08/10/2026
Rifondazione
Stefania Amarugi Seg. provinciale PRC
Soldi per la casa e non per le armi
Mentre il governo Meloni e l'Unione Europea destinano centinaia di miliardi di euro alle spese militari, per il diritto all'abitare non ci sono risorse.Centinaia di famiglie si trovano così strozzate da affitti, mutui e bollette energetiche insostenibili, ricevendo spesso dalle istituzioni una risposta fatta di manganelli, sgomberi forzati e profitto per gli speculatori.
In questo contesto, movimenti, sindacati e associazioni di diversi Paesi chiedono a Bruxelles un netto cambio di rotta: stop alla finanziarizzazione dell’abitare, più edilizia pubblica e un ruolo diretto della società civile nelle scelte comunitarie. Lo slogan è chiaro: “Le persone prima delle armi e della speculazione”.
Mentre l'UE discute di difesa comune e nuovi investimenti bellici, un’altra Europa prova a rimettere al centro una questione sempre più esplosiva: il diritto alla casa. Da questo conflitto di priorità nasce l’appello promosso dalle organizzazioni sociali e dai sindacati degli inquilini di numerosi Paesi, convinti che l’emergenza abitativa sia ormai una delle principali fratture sociali del continente.
Il punto di partenza è politico prima ancora che urbanistico. Negli ultimi anni, le istituzioni europee hanno progressivamente ridotto gli investimenti nel welfare e nell’edilizia pubblica, lasciando che il mercato immobiliare diventasse terreno di pura rendita finanziaria.
Il risultato? Affitti fuori controllo, patrimonio pubblico insufficiente, sfratti, espulsione dei residenti dai centri storici e milioni di persone costrette a destinare una quota insostenibile del proprio reddito pur di avere un tetto sulla testa.
In questo scenario, continua a crescere il numero di immobili lasciati vuoti, usati come asset finanziari perché considerati più redditizi rispetto all'uso abitativo. Una contraddizione che racconta, meglio di qualsiasi statistica, la trasformazione della casa da diritto sociale a bene speculativo.
Per questo motivo il documento prende posizione contro la recente risoluzione del Parlamento europeo sul tema, considerata dai promotori un testo debole, che evita di affrontare le cause strutturali della crisi: la finanziarizzazione del mercato, la scarsità di alloggi pubblici, l’assenza di un controllo efficace dei canoni e il peso crescente della rendita immobiliare.
Le proposte del Partito della Rifondazione Comunista sono:
-Blocco immediato degli sfratti e delle esecuzioni immobiliari, senza il passaggio da casa a casa.
-Reintegro e rifinanziamento del fondo affitti e per la morosità incolpevole.
-Piano di Edilizia Residenziale Pubblica incentrato sulla riqualificazione e sul riutilizzo immediato dei 60mila alloggi abbandonati.
-Requisizione e riuso degli immobili pubblici e privati lasciati colpevolmente in disuso da speculatori e fondi immobiliari.
-Regolamento sugli affitti brevi per fermare l'overtourism alimentato dalle grandi piattaforme.
Queste sono le proposte di Rifondazione Comunista per una nuova e incisiva politica dell'abitare, capace di assicurare un alloggio decoroso a chiunque ne abbia necessità.
La casa è un diritto, non una merce

