma ha anche ventilato l'ipotesi di un part time verticale tra gli oltre 130 lavoratori, così da dividere i sacrifici in attesa di un esito positivo della procedura di vendita. La situazione di Floramiata ha anche dell'incredibile: un'azienda privata che ha mantenuto vantaggi che farebbero l'invidia di qualsiasi imprenditore e invece si trova nella realtà che sappiamo. Da 11 anni di proprietà della famiglia Montanari, Floramiata ha goduto da sempre di importanti sgravi fiscali, ha il grande vantaggio di utilizzare la geotermia per il riscaldamento degli impianti per la floricultura , usufruendo di un notevole sconto sul costo calore. Tali vantaggi non hanno impedito alla gestione attuale (privata) di accumulare negli anni un debito ragguardevole di circa 20 milioni di euro, così come non ha mai impedito un uso della cassa integrazione esagerato per i dipendenti a tempo indeterminato; discorso che non vale per gli avventizi, i quali, circa ottanta, furono in pratica messi alla porta nel 2012. Ma centrare la colpa su un unico soggetto è limitativo: la storia di questa azienda inizia negli seconda parte degli anni '70 dalla chiusura delle miniere di mercurio gestite dall'Egam (un ente pubblico minerario), con la conseguente perdita del lavoro per 1100 lavoratori. Il progetto Floramiata nasce nel 1982 sponsorizzato Eni, nasce sul modello della grande impresa a partecipazione statale, negli anni novanta Eni cede l'attività ad un gruppo privato ma sempre affiancato da soci pubblici minori, e da ultimo il ciclo si chiude con la gestione Montanari. La storia è lunga come si può vedere: Floramiata ha in pratica compiuto tutta quella parabola industriale italiana che va dal dopo crisi petrolifera iniziata nel 1973 fino ai giorni nostri, con il fallimento e l'asta del 15 aprile prossimo. Questa parabola ci deve far riflettere, Floramiata è la sintesi locale del ciclo politico industriale italiano: la crisi petrolifera anni '70, porta profonde ristrutturazioni del sistema produttivo, con chiusure e licenziamenti; l'intervento pubblico degli anni 70 e 80 mitiga le conseguenze del la ristrutturazione di molte imprese in Italia in crisi, addirittura facendo pensare all'Italia come ad un paese dominato da un "capitalismo di Stato" (da sottolineare, comunque, che dalla crisi petrolifera del 73 non ci siamo più ripresi, e la crisi iniziata nel 2007 è un effetto più amplificato delle precedenti crisi, degli anni '80 e '90, avviate anch'esse dall'originaria, appunto la crisi petrolifera del '73). La risposta che il capitalismo di allora, pubblico e privato, diede per affrontare e uscire da quella crisi è la stessa che si è prolungata fino ai giorni nostri, che continua negli anni a ripetersi. La risposta del capitale e del padronato, che come logica del profitto vuole si rivolge e si ripercuote sulle grandi masse lavoratrici attraverso il ricatto del lavoro che manca, è andata a delinearsi sempre meglio dalla fine anni 80 inizio degli anni 90, attraverso privatizzazioni, svendita di beni pubblici, taglio di posti di lavoro, di fabbriche, di tagli sempre più ampi ai salari, fino alla precarizzazione totale: questo accanimento terapeutico serve solo a mantenere il saggio di profitto all'interno di un modello economico sempre più impazzito e accelerato che non fa altro che ripetersi fino all'implosione. In pratica, la crisi petrolifera degli anni '70 inverte la crescita sociale e dei diritti sociali, dal dopoguerra in poi sempre in salita per le classi meno abbienti. Se esiste un minimo comune denominatore che collega i vari passaggi di Floramiata e la cultura industriale pubblica o privata, locale e nazionale che sia: è la mal gestione.
ALDO DI BENEDETTO

Sabato 30 gennaio fino a lunedì 01 febbraio 2016 Anonymous , tramite i suoi hacker ha oscurato il sito del Comune di Santa Fiora con l’immagine del sito di Anonymus qui a fianco ed il Comune sul suo sito fino ad oggi non cita Anonymous ma degli hacker che sequestrano dei file e chiedono un riscatto, ma a Santa Fiora non è successo questo.

