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8 marzo, desiderio rabbia e conflitto

8 marzo, desiderio rabbia e conflitto

Politica italiana

07/03/2026

da il Manifesto

Luciana Cimino

Lotto marzo Oggi manifestazioni di Non una di meno in 60 città, domani sciopero transfemminista

Sarà un fine settimana di mobilitazioni e cortei per «disarmare il patriarcato». Oggi ci saranno manifestazioni della rete Non Una di Meno in 60 città italiane, mentre domani si terranno iniziative di sostegno allo sciopero transfemminista, appoggiato dalla Cgil nazionale con Flc e Filcams, Cobas, Cub e Usb.

A ROMA IL CORTEO dell’8 marzo partirà oggi alle 17 dal Circo Massimo per arrivare a piazza Vittorio. Mentre domani l’appuntamento è alle 9.30 in piazzale Ostiense. A Milano la manifestazione comincia oggi alle 15 in Piazza Duca d’Aosta mentre domani mattina partirà da Largo Cairoli il corteo studentesco a sostegno dello sciopero. Mobilitazione anche a Genova domani alle 18 mentre a Napoli il primo appuntamento sarà oggi a Bagnoli, il giorno dopo a Porta Capuana. «Due giornate potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta», scrive la rete nella piattaforma di convocazione.

ANCHE QUEST’ANNO lo scenario internazionale entra nelle rivendicazioni: «Il genocidio del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell’Ice, la repressione del dissenso, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche». Nel mirino anche il governo italiano sul contrasto alla violenza sessuale ed economica nei confronti delle donne e delle categorie più colpite dall’inflazione provocata dalla guerra.

Obiettivo bloccare il ddl Bongiorno sugli stupri. «Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie», dicono i collettivi transfemministi. La bocciatura del congedo retribuito ai padri, l’eliminazione di Opzione Donna per le pensioni e i dati sul gender pay gap «smascherano un governo che fa propaganda sulla natalità e la conciliazione vita-lavoro ma non le sostiene», spiegano. Bisogna uscire «dalla falsa alternativa tra l’utopia fallita dell’emancipazione attraverso il lavoro e il ritorno a casa per svolgere lavoro di cura gratuito per il bene della nazione».

I CENTRI ANTIVIOLENZA Di.Re lanceranno un’azione informativa sulle conseguenze possibili del decreto stupri «dal punto di vista di chi, quotidianamente e concretamente, accompagna le donne nell’affrontare le conseguenze della violenza e della vittimizzazione secondaria che fa spesso seguito alle denunce».

FERME SCUOLE e università, si asterranno lunedì anche i lavoratori del terziario, turismo e servizi, sanità pubblica, mentre i trasporti sono stati precettati. «Le donne, le persone giovani trans, razzializzate, disabili vengono espulse dal mondo del lavoro e pagano la guerra e il riarmo con l’aumento di mansioni povere e precarie, il part time imposto, l’aumento dei prezzi e la distruzione del welfare». E rivendicano: «Vogliamo salari adeguati al costo della vita, reddito di autodeterminazione per uscire da situazioni di violenza e per non entrarci, diritto alla casa e al welfare». Lo sciopero di domani non è solo dal lavoro produttivo ma anche da quello riproduttivo, con l’invito a sospendere «se possibile le solite attività di cura e non fare la spesa».

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