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Accordo Usa-Iran, Ucraina e Trump: cosa pensano gli italiani

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29/06/2026

da Remocontro

Remocontro

«Gli Stati Uniti sono ancora un alleato affidabile per l’Italia e per l’Europa? L’accordo raggiunto tra Washington e Teheran rappresenta davvero un passo verso la stabilità in Medio Oriente o è solo una tregua temporanea? E cosa dovrebbero fare Europa e Italia sul conflitto in Ucraina e nei rapporti con la Russia?». Le domande che si pone l’Istituto di politica internazionale, l’ISPI, con la risposta statistica del sondaggio IPSOS DOXA che analizza le percezioni degli italiani rispetto al conflitto tra Stati Uniti e Iran, oggi sospeso ma non risolto, alla guerra in Ucraina e ai possibili nuovi equilibri geopolitici per l’Italia e l’Europa nello scenario internazionale. Non è poco

La guerra in Iran

Dopo quasi quattro mesi di guerra, il 17 giugno Stati Uniti e Iran hanno sottoscritto un accordo in 14 punti in cui è previsto il prolungamento del cessate il fuoco per 60 giorni (che include il fronte israelo-libanese), una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz e l’allentamento delle sanzioni americane su Teheran. L’accordo però convince poco gli italiani: oltre la metà (57%), infatti, ritiene che si tratti di una tregua fragile che potrebbe saltare in qualsiasi momento. Anche se l’accordo raggiunto non dovesse sancire la fine delle ostilità, è comunque il momento di fare un primo bilancio su chi abbia “vinto”, almeno sinora, la guerra. In questo caso, tra gli italiani che esprimono un parere, più della metà (55%) ritiene che non ci si sia nessun vero vincitore. È però significativo che gli italiani che ritengono che a vincere sia stato l’Iran (22%) superino quelli che indicano gli USA come vincitori (14%). Una percentuale, quest’ultima, che aumenta leggermente man mano che ci si sposta verso destra sullo spettro politico, dall’11% della sinistra al 17% della destra. 

Esercito israeliano e Libano

A complicare il quadro, ci sono gli scontri tra l’esercito israeliano, Teheran e le forze di Hezbollah nel sud del Libano. Proprio il proseguimento delle operazioni in Libano aveva già fatto traballare il fragile cessate il fuoco raggiunto ad aprile, e continua a rappresentare un problema oggi. Ciò ha probabilmente contributo al fatto che più di 1 italiano su 3 (36%) ritiene che Stati Uniti ed Europa dovrebbero ostacolare Israele nelle sue politiche nei confronti di Gaza, Libano e Iran. Una posizione abbracciata maggiormente dai più giovani (18-24 anni) e dai più anziani (over 65). Una percentuale leggermente minore (29%) ritiene che il ruolo di Europa e Stati Uniti dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla mediazione tra le parti, mentre solo 1 italiano su 20 (6%) pensa che bisognerebbe sostenere il governo israeliano.

La guerra in Ucraina

Passando all’altro fronte di guerra più caldo per l’Europa, quello tra Russia e Ucraina, le opinioni degli italiani su quello che dovrebbero fare Europa e Stati Uniti restano molto eterogenee. Sebbene in leggero calo rispetto alle consultazioni di dicembre 2025, il 34% degli intervistati sostiene ancora che Bruxelles e Washington dovrebbero convincere Kiyv ad accettare un accordo di pace con Mosca, anche a costo di rinunciare a parte del proprio territorio. Il 15%, concentrato soprattutto a destra dello spettro politico, è addirittura a favore di una totale interruzione del sostegno. Una posizione non condivisa da un numero crescente di cittadini (dal 15% di dicembre al 23% di oggi) che invece dichiara che EU e USA dovrebbero continuare a sostenere l’Ucraina fino a quando avrà riconquistato i territori perduti.

Ma su Kiev nell’Ue si litiga

Se il tema del sostegno all’Ucraina rimane divisivo, ancora più spaccata è la posizione degli italiani riguardo a un potenziale ingresso di Kiyv nell’Unione Europea. Una maggioranza relativa (41%) è a favore dell’ingresso, anche se tre quarti di loro sostiene che per l’Ucraina non si dovrebbero fare favoritismi e si dovrebbero invece rispettare le regole e le tempistiche previste anche per gli altri aspiranti paesi membri. Il fronte del “no” si trova però a stretta distanza, con il 34% degli intervistati (largamente raccolti a destra dell’arco politico italiano) che sostiene che l’adesione dell’Ucraina all’UE rappresenterebbe un rischio per i paesi membri, nonché un costo economico significativo.

Ucraina e crisi energetica

Altro tema cruciale per l’opinione pubblica italiana è quello energetico. L’invasione russa dell’Ucraina ha infatti causato una delle crisi energetiche più profonde per l’UE e in particolare per l’Italia, il cui sistema energetico dipende molto dal gas. Oltre la metà degli italiani (52%) vorrebbe che l’Italia riprendesse a importare gas russo.  Di questi, circa la metà (25%) sostiene una ripresa delle importazioni immediata in caso di nuovi aumenti dei costi dell’energia, mentre un’altra metà (27%) si dice a favore della ripresa delle importazioni di gas alla firma di un cessate il fuoco tra Mosca e Kiev. Contrari alla ripresa delle importazioni solo il 28% degli intervistati.

L’Italia e ‘i grandi’

Il primo anno e mezzo di presidenza Trump hanno portato gli italiani a riconsiderare profondamente il rapporto con gli Stati Uniti, come era già accaduto al termine dei primi tre mesi di presidenza. Oggi solo 1 italiano su 4 (26%) ritiene che gli USA siano ancora un alleato affidabile per l’Italia e l’Europa, e, tra questi, poco meno di 4 su 5 (20% contro 6%) ritengono che dovremmo comunque dipendere meno da Washington. Sono invece oltre la metà degli italiani (51%) a non vedere più negli Stati Uniti un alleato affidabile: di questi, il 38% è convinto che gli europei dovrebbero essere più autonomi mentre il restante 13% ritiene che in ogni caso non ci siano alternative credibili. 

Cina superpotenza alternativa

  • Per quanto riguarda la Cina, sembra confermarsi il trend di dicembre che mostrava come più di 1 italiano su 2 percepisca Pechino più come partner che come avversario. Il 48% degli italiani, infatti, vede in Pechino un partner economico e il 45% addirittura come un partner sul piano strategico/geopolitico. Una tendenza molto interessante, soprattutto alla luce del fatto che negli ultimi anni si sono rincorse notizie su una ”invasione” dei mercati europei di prodotti e tecnologie cinesi (non ultime le auto elettriche e i pannelli fotovoltaici), all’utilizzo cinese delle dipendenze economiche come arma strategica (si pensi alle restrizioni sulla vendita di terre rare) e ai rischi di un possibile attacco cinese a Taiwan.
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