La pagina che appariva, al digitare il sito del comune di Santa Fiora , rivelava una figura in giacca e cravatta priva di testa e con, al suo posto, una croce rossa. Ad accompagnare l’immagine, il testo che riportiamo integralmente:
1. Noi siamo AnonPlus - Anonymous e questo è il nostro manifesto
2. Ogni persona che vuole difendere la propria libertà di informazione, la libertà del popolo e l'emancipazione di quest'ultimo dalla schiavitù dei media e di chi ci governa, di chi ci usa come strumento per attuare i suoi sporchi fini, fa già parte di Anonymous. Ogni persona che ha volontà di agire è benvenuta. Noi siamo in guerra.
3. AnonPlus ha uno spazio di condivisione di idee e di reclutamento aperto a tutti: webchat.anonplus.org
4. AnonPlus diffonde idee senza censura, crea spazi per divulgare in maniera diretta, mediante defacciamento di massa, notizie che nei media gestiti ad uso e consumo di chi ci controlla non trovano spazio, al fine di ridare dignità alla funzione stessa dei media; AnonPlus mette offline siti che contribuiscono attivamente al controllo delle masse da parte dei corrotti, che manipolando informazioni e opinioni creano false realtà; AnonPlus non agisce per interessi personali o politici, non ha capi, si muove per l'interesse del popolo e per restituire al popolo la sovranità; AnonPlus e' aperta a ogni proposta del popolo, per il popolo.
5. Il giorno che tali obbiettivi saranno raggiunti AnonPlus cesserà di esistere

WE ARE LEGION. WE DON’T FORGET.WE DON’T FORGIVEEXPECT US!
ANONYMOUS
Riportiamo ciò per dovere di cronaca.

Referendum riforme, Anpi: "Nei comitati referendari sosterremo con intransigenza la difesa della Costituzione". Intervento di Carlo Smuraglia*

Nella riunione del Comitato nazionale dell’ANPI, del 21 gennaio, si è ampiamente ed approfonditamente discusso circa la riforma del Senato e la legge elettorale e sulla proposta di aderire ai Comitati referendari già costituiti. La discussione è stata veramente apprezzabile, per la ricchezza e la serietà delle argomentazioni e per la compostezza del confronto. Si partiva dalla proposta del Presidente di aderire ai Comitati referendari già costituiti sull’una e sull’altra legge, tutta fondata sul tema della coerenza nella intransigente difesa della Costituzione, secondo la linea perseguita dell’ANPI negli ultimi due anni.
Sulla relazione vi sono stati molti consensi e sono state manifestate alcune perplessità e preoccupazioni, che hanno contribuito – anch’esse – alla valenza complessiva del dibattito, consentendo di arrivare, alla fine, ad un voto sostanzialmente unitario (solo tre astensioni).
In effetti, proprio per il contributo della discussione e del confronto, si è pervenuti, non solo all’esito positivo già indicato, ma anche alla definizione – ai fini della chiarezza – delle modalità e delle “condizioni” che devono caratterizzare l’ingresso dell’ANPI nella compagine referendaria. Questi aspetti, resi evidenti ed esposti nelle conclusioni del Presidente, possono essere così sintetizzati:
l’ANPI aderisce alla iniziativa referendaria in stretta coerenza con la linea seguita per due anni sul tema della riforma del Senato e sulla legge elettorale, qualificata fin dalla prima manifestazione, al Teatro Eliseo di Roma, come “una questione di democrazia”. La conseguenza logica della approvazione delle due leggi in termini poco diversi rispetto a quelli iniziali, è che la parola va data alle cittadine e ai cittadini perché si esprimano liberamente, senza pressioni e soprattutto senza “ricatti”.
nell’aderire ai Comitati referendari già costituiti, l’ANPI mantiene la sua piena autonomia e la sua piena libertà di azione e di giudizio, impegnandosi peraltro a contribuire ad un efficace svolgimento della campagna referendaria, basata, prima di ogni altra cosa, su una corretta e completa informazione delle cittadine e dei cittadini sui contenuti dei provvedimenti di cui si chiederà l’abrogazione.
l’ANPI non è interessata – nel caso particolare delle riforme – ai problemi più specificamente “politici” (il “plebiscito”, la tenuta e le sorti del Governo, etc.); per la nostra Associazione il tema è solo quello dell’intransigente difesa della Costituzione da ogni “stravolgimento” che rimetta in discussione le linee portanti (anche della seconda parte) ed i valori di fondo; considera la Riforma del Senato e la legge elettorale, così come approvate dal Parlamento, un vulnus al sistema democratico di rappresentanza ed ai diritti dei cittadini, in sostanza una riduzione degli spazi di democrazia;
