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Abili e arruolati. Per pensioni e salari non c'è un euro ma intanto la spesa militare sale a 45 miliardi

Abili e arruolati. Per pensioni e salari non c'è un euro ma intanto la spesa militare sale a 45 miliardi

Politica Italiana

29/08/2025

da La Notizia

Target del 2% già centrato. Per l’Italia 45 miliardi in armi. Tutti i Paesi Nato centrano l’obiettivo imposto dagli Usa. Salvini tuona contro qualsiasi operazione militare in Ucraina.

Un vertice di Giorgia Meloni con i vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e il ministro della Difesa Guido Crosetto, per ribadire che l’Italia non parteciperà con sue truppe ad una eventuale forza multinazionale in Ucraina ma, nello stesso tempo, è disponibile a garantire il monitoraggio con aerei radar e satelliti, e l’addestramento di militari.

Ma tutto operando “al di fuori dei confini ucraini”, solo una volta raggiunta la cessazione delle ostilità. E in questa direzione si inquadra la necessità di garanzie di sicurezza sulla falsariga dell’articolo 5 della Nato.

Il governo frena sugli sminatori italiani a Kiev

Concetti che Roma ribadirà oggi in una riunione fra i rappresentanti delle difese dei Paesi europei della coalizione dei Volenterosi, a ridosso della nuova offensiva di Mosca. Attacchi “insensati”, li definisce Meloni, una nuova prova che la Russia “non ha intenzione di credere nel percorso negoziale”.

Tajani poi ridimensiona l’ipotesi di sminatori italiani in Ucraina, di cui lui stesso aveva parlato nei giorni scorsi al Meeting di Rimini. “È una questione di tipo umanitario, non un’operazione militare”, spiega, sottolineando che “l’Italia ha tecnologie ed esperienza sia nel mondo militare sia in quello privato”.

Ma la decisione politica per mettere sul tavolo questa possibilità non c’è.

Roma spenderà ques’anno 45 miliardi in armi

“Prima la pace”, ha detto Salvini interrogato sull’ipotesi, “poi tutto il resto”. Intanto caro ci costa – ma qui il finto pacifista Salvini tace – obbedire ai diktat della Nato e di Washington. Nel 2025, secondo le stime pubblicate dalla Nato, tutti i Paesi membri dell’Alleanza, eccezion fatta per l’Islanda che non è conteggiata, raggiungeranno l’obiettivo fissato del 2% del Pil in spese per la Difesa. C

he per noi equivale a spendere 45,315 miliardi di euro nel 2025, un incremento del 35% rispetto ai 32,701 miliardi del 2024. Nel 2014, quando era stato stabilito l’obiettivo del 2% del Pil in spese militari, l’Italia spendeva 18,427 miliardi di euro, l’1,13% del proprio Pil. Nel 2025, stando alle stime Nato, dovrebbe raggiungere il 2,01%, in netta crescita rispetto all’1,50% del 2024. Si tratta di una spesa di 793 dollari pro capite.

La spesa italiana è così distribuita: 25,68% per l’equipaggiamento, 42,85% per il personale, 1,9% per le infrastrutture e 29,57% sotto la categoria “altro”.

Gli Stati Uniti restano di gran lunga il primo Paese per spesa militare nella Nato

Gli Stati Uniti restano di gran lunga il primo Paese per spesa militare nella Nato con quasi 980 miliardi di dollari nel 2025, in euro circa 900 miliardi, pari al 3,22% del Pil. Fra gli alleati europei spiccano Regno Unito con 90,5 miliardi di euro (2,40% del Pil), Francia con 66,5 miliardi (2,05%), Germania con oltre 93,7 miliardi (dato del 2024, pari al 2% del Pil), Italia con 45,3 miliardi (2,01%), Spagna con 33,1 miliardi (2,00%) e Paesi Bassi con 26,1 miliardi (2,49%).

La Polonia guida la classifica europea con una spesa militare al 4,48% del Pil

La Polonia guida poi la classifica europea con una spesa militare al 4,48% del Pil (44,3 miliardi di euro), seguita da Lituania al 4% (3,6 miliardi), Lettonia al 3,73% (1,6 miliardi), Estonia al 3,38% (1,4 miliardi), Grecia al 2,85% (7,1 miliardi), Norvegia al 3,35% (16,5 miliardi) e Danimarca al 3,22% (14,3 miliardi).

La media complessiva della Nato si attesta nel 2025 al 2,76% del Pil, in aumento rispetto al 2,44% del 2023 e al 2,61% del 2024. Per Europa e Canada l’indicatore raggiunge il 2,27% contro l’1,74% di due anni prima e l’1,99%.

I dati elaborati dall’Alleanza atlantica sulla spesa per la difesa si basano su informazioni fornite dai ministeri della Difesa nazionali e raccolte secondo una definizione comune. Includono pagamenti effettuati o previsti dai governi nel corso dell’anno fiscale per far fronte ai bisogni delle forze armate nazionali, degli alleati o dell’Alleanza. Si basano sui dati di bilancio, proiezioni macroeconomiche della Commissione europea, Fmi e Ocse.

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