ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

30 ottobre 2026, centomila in piazza a Milano

30 ottobre 2026, centomila in piazza a Milano

Lavoro

30/10/2026

da Pressenza

Andrea De Lotto

Un fiume di giovani e meno giovani si è riversato nelle vie di Milano. Se un corteo convocato alle 10 poco dopo parte, vuol dire che la piazza è piena, vuol dire che se vai alla testa, lo vedi sfilare e per 45 minuti quasi non vedi l’asfalto.

Corri avanti e scopri che in piazzale Loreto avviene l’incontro con l’altro corteo che arriva dal secondo concentramento. Due fiumi che si uniscono. Ubbidienti e rispettosi vanno verso la periferia, dritti sparati verso il fuori città. Sì, perché il potere così ha deciso: scordatevi il centro, non provateci neppure.

Un corteo determinato, ma anche allegro e colorato, con un mare di striscioni e bandiere di sindacati, scuole, movimenti, associazioni, partiti e tanti cartelli fatti in casa, tutti che reclamano un mondo migliore o sfottono un potere che è sempre più ridicolo e impresentabile. Un elicottero della polizia vola in alto, in basso sventolano molte bandiere palestinesi e anche qualcuna italiana.

Si passa sotto una scuola elementare, i bimbi dall’alto hanno aperto le finestre e sono tutti affacciati, si sbracciano: da sotto e da sopra è un unico commovente applauso.

E così il corteo va avanti, cammina, si infila in uno dei tanti enormi rettilinei che escono dalla città, uno dei tanti raggi che vanno, inevitabilmente, verso la tangenziale. Forse questo il potere non lo aveva pensato, la tangenziale è lontana, ma dopo tre ore e più a camminare, la testa del corteo mette la freccia e la imbocca, come un anno fa. Dicono che in tangenziale sono entrati in 30.000, ma va precisato che da tempo le metropolitane erano imbottite di coloro che stanchi ritornavano piano piano. Alle 16 mi dicono che la manifestazione sta rientrando verso la città, verso Città Studi.

L’energia sprigionata da questo corteo è stata tanta; se un anno fa il fulcro era la Palestina, ora è tutto, è la situazione generale, dalle nostre “miserie” – casa, scuola, sanità, lavoro, servizi – fino ai grandi temi – guerre, riarmo, genocidio, pianeta in fiamme, potere degli oligarchi, fine delle democrazie di facciata. La sensazione è che la coscienza sia cresciuta e cresca, le parole di chi ci governa siano sempre più inascoltabili e irricevibili, mentre quelle di chi dovrebbe far tesoro di questa marea umana sembrano arrancare.

Sono in bici, impossibile caricarla sulla metropolitana e mi faccio 15 chilometri fino a casa. Attraverso tutta la città, passo dal centro, tranquillo, imbellettato, finto, inutile. Lo shopping non ha subito danni, forse le consegne di oggi ritarderanno un po’.

Pedalo, pedalo; in via Torino sei militari in mimetica, imbottiti, forse paracadutisti, sono intorno ad un anziano homeless che dorme sopra un sacco a pelo. Lo fanno alzare, lui raccoglie le sue cose e si sposta. Fino a quando e fino a che punto potrà andare avanti questo delirio?

Non lo sappiamo, ma un pensiero sembrava aleggiare nel corteo di oggi: “Siamo in tanti ad aver capito parecchie cose.”

share