10/09/2026
da Pressenza
L’8 settembre la Rivoluzione dei Fenicotteri ha raggiunto il suo 101° giorno consecutivo. Un numero che, da solo, racconta solo in parte ciò che sta accadendo in Albania.
Lunedì 7 settembre, in occasione del 100° giorno, era stata convocata una manifestazione nazionale. Il momento più significativo è stato sicuramente dopo il presidio sul Bulevardi Dëshmorët e Kombit, quando i manifestanti si sono presi per mano e hanno circondato simbolicamente la sede del governo, formando una catena umana in movimento circolare attorno all’edificio al grido di “Rama, dimettiti”, “Shqipëri e re” – una nuova Albania – e “Rama në burg, Berisha në burg”, marce che accompagnano da mesi le proteste e che abbiamo spiegato qui.
La Rivoluzione dei Fenicotteri rappresenta ormai ufficialmente la protesta più lunga mai registrata in Albania.

Poster per il 100esimo giorno della protesta della Flamingo Revolution (Foto di ©️Trivet)

Poster per il 100esimo giorno della protesta della Flamingo Revolution
L’8 settembre: «L’Albania non è in vendita, in vendita è il governo»
Il 101° giorno è stato un giorno lungo e pieno di contestazioni. Alle 11 del mattino un gruppo di manifestanti si è presentato davanti alla Kryesia e Kuvendit, la Presidenza del Parlamento, mentre all’interno stava per riunirsi la Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari. L’azione è durata poco: la polizia è intervenuta allontanandoli dall’ingresso dell’edificio.
Alle ore 17, contemporaneamente all’apertura della seduta plenaria, la mobilitazione si è spostata davanti al Parlamento. Già diverse ore prima, gli accessi all’area erano stati chiusi al pubblico, compreso quello verso il centro commerciale Toptani, e l’intero perimetro era stato circondato da un imponente dispositivo di polizia. Sembra ci siano stati dei fermi anche prima dell’ora dell’inizio annunciato, ma le tensioni sono aumentate quando i deputati hanno iniziato a lasciare il Parlamento. Le cronache della serata riferiscono di circa 20 persone accompagnate nei commissariati. Particolarmente visibile è stata la presenza di agenti in borghese, intervenuti in diversi momenti per trascinare via singoli manifestanti.
Polizia in abiti civili che trascina un manifestante durante il 101esimo giorno della protesta dei fenicotteri, a Tirana, in Albania (foto di ©️MARXHENPH)
Lo abbiamo già raccontato: quando il Parlamento si riunisce, alla protesta quotidiana del pomeriggio si aggiunge quella davanti all’istituzione. Era già successo a luglio e avevamo raccontato fermi, trascinamenti, gas lacrimogeni e intimidazioni, compreso il fermo della giornalista di Citizens.al Vjolanda Peca mentre documentava una manifestazione. Anche stavolta un giornalista, di News24, è stato fermato: Shpend Gashi. Con lui anche il leader del partito Shqipëria Bëhet (L’Albania Diventa), Adriatik Lapaj, rilasciato poco dopo.
Una manifestante confronta la polizia durante il 101esimo giorno della protesta dei fenicotteri, a Tirana, in Albania (foto di ©️MARXHENPH)
Perché questa seduta era importante
Questa seduta segnava l’apertura del terzo periodo di lavori dell’XI legislatura, dopo la pausa estiva. L’ordine del giorno prevedeva l’approvazione dei verbali della seduta del 27 luglio e la nomina di Evis Kushi a vicepresidente del Parlamento in sostituzione di Klodiana Spahiu, a sua volta nominata ministra della Salute e del Welfare, dopo le dimissioni di Evis Sala. Queste ultime due decisioni approvate con 79 voti, mentre l’opposizione ha abbandonato l’aula al momento del voto.
In questo nuovo semestre parlamentare, tra i dossier prioritari ci sono la riforma elettorale, le leggi collegate all’integrazione europea e soprattutto la nuova riforma amministrativo-territoriale che nelle ultime settimane ha generato proteste locali, come avevamo raccontato su Pressenza ad agosto.
Da qui il senso politico dello slogan “Nuk na përfaqësoni | Non ci rappresentate”: molto più che soltanto una contestazione generica contro il legislatore.

Una manifestante confronta la polizia durante il 101esimo giorno della protesta dei fenicotteri, a Tirana, in Albania (foto di ©️MARXHENPH)
Dai lacrimogeni all’algoritmo
Nel precedente articolo avevamo raccontato come settembre fosse iniziato con 14 arresti. Il 4 settembre, dopo 72 ore, il Tribunale di Tirana ha poi dichiarato illegittimi gli arresti e disposto la liberazione delle persone detenute.
Nella notte tra il 2 e il 3 settembre decine di account Instagram collegati in vario modo alla Rivoluzione dei Fenicotteri sono stati limitati o disattivati quasi contemporaneamente. Alcuni attivisti avevano già subito nelle settimane precedenti rimozioni di video, contestazioni per presunte violazioni del copyright, impossibilità di utilizzare la funzione “collab” e forti riduzioni della visibilità dei contenuti: il cosiddetto shadowbanning. Tra le persone colpite figurano attivisti che documentavano quotidianamente le proteste, anche in inglese, e pagine studentesche e civiche.
Repro Uncensored, organizzazione internazionale che documenta casi di censura digitale, ha dichiarato a Citizens.al di aver registrato decine di casi collegati alla protesta e ha chiesto che venga indagata la possibilità di segnalazioni coordinate. Meta ha poi riconosciuto che alcuni account erano stati rimossi per errore, ne ha ripristinati alcuni e si è scusata, ma non ha ancora fornito una spiegazione complessiva né chiarito se dietro l’ondata di segnalazioni vi sia stata un’azione coordinata. Il Partito Democratico Europeo ha chiesto trasparenza a Meta e attenzione alla Commissione europea. Rama ha invece negato categoricamente qualsiasi coinvolgimento del governo.
Dopo 101 giorni, la Rivoluzione dei Fenicotteri continua così a misurarsi con tanti spazi democratici contemporaneamente ed è diventata un banco di prova per la qualità della democrazia albanese: per il diritto di manifestare senza essere fermati, di documentare l’operato della polizia senza vedere la propria libertà negata per giorni, di contestare le decisioni delle istituzioni e di far circolare quelle immagini e quelle parole senza che vengano rese invisibili da meccanismi opachi di moderazione digitale.
Cento giorni di protesta hanno già dimostrato che una grande parte della società albanese non è più disposta a essere spettatrice delle decisioni prese sul proprio territorio e sul proprio futuro. Decisioni che modificano territori, amministrazioni locali, beni comuni e vita quotidiana delle persone.
Il prossimo passaggio sarà già sabato 12 settembre, quando la diaspora è chiamata a raggiungere Tirana per un nuovo corteo: partenza alle 19 da Sheshi Nënë Tereza e arrivo a Sheshi Skënderbej per unirsi alla protesta principale. Una marcia annunciata come civica, simbolica e pacifica.
Dopo un’intera estate trascorsa nelle strade asfaltate di Tirana, tra presìdi, arresti, denunce, cortei e tentativi di oscuramento, il movimento continua così a ripetere la promessa con cui ha attraversato questi 101 giorni: «Nesër më shumë». Domani, ancora di più.
*Fioralba Duma è comunicatrice, social media strategist, autrice e attivista per i diritti umani. Nata a Shkodër, in Albania, e cresciuta a Roma, in Italia attraversa nel suo percorso personale, professionale e politico le questioni della migrazione, della cittadinanza, dell’appartenenza, della diaspora e della giustizia sociale.