l’ANPI esclude la collocazione della battaglia referendaria nel recinto di un qualsiasi schieramento politico, nonché ogni altra opzione politica che non sia quella, appunto, della salvaguardia della Costituzione;
l’ANPI, che attualmente ha oltre 120.000 iscritti e un’organizzazione estesa all’intero territorio nazionale, deve godere di una rappresentatività all’interno dei Comitati referendari, adeguata a ciò che essa rappresenta, in tema di iscritti e di valori;
l’ANPI ritiene che – rispetto alle Assemblee pubbliche, pur talora necessarie – debbano essere privilegiati gli incontri e le iniziative di contatto e rapporto con i cittadini attraverso la formazione di Comitati locali, ampi ed aperti e rivolti soprattutto alla popolazione, per informare e convincere sui complessi temi in discussione;
si ritiene opportuno che i Comitati referendari, se non lo hanno già fatto, provvedano alla costituzione di esecutivi snelli e dotati di particolare autorevolezza, in grado di coordinare ed intervenire con indicazioni, suggerimenti e proposte, anche in rapporto con i comitati locali che si andranno costituendo;
l’ANPI si riserva di assumere anche iniziative autonome, ma non confliggenti con quelle dei Comitati, per informare sulla posizione assunta e sulle sue caratteristiche anche di autonomia, nonché su tutte le questioni che riguardano le due leggi in discussione.
Questi sono i connotati fondamentali e le “condizioni” dell’adesione dell’ANPI ai Comitati referendari.
Sotto il profilo interno, è evidente che questo ci impegna a dare il nostro contributo, in sede nazionale e in periferia, allo sviluppo della campagna referendaria, con iniziative, con la costituzione dei Comitati, con tutti i mezzi e gli strumenti di informazione e di convincimento.
Naturalmente, ci sono due condizioni “interne”, perché tutto questo si possa svolgere regolarmente: la prima dipende strettamente dalla concomitanza con la campagna congressuale, che culminerà nel Congresso nazionale a metà maggio. Bisogna riuscire a far bene l’una e l’altra cosa, considerando l’importanza che assume per la nostra Associazione, il Congresso, che è occasione di confronto, ma anche e soprattutto di definizione della linea che si adotterà per il futuro.
La seconda è che in una associazione pluralista come la nostra ci saranno certamente opinioni anche diverse da quella prevalsa nel Comitato nazionale; e del resto, alcune perplessità e preoccupazioni sono emerse anche in quella sede. Ebbene, la parola chiave è: “rispetto” di tutte le opinioni, pur nel contesto dell’attuazione delle decisioni assunte. Ognuno sarà libero di votare come crede, quando verrà il momento; ma oggi sono da evitare azioni ed iniziative che contrastino con la linea assunta dal massimo organo dirigente, così come devono essere – da parte di chi è convinto della bontà e della giustezza della decisione adottata – evitati toni e comportamenti che in qualche modo possano apparire prevaricatori. L’ANPI è perfettamente in grado di mantenere la sua preziosa unità se tutti rispettano le regole, le decisioni adottate e – al tempo stesso – le opinioni diverse.
C’è troppo da fare per continuare a discutere all’infinito: c’è il Congresso e ci sarà la campagna referendaria. Dunque, c’è lavoro in abbondanza è c’è, soprattutto, la convinzione e la certezza che ciò che facciamo, in piena autonomia e con assoluta attenzione all’identità ed ai valori dell’ANPI, è funzionale al bene del Paese e della collettività e soprattutto all’intransigente (e non conservatrice) salvaguardia della Costituzione.
Non escludiamo la possibilità di iniziative anche autonome, per illustrare e chiarire la nostra posizione e per indicare positivamente (lo ripeto per l’ennesima volta, non siamo per la conservazione dell’esistente a tutti i costi) ciò che si potrebbe (e si dovrebbe) fare, semmai, per superare alcuni difetti del bicameralismo “perfetto”, senza stravolgere la Costituzione, prendendo esempio anche da esperienze già realizzate in altri Paesi.
Pertanto, è opportuno “attrezzarsi”, conoscere bene la legge di riforma del Senato, conoscere bene la legge elettorale, per poterne indicare e spiegare i difetti, i limiti e le ragioni per cui ne chiediamo la cancellazione.
È un momento delicato e complesso; ancora una volta, questo costituirà motivo e stimolo per un impegno solido e convinto.

