06/07/2026
da Valori
Arsenico e piombo causano il 73% dei decessi. Africa e Sud-est asiatico concentrano il 60% delle morti. I dati del primo rapporto globale Oms
Gli alimenti non sicuri, che contengono sostanze dannose per la salute, hanno ucciso un milione e mezzo di persone e ne hanno fatte ammalare 866 milioni. Le stime del nuovo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità riportano i numeri di un fenomeno mai studiato tanto approfonditamente, che riguarda una persona su 9 nel mondo. A subire gli effetti maggiori sono bambine e bambini, con una situazione particolarmente critica sotto i cinque anni: solo nel 2021, in questa fascia d’età, ci sono stati 143mila decessi a causa del cibo non sicuro.
Le malattie di origine alimentare hanno conseguenze sulla salute delle persone, ma anche sui sistemi economici in cui si verificano. Ogni anno fanno perdere 310 miliardi di dollari in termini di produttività e spese mediche.
Perché i bambini sotto i 5 anni sono i più colpiti
Il cibo non sicuro è responsabile di duecento diverse malattie, che vanno da quelle diarroiche ai tumori. Un’alimentazione basata su prodotti non sani, spiega l’Oms, genera un circolo vizioso di malattie e malnutrizione che colpisce in particolare neonate e neonati, bambine e bambini piccoli e persone anziane o malate. Nella fascia d’età 0-5 il rischio di ammalarsi è quasi tre volte superiore rispetto alle altre fasce della popolazione. «Pur rappresentando solo il 9% della popolazione mondiale», scrive l’Oms, «i bambini piccoli sono colpiti da quasi un terzo di tutti i casi di malattie di origine alimentare». Per loro le malattie diarroiche sono particolarmente pericolose e, a quell’età, possono essere letali. A questo si aggiungono i danni permanenti da esposizione: quella al metilmercurio o al piombo presenti negli alimenti può danneggiare lo sviluppo del cervello e causare problemi neurologici permanenti.
Il nuovo studio, pubblicato in occasione della Giornata mondiale della sicurezza alimentare dello scorso 7 giugno, amplia in maniera inedita la base dei dati scientifici. La ricerca valuta 42 rischi di origine alimentare, che includono batteri, parassiti e sostanze chimiche, e monitora i casi di 194 Paesi dal 2000 al 2021. Tra gli elementi studiati anche nuovi rischi come metalli, rotavirus e Trypanosoma cruzi, il parassita che causa la malattia di Chagas.
Batteri e contaminanti chimici: chi causa più morti
Nel 2021 ci sono stati circa 860 milioni di casi di malattie alimentari. La maggior parte deriva dall’esposizione al rischio biologico rappresentato da batteri, virus e parassiti. Il 73% dei decessi, invece, è dovuto all’esposizione a sostanze chimiche, soprattutto arsenico inorganico e piombo, che aumentano il rischio di malattie cardiache e tumori.
Queste morti e queste malattie potrebbero essere evitate migliorando le condizioni di vita di base della popolazione mondiale, come dimostra il fatto che il carico di malattie è diminuito rispetto al 2000. Persistono però forti disuguaglianze, che espongono di più aree come l’Africa e il Sud-est asiatico. Un buon punto di partenza sarebbe intervenire sull’approvvigionamento idrico, sui servizi igienico-sanitari e sull’igiene, oltre a diffondere pratiche di sicurezza alimentare come la pastorizzazione. Più in generale, servirebbe garantire l’accesso all’assistenza sanitaria per le popolazioni più vulnerabili.
Intervenire è urgente non solo per le ripercussioni sulla salute umana. Nel solo 2021 le malattie causate da cibo non sicuro hanno determinato assenze dal lavoro, spesso prolungate, per un valore di 310 miliardi di dollari. Adeguando l’impatto economico alle differenze di costo della vita tra i diversi Paesi, la stima sale a 647 miliardi.
Arsenico e piombo: i contaminanti più letali del cibo
Le sostanze contaminanti presenti negli alimenti, come l’arsenico inorganico, il piombo o il metilmercurio, possono provenire da fonti naturali o da attività umane. Quando entrano nella catena alimentare, è molto difficile rimuoverle. Proprio per questo l’Oms esorta i governi a prevenire le contaminazioni alla fonte, con pratiche agricole virtuose, controlli industriali rigorosi e normative ambientali più severe.
Stando ai dati, negli ultimi anni la presenza di queste sostanze nel cibo è diminuita. Adesso, però, sappiamo per la prima volta quanto incidano sulla diffusione di malattie cardiovascolari, tumori e disabilità intellettive. Solo nell’arco di un anno, arsenico inorganico e piombo hanno causato la morte di più di un milione di persone. Il metilmercurio, invece, danneggia il cervello e compromette per tutta la vita lo sviluppo neurologico di bambine e bambini.
Perché Africa e Sud-Est asiatico pagano il prezzo più alto
Anche la diffusione delle malattie generate da cibo non sicuro varia a seconda delle latitudini e della provenienza sociale di chi viene colpito. Abitudini alimentari, pressioni ambientali, globalizzazione e disuguaglianze, spiega l’Oms, determinano chi è più esposto. Così, le bambine e i bambini che vivono nelle comunità più povere rischiano gli impatti maggiori, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito. In Africa e nel Sud-est asiatico si verificano tre quarti di tutte le malattie di origine alimentare al mondo, e qui si concentra il 60% dei decessi globali.
«La sicurezza alimentare non è una questione astratta: riguarda ogni pasto, ogni famiglia, ogni giorno. Gli alimenti non sicuri sono sempre stati una delle principali preoccupazioni per la salute pubblica, ma fino ad ora non avevamo una visione d’insieme del loro enorme impatto umano ed economico. Queste nuove stime cambiano la situazione», ha commentato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms. «Per la prima volta i Paesi dispongono di dati propri per individuare dove il carico è più elevato. Grazie a queste informazioni i governi possono dare priorità alle azioni necessarie per proteggere la salute delle persone».
Crisi climatica e cibo non sicuro: l’allarme dell’Oms
L’approccio da tenere deve essere globale. Come spiegato da Yuki Minato, funzionario tecnico dell’Oms per la sicurezza alimentare e autore principale dell’articolo pubblicato su The Lancet Global Health. «Questo rapporto è un campanello d’allarme – ha scritto – ma anche una tabella di marcia». Secondo Minato, i dati ci mostrano che queste malattie sono aggravate dalla crisi climatica che rende più elevato il rischio di contaminazione e resistenza agli antimicrobici, e questo complica la possibilità di curare le infezioni.
L’approccio da tenere deve essere globale. Lo spiega Yuki Minato, funzionaria tecnica dell’Oms per la sicurezza alimentare e autrice principale dell’articolo pubblicato su The Lancet Global Health: «Questo rapporto è un campanello d’allarme – ha scritto –, ma anche una tabella di marcia». Secondo Minato, i dati mostrano che queste malattie sono aggravate dalla crisi climatica, che aumenta il rischio di contaminazione e la resistenza agli antimicrobici, complicando la possibilità di curare le infezioni.
Per questo, ha spiegato, serve un approccio One Health: «I Paesi devono agire con urgenza, utilizzando queste stime per indirizzare gli interventi, investire nella sorveglianza e abbattere le barriere tra i settori della sanità, dell’agricoltura e dell’ambiente. Ogni ritardo costa vite umane».

