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15 milioni di turchi che vogliono poter votare contro Erdogan

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Quasi 15 milioni di persone hanno votato per il sindaco di Istanbul arrestato, Ekrem Imamoglu, alle primarie del maggior partito di opposizione, il Chp, per scegliere il candidato alle prossime elezioni presidenziali del 2028. Portata politica evidente dell’evento la differenza tra 1 milione e 653mila iscritti al maggior partito di opposizione Chp, che è una forza politica laica e di centro sinistra, e i 14 milioni e 850 mila in tutte le 81 province turche e hanno votato. Intanto nove giornalisti che hanno seguito le proteste a Istanbul per l’arresto del sindaco Ekrem Imamoglu sono stati messi in custodia durante retate all’alba nelle loro abitazioni da parte della polizia.

Retate da golpe sudamericano d’altri tempi

Oltre mille persone sono state messe in custodia dal 19 marzo durante le dimostrazioni in varie città turche per il sindaco di Istanbul, mentre 123 agenti sono rimasti feriti negli scontri con i manifestanti. Secondo il ministro dell’Interno, «tra le (1.133) persone catturate sono stati identificati individui affiliati a 12 diverse organizzazioni terroristiche», e poi mezzo codice penale addosso, comprese ‘molestie sessuali’.

Contro il candidato che lo batterebbe

Ekrem Imamoglu è ritenuto l’unico in grado di superare le divisioni e di vincere contro Erdogan, ma ora la sua carriera politica rischia di essere distrutta, assieme alla sua stessa vita. Il sindaco di Istanbul appena deposto e incarcerato, è il più carismatico leader politico turco d’opposizione degli ultimi decenni. Per questo l’opposizione in Turchia, e in particolare il Partito popolare repubblicano (CHP), il suo partito, si preparava da mesi a sostenerlo alle elezioni presidenziali. La candidatura di Imamoglu, ufficializzata questo fine settimana, ma con il candidato in carcere. Ma pochi giorni prima del voto Imamoglu è stato accusato di corruzione e terrorismo in un processo ‘politicamente motivato’.

Imamoglu, una figura rara

Ekrem Imamoglu è considerato una figura rara nel sistema politico turco, capace di parlare a più elettorati assieme, che gli consente di superare il problema principale delle divisioni dentro all’opposizione. Partito guida il CHP, il partito di Imamoglu, il più antico partito politico della Turchia: fu creato dal fondatore della repubblica turca, Kemal Atatürk, e per questo il CHP viene spesso definito ‘kemalista’. Il CHP è un partito di centrosinistra, con una tradizione rigidamente secolare e alcuni elementi nazionalisti. Alle elezioni degli ultimi decenni ha sempre ottenuto attorno al 20-25 per cento dei voti, senza mai riuscire a vincere.

Laicismo di Ataturk e confusione attorno

Attorno al CHP, si è sempre raccolta una confusa schiera di partiti più piccoli, le cui divisioni hanno però ostacolato il successo dell’opposizione. Negli ultimi due decenni alle elezioni si sono sempre presentati dai 15 ai 25 partiti, la maggior parte dei quali di opposizione. L’urgenza di sconfiggere Erdogan ha spesso creato anche una forte confusione ideologica. Alle ultime elezioni nel 2023, per esempio, il CHP formò un’alleanza di sei partiti estremamente eterogenea, in cui di fatto era l’unica formazione di centrosinistra: tutti gli altri erano partiti di centrodestra o perfino di destra estrema. Alleati stabili del CHP negli ultimi anni ci sono stati il ‘Buon partito’ che è un partito ultranazionalista, e il ‘Partito della Felicità’, islamista conservatore, elenca il Post.

I partiti di base etnica

Si aggiungono poi i partiti su base etnica, come il ‘Partito dell’Uguaglianza e della Democrazia dei Popoli’ (DEM), che è un partito curdo di sinistra estremamente popolare nel sud-est della Turchia, dove appunto vive la comunità curda. Pur ottenendo sempre risultati superiori al 10 per cento, il partito DEM è escluso dalle alleanze anti Erdogan, perché gli altri partiti turchi vogliono evitare di sembrare troppo vicini alla causa dell’autonomismo curdo. Lo storico leader del partito, Selahattin Demirtas, è in prigione dal 2016, con accuse di terrorismo sempre e solo ‘politicamente motivate’. In questo contesto i sondaggi dicono che grazie a lui il CHP riuscirebbe a superare la soglia del 25 per cento alla quale è rimasto bloccato negli ultimi decenni: sondaggi incrociati dicono che il partito è al 30 per cento, alla pari con il ‘Partito Giustizia e Sviluppo’, l’AKParti di Erdogan.

Origini e capacità di tessere alleanze

La sua capacità di superare le divisioni viene in parte dalla sua biografia, sottolinea il Post. Nato nella provincia di Trebisonda, sul mar Nero, da una famiglia islamica conservatrice, Imamoglu da bambino fece studi coranici, cosa che gli consente di parlare alla parte più religiosa e conservatrice della popolazione turca. Durante l’università si avvicinò poi al CHP e alle sue politiche secolari e di centrosinistra. È un politico con buone credenziali progressiste, ma ha anche avuto una carriera da imprenditore di successo, cosa che rassicura i centristi. Tra le altre cose, tra il 2002 e il 2003 fu parte del consiglio di amministrazione del Trabzonspor, che è la squadra di calcio di Trebisonda ed è molto seguita in Turchia.

Fama di vincente

Soprattutto, ciò che rende Imamoglu popolare è la fama di essere un vincente. Nel 2019 fu candidato da semisconosciuto come sindaco di Istanbul, la più grande e importante città turca, in cui Erdogan è nato ed è sempre stato fortissimo, iniziando la sua scalata al potere proprio da sindaco della città. Imamoglu vinse. Erdogan allora fece ripetere le elezioni, appellandosi a un cavillo. Imamoglu le vinse ancora, con un margine maggiore. È poi stato riconfermato l’anno scorso per un secondo mandato da sindaco.

Repressione di regime

Il governo di Erdogan vede da tempo in Imamoglu una minaccia politica e cerca con ogni modo di fermarlo: oltre alle accuse più recenti, contro di lui sono attive più di 90 indagini amministrative o penali, alcune delle quali sembrano decisamente di poco conto: è stato accusato di aver calciato la tomba di un antico sultano e di aver dato degli «sciocchi» ai funzionari che confermarono la ripetizione delle elezioni del 2019. Il processo per quest’ultimo reato è ancora in corso e Imamoglu rischia due anni di prigione.

Gli arresti pericolosi nella storia turca

Con le accuse recenti di corruzione e terrorismo, Erdogan sta cercando di far finire definitivamente la carriera di Imamoglu. In questi giorni però alcuni analisti hanno ricordato che nel 1998 un altro famoso sindaco di Istanbul fu arrestato con accuse politicamente motivate e trascorse alcuni mesi in prigione: era Recep Tayyip Erdogan, che allora era un politico musulmano moderato e democratico, e non ancora il leader autoritario di oggi. Il suo arresto contribuì a renderlo popolare in tutta la Turchia, e pochi anni dopo vinse le sue prime elezioni nazionali.

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