* Presidente dell’ANPI

Pubblicato il 14 febbraio 2016

Riceviamo e pubblichiamo
INDAGATO IL SINDACO DI SANTA FIORA
Il sindaco Federico Balocchi risulta incriminato per abuso d’ufficio, in relazione a una vicenda riguardante le sue funzioni di assessore provinciale, ruolo ricoperto dal 2009 al 2014, concernente l’affidamento da parte della Giunta Provinciale del servizio stampa a una società denominata Greymas Srl.
Sono indagati, per abuso d’ufficio e turbativa d’asta, l’allora Presidente Leonardo Marras, oggi capogruppo PD alla Regione Toscana, gli altri componenti della giunta provinciale, alcuni funzionari, tra i quali il responsabile del settore stampa, e i giornalisti stessi della Greymas srl.
Un’inchiesta uscita sulla stampa (Il Tirreno 6.1.2016) ma subito silenziata probabilmente per la pervasività di questa classe politica. A noi, di contro, ci sembra corretto che i cittadini sappiano “come e da chi” siamo amministrati in questo comune.
A questo proposito, ricordiamo un fatto particolarmente rilevante, cioè quando il Sindaco Balocchi, come uno dei suoi primi atti amministrativi, dette in affidamento diretto per cinque mesi (del.n.63 dell’1.8.2014) il servizio stampa del Comune, per circa 7.000 euro, alla Soc. Arca Srl di Grosseto, guarda caso di proprietà del responsabile dell’ufficio stampa della Provincia, oggi indagato. Inoltre, sempre per caso, quest’ultima, a sua volta, affidò l’effettivo incarico ai giornalisti della società Greymas Srl, anche loro coinvolti nella vicenda giudiziaria.
Noi su questo episodio facemmo un’interrogazione consiliare il 5.8.2014 sottolineando l’illegittimità di tale atto oltre che l’assoluta inutilità di un “servizio stampa” in un comune di 2600 abitanti. Chiedemmo anche al sindaco chi avesse curato la sua campagna elettorale per le amministrative del 25 maggio 2014, per il candidato a Sindaco Federico Balocchi e per la sua lista Progetto Santa Fiora, ipotizzando, a seguito di alcune circostanze, che quel compito fosse stato svolto proprio dall’Arca S.r.l. (ipotesi mai smentita). La nostra interrogazione fu pubblicata immediatamente dalla stampa, e il Sindaco sul Il Tirreno del 7 agosto 2014, tra altre cose dichiarò: «…La campagna elettorale nostra l’ha seguita la coop.va “il Quadrifoglio”. Non c’è nulla da nascondere». Il giorno dopo, sempre al Il Tirreno precisò: «…Balocchi già ieri ha difeso la sua scelta e oggi torna a respingere le accuse e presenta più nel dettaglio l’ufficio comunicazione. -Santa Fiora non ne ha mai avuto uno – spiega – e in campagna elettorale molti cittadini hanno lamentato la carenza di comunicazione. Per le spese sotto i 10mila euro non serve fare la gara. La mia scelta è caduta su persone di mia fiducia, Monica Moretti e Giuseppe Orfino, addetti stampa per la Provincia, che sono giornalisti, che ho conosciuto in questi anni, che, a differenza di Cipriani, non sono dipendenti della Provincia (ma della Greymas Agency, ndr) che lavoreranno per l’Arca per Santa Fiora…-».
La risposta all’interrogazione avvenne nel Consiglio Comunale del 26.9.2014 e fu molto evasiva, ma tra altre cose Balocchi affermò: «La campagna elettorale della mia lista é stata curata da me, dagli altri candidati e dagli organi delle forze politiche che ci hanno sostenuto. C’è stato un apporto di altri soggetti professionali che non menziono in questa sede in quanto con dichiarazioni già da me rese alla stampa a tal proposito ho rischiato di arrecare danno a taluni, a causa del clima artificioso che si intende creare sulla vicenda, volte a mettere alla berlina chi abbia lavorato per la lista risultata vincitrice alle elezioni» (Delib. CC n. 63/2014).
A seguito di tutto questo, ritenemmo necessario informare il Prefetto di tutta la faccenda che presentava più di un’ombra e oggi apprendiamo che il Sindaco è indagato per una vicenda molto simile, anche da ex assessore.
Detto questo ripensiamo a come il PD a livello nazionale, giudicasse Berlusconi e le varie indagini e s’indignasse chiedendone le dimissioni; oggi la partita è invertita e molti esponenti del PD sono indagati per variegate ipotesi di reato, senza che nessuno di loro si dimetta e faccia un passo indietro.
Noi valuteremo l’evolversi di questa triste vicenda e valuteremo le azioni politiche da intraprendere in futuro: il dato di fatto è che anche Santa Fiora ha un Sindaco indagato in una vicenda che è solo all’inizio e coerenza vorrebbe che se ne traessero le giuste conclusioni e si tornasse il più presto possibile a votare, poiché il rapporto di fiducia con i cittadini, già molto debole, si è rotto con questa rilevante vicenda.
Riccardo Ciaffarafà Capo Gruppo di “Un Comune per Tutti”

