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8 novembre, l’arresto di Gramsci

8 novembre, l’arresto di Gramsci

Da non dimenticare

08/11/2026

da IL Manifesto

Guido Liguori

Anniversari Eletto alla Camera nel 1924, era protetto dall’immunità parlamentare. Fino a quella notte, quando in via Morgagni sarà preso e trasferito a Regina Coeli. È solo l’inizio

Il deputato comunista Antonio Gramsci abita a Roma, a via Morgagni 25, nel quartiere Nomentano, quando viene arrestato la sera dell’8 novembre 1926. Ha cenato dalla cognata Tatiana Schucht nella vicina via Musa e se ne torna tranquillamente a casa poco dopo le dieci di sera. Ma ad aspettarlo trova la polizia fascista.

Dal 1922 al 1924 Gramsci era vissuto all’estero, prima a Mosca per rappresentare il Partito comunista d’Italia presso l’Internazionale, poi a Vienna per seguire più da vicino la situazione italiana, non potendo rientrare in patria a causa di un mandato di cattura.

ELETTO ALLA CAMERA dei deputati nell’aprile del 1924, protetto dall’immunità parlamentare, nel maggio di quell’anno si stabilisce a Roma, presso una facoltosa famiglia di origine tedesca, i coniugi Georg e Clara Passarge. È con loro dapprima a via Vesalio e li segue quando si trasferiscono a via Morgagni. Dall’agosto del 1924 è il primo Segretario del Pcd’I, una carica che non esisteva in precedenza, creata a imitazione del partito bolscevico russo. Ma i suoi padroni di casa ignorano quasi tutto delle sue reali attività.

Nel villino dei Passarge Gramsci occupa due camere in affitto, piene di libri, giornali e carte. È in quelle stanzette disordinate e piene di fumo che scrive, nelle ultime settimane di libertà, il celebre saggio sulla questione meridionale. Ne parla con Tatiana Schucht, la cognata russa faticosamente rintracciata a Roma, che era divenuta in breve sua stretta collaboratrice. E ne discute con Ruggero Grieco, uno dei dirigenti più vicini, responsabile della sezione agraria: con lui e con Di Vittorio (arrestato nel 1925) Gramsci aveva creato una piccola task force per rilanciare la presenza dei comunisti nel Mezzogiorno, territorio dalla storia e dalla situazione peculiari, trascurato da Bordiga ma considerato strategico da Gramsci.

TRA IL 1924 E IL 1926 si intrecciano eventi pubblici e privati di grande rilievo nella vita di Gramsci. Guida il partito durante la crisi Matteotti, si unisce e poi si separa dalle altre opposizioni antifasciste (il cosiddetto «Aventino», che i comunisti abbandonano tornando in aula all’inizio del 1925), procede alla rifondazione del partito – fino al Congresso di Lione del gennaio 1926, tenutosi in Francia per la repressione fascista sempre più opprimente –, lotta aspramente contro la concezione deterministica e settaria di Bordiga, che tuttavia non demonizza ma cerca di recuperare a un lavoro politico comune. In ottobre il duro scambio epistolare con Togliatti che si trova a Mosca presso l’Internazionale, sulle modalità della lotta nel gruppo dirigente bolscevico e anche prospettive politiche del comunismo mondiale.

NELL’OTTOBRE 1925 era intanto giunta dalla Russia a Roma, dove rimane fino all’estate dell’anno seguente, la compagna di Gramsci, Giulia, con la sorella Eugenia e il primogenito Delio. Antonio e Giulia non vivono insieme, ma le tre sorelle Schucht col bambino si sistemano in un appartamento vicino, a via Trapani, dove Nino passa le serate quando si trova a Roma. I mesi trascorsi vicino a Giulia e Delio sono probabilmente tra i più sereni e felici della sua vita. È in questi mesi che viene anche concepito il secondogenito, Giuliano, che Giulia darà alla luce a Mosca a fine agosto.

BREVE È PERÒ la vita felice di Antonio Gramsci. La situazione politica peggiora e si complica su tutti i fronti. Il partito italiano e l’Internazionale vogliono che Antonio espatri e si metta in salvo. Il segretario è recalcitrante, pensa non sia giusto che il capitano si metta in salvo lasciando gli altri sotto i colpi della repressione. Nel viaggio da Roma alla Liguria, dove deve tenersi un importante vertice con un emissario dell’Internazionale, Gramsci è bloccato a Milano dalla polizia e rimandato indietro. Forse da Genova avrebbe dovuto riparare in Svizzera.

È IL 31 OTTOBRE, il giorno dell’«attentato Zamboni» a Mussolini, probabilmente una provocazione interna allo squadrismo. È il pretesto che il regime cerca: il 5 novembre 1926 il governo Mussolini vara le «leggi eccezionali» che di fatto segnano la fine degli ultimi residui di democrazia in Italia. È il colpo di Stato, il colpo di grazie al parlamento. La fine del pluripartitismo. I deputati «aventiniani» – come preannuncia la stampa fascista – vengono dichiarati decaduti (e subito dopo arrestati, confinati, esiliati). La situazione dei comunisti pare essere diversa – proprio in quanto non aventiniani, essendo rientrati da molto tempo in parlamento: forse questa convinzione inganna e condanna Gramsci. Solo all’ultimo momento infatti essi vengono inclusi nel provvedimento del governo, non si sa se per volontà del re o per impulso delle ali più oltranziste del regime. Da qui l’ordine di arrestare anche i deputati comunisti. Gramsci è preso e trasferito a Regina Coeli, che lascerà dopo diciassette giorni per il confino di Ustica. Il manoscritto sulla questione meridionale sfugge miracolosamente alla perquisizione dell’alloggio del segretario del Pcd’I. Viene recuperato pochi giorni dopo da Camilla Ravera e sarà pubblicato a Parigi nel 1930.

Gramsci a Ustica resterà quarantaquattro giorni. Sarà poi inviato a San Vittore per la fase istruttoria del processo che lo condannerà nel giugno 1928 a oltre vent’anni di carcere. Non esattamente una villeggiatura, contrariamente a quanto alcuni hanno sostenuto. Il prigioniero vi scrive i Quaderni del carcere e le Lettere, rivelando una dimensione morale e intellettuale con pochi eguali nell’epoca moderna.

DAL 1997 UNA LAPIDE – voluta al tempo dall’Assessore alla cultura del Comune di Roma, Gianni Borgna, e dal presidente della International Gramsci Society Italia, Giorgio Baratta – testimonia a via Morgagni dell’ultimo domicilio da uomo libero di Antonio Gramsci.

Oggi, nello stesso luogo, il centenario dell’arresto sarà ricordato dalla Fondazione Gramsci, in collaborazione col Municipio II della Capitale. Seguirà una lettura delle prime missive gramsciane dopo l’arresto che si terrà a via Trapani.

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