NON E’ CHE L’INIZIO

L’Assemblea del 4 Febbraio scorso sul teleriscaldamento ha innanzi tutto dimostrato, da una parte, il grande interesse dei cittadini nei riguardi della questione e, dall’altra, il grande lavoro compiuto dal Comitato organizzatore per illustrare i problemi connessi al rinnovo dei contratti per la fornitura del servizio, tanto che anche Amiata Energia e l’Amministrazione Comunale hanno sentito l’esigenza di far partecipare all’iniziativa propri rappresentanti, come il Dott. Attisano ed il Consigliere Alberto Balocchi.
Queste presenze, in qualche misura inattese anche se formalmente sollecitate, hanno in parte modificato l’andamento dell’Assemblea che, dopo le introduzioni dei rappresentanti del Comitato, ha in breve assunto la forma di richieste di chiarimenti direttamente indirizzate agli organi “istituzionali”.
Ma ciò non ha impedito che venissero al pettine le questioni più delicate, sulle quali sono state fornite anche indicazioni non immediatamente ricavabili dalla lettura del Regolamento di fornitura approvato dal Comune il 30 Giugno scorso.
In particolare, il Dott. Attisano è arrivato a sostenere che la validità del vecchio contratto può essere estesa anche agli anni a venire e non è tassativa l’entrata in vigore del nuovo contratto a partire dal 16 Ottobre prossimo.
Questo aspetto non è di poco conto, perché consentirebbe agli utenti di aderire al nuovo contratto nel momento in cui si saprà con certezza se la detrazione del credito di imposta indicata nelle proposte pervenute da Amiata Energia sarà effettivamente accettata dall’Agenzia delle Entrate, anche se a scapito dell’ulteriore bonus, dell’importo di circa 100-150 Euro a favore di coloro che aderiscono fin da subito al nuovo contratto.
Da parte sua, il Consigliere Balocchi ha espresso l’impegno ad aprire un confronto con il Comitato per arrivare ad una eventuale riformulazione del Regolamento.
Tuttavia l’aspetto sconcertante dell’intera questione è rappresentato dal fatto che né il Comune né Amiata Energia sembrano dar credito a quanto stabilito dal Decreto Legislativo del 4 Luglio 2014 n. 102 che, nell’ottica del contenimento dei consumi energetici, obbliga le Aziende fornitrici del teleriscaldamento ad installare contatori che misurino l’effettiva quantità di energia consumata dagli utenti, cercando in questo modo di limitare sprechi e malfunzionamenti.
E’ chiaro che la quantificazione precisa dei consumi renderebbe fuori luogo qualsiasi dubbio sulla correttezza dell’applicazione del credito di imposta: il problema si sposta allora nella determinazione di una tariffa equa da corrispondere ad Amiata Energia, che non può certamente essere quella proposta del nuovo Regolamento per i contratti a misura (cosiddetti EASY), che porta a cifre astronomiche per i consumi dei cittadini residenti.
In ogni caso è chiaro che il Regolamento di fornitura del teleriscaldamento deve essere modificato: in attesa che ciò accada, il Comitato invita tutti gli utenti, sia quelli a cui è già arrivata la Raccomandata di Amiata Energia che quelli a cui deve ancora arrivare, a recarsi presso gli uffici della Società e dichiarare la propria volontà di non sottoscrivere il nuovo contratto.
Allo scopo esercitare la necessaria pressione verso l’Amministrazione Comunale nella direzione indicata, invitiamo i cittadini a firmare la Petizione lanciata nel corso dell’Assemblea e che in questi giorni è fatta girare per il paese e per le frazioni dai membri del Comitato.

Santa Fiora, 08/02/2016

COMITATO SPONTANEO PER IL TELERISCALDAMENTO BENE COMUNE

Riceviamo e volentieri pubblichiamo queste riflessioni sulla geotermia in Toscana

I giochi di prestigio della regione Toscana per favorire le lobby geotermoelettriche (ovvero la moltiplicazione dei MW)

L’11 febbraio 2015 il Consiglio Regionale Toscano approva il PAER (Piano ambientale ed energetico regionale ).
Segue un estratto della deliberazione:
Deliberazione_10_2015 del consiglio regionale (11 febbraio 2015)
…….Visto il parere obbligatorio favorevole espresso dalla Commissione di controllo nella seduta del 6 febbraio 2014;
DELIBERA
1. di approvare quali parti integranti e sostanziali della presente deliberazione:
– Allegato A “Piano ambientale ed energetico regionale” articolato nei seguenti documenti:
a.1. Disciplinare di piano e relativi allegati;
a.2 Quadro conoscitivo;
a.3. Sezione valutativa.
– Allegato B “Rapporto ambientale”, Allegato C “Sintesi non tecnica”, Allegato D “Dichiarazione di sintesi”, di cui agli articoli 24 e seguenti della l.r. 10/2010;
2. di prendere atto che il complesso delle risorse attivabili per l’attuazione delle politiche per il PAER per l’anno 2015 ammonta a 189.293.532,54 euro, meglio specificate nel quadro di riferimento finanziario pluriennale di cui al capitolo 4 “Risorse” del disciplinare di piano; ….

Cosa dice il PAER riguardo alle centrali geotermoelettriche:
PAER A.3 allegato 5
1.1.4 Geotermia
Al 2011 in toscana risultano operanti 33 impianti geotermici per la produzione di energia
elettrica con una Potenza Efficiente Lorda installata pari a 772 MW che hanno prodotto, nello stesso anno 5.654,3 GWh¹ di energia elettrica (486 ktep²), dato all’incirca costante da 10 anni a questa parte.
Supponendo, per gli impianti geotermici 7000 ore equivalenti di funzionamento, per il
raggiungimento dell’obbiettivo di 6.450 GWh (555 ktep) imposto dal Burden Sharing³
mancherebbe da installare 113,7 MW per produrre quei circa 69 ktep in più. …….

Dopo 5 giorni viene approvata la legge regionale N.17 con la quale, in campagna elettorale, si bloccavano per 6 mesi i pozzi esplorativi e i permessi di ricerca geotermica; all’articolo 2 si legge:

Legge Regionale N.17_2015 Articolo 2 (16 febbraio 2015)
2. L’obiettivo di assicurare un’attività di ricerca adeguata a raggiungere installazioni impiantistiche di potenza geotermoelettrica almeno di 150 MW entro l’anno 2020, così come previsto dal burden sharing;………….

Incredibile!!! Dopo soli 5 giorni la potenza geotermica da installare entro il 2020 è passata da 113,7 MW a 150 MW un incremento del 32%!!
Archiviate le elezioni, (che riconfermano Rossi alla presidenza della regione Toscana), scade la moratoria geotermica di 6 mesi e si ritorna alla “normalità”; il 15 dicembre la giunta approva i documenti di attuazione dell’articolo 1 della Legge Regionale N.17_2015 con la delibera N. 1229 che comprende due allegati, vediamo come si sviluppa nei due documenti la questione della potenza aggiuntiva geotermoelettrica da installare entro il 2020.

Delibera giunta regionale N 1229 del 15-12-2015 allegato B
…Tenuto conto che il PAER stimava che, di qui al 2020, fossero realizzate a seguito degli esiti dei nuovi permessi di ricerca centrali per 150 MW complessivi di potenza , basandosi sul parametro di 3 MW per pozzo appena calcolato si ottiene che occorrono 50 pozzi nuovi pozzi per la produzione di energia elettrica…

Delibera giunta regionale N 1229 del 15-12-2015 allegato A
…In base a quanto sopra riportato e considerando che:
1. a fine 2014 in Toscana risultavano operanti sul territorio 34 centrali geotermoelettriche per un totale di 821 MW di Potenza efficiente Lorda (915,5 MW Potenza nominale installata) installata che hanno prodotto 5’659,2 GWh (produzione Lorda), corrispondenti a 486,7 kTEP (dato all’incirca costante da 10 anni a questa parte); (n.d.r. la produzione lorda, secondo i dati Terna, è stata nel 2014 di 5.919,3 GWh pari a 509 ktep).
2. si puo’ ipotizzare cautelativamente un funzionamento di 7000 ore equivalenti per le centrali realizzate in futuro si ricaverebbe che al raggiungimento dell’obbiettivo del 2020 mancherebbero da installare 113,7 MW.
Come è stato, pero’, già specificato, la modalità di raggiungimento dell’obiettivo in termini di singole fonti è indicativo e non vincolante:
all’interno del Piano Ambientale Energetico Regionale di recente approvazione (Del. 10/2015), infatti, si ritrova che al 2020 si stima un incremento di potenza (rispetto al 2011 anno di riferimento delle stime del PAER) per gli impianti geotermoelettrici così articolata:
1. 15 MW dalla realizzazione di impianti Pilota; (n.d.r. la regione Toscana da già per scontata la costruzione di 3 centrali pilota; Montenero, Casa del Corto e Castelnuovo sono i progetti con l’iter procedurale più avanzato; facciamolo sapere ai Sindaci!!)
2. 40 MW dalla realizzazione della Centrale di Bagnore 4 (autorizzata e già in funzione da fine 2014);
3. 20 MW dalla realizzazione della Centrale di Monterotondo 2 (per cui si è concluso il procedimento di VIA, insieme alla relativa Concessione denominata Milia);
4. 150 MW dalla realizzazione delle nuove centrali connesse ai Permessi di ricerca vigenti.
Il raggiungimento di tale stima di potenza installata (in totale 225 MW) supera abbondantemente le necessità inerenti la sola Geotermia per quanto riguarda il Burden Sharing, ma risulta necessaria in quanto andrebbe a sopperire carenze che la nostra regione ha su altre fonti energetiche. ……….

Et voilà!!
I 113, 7 MW geotermoelettrici del Paer ( Pari a 69 ktep aggiuntivi ) sono diventati 225 MW (pari a 136 ktep ). Quindi si è passati nell’arco di 10 mesi da 113,7 MW a 225MW aggiuntivi con un incremento del 98%. La potenza aggiuntiva è praticamente raddoppiata per via delle “carenze”.
Facciamo un passo indietro, torniamo al PAER e vediamo cosa prevedeva per il fotovoltaico:

PAER A.3 allegato 5
1.1.3 Fotovoltaico
Avendo subito un forte incremento nel biennio 2011-2012, a maggio 2013 la potenza
installata in Toscana ammonta a 668 MW (fonte Atlasole – GSE). Supponendo,
cautelativamente, per gli impianti 1100 ore annue di funzionamento si ipotizza una
producibilità totale di circa 735 GWh (circa 63 ktep)
Lo schema di decreto sul Burden Sharing ci chiede solo 263 GWh (23 ktep).
Se la crescita del fotovoltaico continuerà almeno in parte, si potrebbe ipotizzare al 2020 in Toscana di avere un installato complessivo di più di 80 ktep. …………
Secondo, infatti, una stima effettuata dall’ Energy & Strategy Group -PoliMi è prevedibile una crescita di 900 MW annui a livello nazionale anche in assenza di incentivi, e, quindi, tenuto conto di 1100 ore di funzionamento annue, regionalizzato in base alla percentuale di popolazione toscana si ottiene al 2020 circa 100 ktep di produzione da fonte solare. ….

Facciamo il punto: le previsioni per il fotovoltaico al 2020 sono di 100 ktep ma la regione Toscana nel PAER decide che ne servono solo 23 ktep (nel 2014 la produzione fotovoltaica era già arrivata 72,9 ktep). 77 ktep di energia fotovoltaica vengono quindi eliminati (distruggiamo i pannelli fotovoltaici !!) per lasciare spazio alle trivelle geotermiche. Che siano questi 77 ktep scomparsi le famose “carenze”?
Perché tutte queste acrobazie? Forse una spiegazione c’è: le lobby geotermiche in regione Toscana sono in grado di condizionare la politica energetica fino a far stravolgere le leggi approvate solo 10 mesi prima. Da dove derivi questo potere ( Enel Green Power, Sorgenia Geothermal, Graziella Green Power (Tosco Geo e Magma), Gesto, Renewem (exGeoenergy)) ecc.) lo si lascia alla fantasia di chi legge.

P. S. Nel 2014 in Toscana la produzione di energia elettrica dal fotovoltaico e dal geotermico è stata rispettivamente: 72,9 ktep (847,8 GWh) e 509 ktep (5919,3GWh) pari a 581,9 ktep (fonte Terna: http://www.terna.it/it-it/sistemaelettrico/statisticheeprevisioni/datist...)
Le previsioni del PAER per il 2020 erano: 23ktep di fotovoltaico e 555 ktep di geotermico pari a 578 ktep. Il re è nudo!!!

Note:
¹ 1 GWh equivale a 1 milione di KWh
² 1 ktep significa l’energia di un migliaio di tonnellate di petrolio equivalenti
1ktep = 11,63 GWh
³ Il Burden Sharing rappresenta la ripartizione regionale dell’obiettivo nazionale per raggiungere entro il 2020 la produzione del 17% di energia da fonti rinnovabili. Nel 2014 l’Italia ha già raggiunto l’obiettivo previsto dalle normative europee per il 2020 con la percentuale del 17,1%; in particolare la produzione da fonti rinnovabili elettriche FER è stata del 46% a fronte di un obiettivo vincolante previsto dall’Unione Europea nel 2020 del 29 %.
(Fonte GSE http://www.gse.it/it/salastampa/news/Pages/Pubblicato-il-Rapporto-statis... )

26gennaio2016 No copyright

La concentrazione dell’arsenico presente nell’acqua potabile di Santa Fiora è preoccupante Vedi allegato



Addio al referendum sulla sanità, Il collegio di garanzia:
non si può fare. Protestano i consiglieri della Sinistra e dei 5 Stelle*




Nonostante la riformulazione dei quesiti presentata dalcomitato «Per la sanità
pubblica», l'approvazione, lo scorso dicembre, di una seconda legge di riordino
del sistema sanitario in meno di un anno ha compromesso la consultazione. Questa almeno la decisione del Collegio di garanzia
statutaria della Regione Toscana, di fronte alla quale si alzano però le
proteste dei consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra e del Movimento 5
Stelle, forze che si erano spese per raccogliere le 55 mila firme necessarie
per l svolgimento del referendum.




«Il Collegio di garanzia ha applicato con precisione
chirurgica la legge - denunciano i consiglieri regionali - affermando che nel
caso di esito positivo il sistema non starebbe più in piedi. Quello che si
chiedeva a questo organismo, invece, era un atto a difesa del principio
statutario e costituzionale della partecipazione». Di più: «In questo modo si
compie il disegno del Pd: una scelta antidemocratica, arrogante, che pensiamo
suicida».




Non manca un appello alla partecipazione: «Ci
rivolgiamo a quel 52% di cittadini toscani rimasti a casa per le ultime
elezioni regionali: riprendetevi spazio politico, direttamente. Perché se il
vostro era un segnale verso il Partito democratico, sappiate che loro vogliono
reprimere ogni partecipazione popolare avversa ai loro disegni. Perfino nella
sanità».




I numeri raccontano che nel bilancio previsionale
2016 della Regione, alla Tutela della Salute sono stati tolti 353 milioni
rispetto al 2015. Così il sistema toscano si è "riorganizzato", con
le tre maxi Asl, le 25 zone di distretto per i servizi socio-sanitari, i tagli
ai posti letto e al personale che non avrà turnover.




«Una mortificazione - osservano ancora Tommaso
Fattori e Paolo Sarti di Toscana a Sinistra - con i privati che coprono gli
spazi da cui il pubblico si sta ritirando». (ri.chi)

 

*venerdì 29 gennaio 2016 IlManifesto

Per il lavoro, per dare un Futuro all’Amiata

La profonda crisi, economica e occupazionale, che attraversa l’Amiata è ormai giunta a un livello tale che rischia di compromettere irrimediabilmente le sue stesse prospettive di futura sopravvivenza. Alle crisi dei settori artigianali, commerciali e turistici, che da anni vedono il loro continuo decadimento si sono aggiunte le crisi delle poche aziende industriali del nostro territorio quali Floramiata, Rivart, Amiata Marmi aggravate anche dalla situazione disastrata delle strutture viarie e di collegamento ai grandi centri e ai nodi autostradali e ferroviari, in particolare la    Cassia e il ponte su Paglia. Solo il reparto “pelletterie” sembrerebbe reggere, ma con aspetti di fragilità anch’essi preoccupanti per il futuro.

Gravi sono le responsabilità di chi ha governato negli ultimi anni i nostri Comuni, la Provincia ed in particolare la Regione Toscana, che ha abbandonato al proprio destino la nostra terra. Altrettanto gravi sono, poi, le responsabilità del PD che,  oltre ad aver espresso amministratori pubblici a tutti i livelli, ha attuato dissennate politiche di privatizzazione che, dopo la riconversione mineraria, hanno fatto piombare nell’attuale, gravissima, crisi economico/sociale il nostro territorio.

Di fronte ad una crisi così profonda e al dramma che stanno vivendo centinaia di lavoratori e di imprese la risposta di mobilitazione e di lotta è estremamente debole e insufficiente. Ogni settore produttivo vive il proprio dramma al suo interno, con il rischio di contrapposizioni reciproche. I giovani, poi, sono tagliati fuori da tutto, senza una minima prospettiva di futuro in Amiata.

Occorre invece, a nostro avviso, combinare le forze e le iniziative, sensibilizzando l’opinione pubblica, unendo i lavoratori, di qualunque settore produttivo, ai disoccupati agli studenti ed ai cittadini tutti. Una lotta di popolo che ponga, dunque, in primis alla Regione Toscana la richiesta di un intervento urgente straordinario su due aspetti fondamentali: la soluzione positiva e urgente delle varie crisi aziendali e un intervento altrettanto urgente per le infrastrutture e la viabilità e per il sostegno a un piano di rinascita economica e sociale del nostro territorio.

Non bastano i soliti tavoli di incontro. Occorre un piano straordinario della Regione Toscana verso l’Amiata, che deve assumere il nostro territorio come una delle urgenze primarie perché, se è vero che la crisi attraversa anche altre aree e aziende della nostra regione, la nostra risulta così complessa e generale a causa delle peculiarità geografiche e territoriali.

Chiediamo pertanto come primo atto che sia convocato un Consiglio Regionale straordinario con all’ordine del giorno la situazione dell’Amiata e gli impegni urgenti da prendere per le aziende in crisi, la viabilità e il rilancio economico e occupazionale.
 
Ma un ruolo fondamentale spetta a noi dell’Amiata, poiché dobbiamo riappropriarci del nostro territorio e essere noi i protagonisti del suo futuro sia in campo economico che sociale. Dobbiamo elaborare un nostro progetto di sviluppo soprattutto per i giovani e le future generazioni, che attui anche forme di autogestione aziendale da parte dei lavoratori e la realizzazione di piccole e medie imprese a livello locale, senza attendere soggetti che spesso rispondono più alla logica dell’appartenenza politica che a quella della vera capacità imprenditoriale e industriale. Un progetto che deve partire in primo luogo dall’utilizzo dalle risorse naturali che esprime l’Amiata, come i boschi, le acque di sorgente o termali, il calore e la bassa entalpia geotermica. Un progetto che valorizzi il patrimonio culturale rappresentato dai nostri centri storici e dai nostri monumenti e che fornisca strumenti di supporto al commercio, all’artigianato e all’agricoltura locale. Un progetto che preveda la coltivazione di prodotti tipici locali e biologici e che guardi con attenzione alla tutela e alla salvaguardia del territorio da sempre fondamentale risorsa per il turismo.

La strada è certamente piena di difficoltà per gli enormi ritardi accumulati, ma solo una mobilitazione di massa e popolare può rilanciare la nostra zona e dare una risposta alla drammatica situazione attuale e programmare un progetto per il futuro.

Non un “Libro dei Sogni” dunque ma un “Laboratorio Amiata”, un programma di  proposte e fonti finanziarie a cui attingere, che preveda ed identifichi interventi precisi in ogni settore dai più urgenti a quelli a breve e medio termine, con il pieno coinvolgimento delle forze imprenditoriali, sociali e dei cittadini da attuarsi con confronti ed iniziative pubbliche e con il ruolo fondamentale della Regione Toscana e dei Ministeri competenti.
 

Il coordinamento:
PRC, P. dei CARC, SI Toscana a Sinistra, Lista civica “Abbadia Futura”

 novembre 2015

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