28/08/2026
da Il manifesto
Palestina Un’inchiesta di Haaretz conferma gli orrori commessi dalle milizie palestinesi armate da Israele contro la popolazione civile di Gaza
Esistono almeno cinque aree di Gaza in cui Israele ha permesso la ricostruzione. Parchi giochi, moschee, distese di erba sintetica, condizionatori di ultima generazione, negozi alimentari e di abbigliamento con scaffali pieni, unità mobili, postazioni di sicurezza in cemento. Persino aree per l’addestramento militare. Non sono destinate, certo, alla popolazione di Gaza, che vive per la maggior parte sfollata e sotto assedio, schiacciata da Tel Aviv nel 30% delle macerie della propria terra. Lì, ai mezzi pesanti l’esercito proibisce l’ingresso.
INCROCIANDO LE IMMAGINI satellitari di Planet Lab con i video pubblicati sui social dai membri delle milizie palestinesi controllate da Tel Aviv, il quotidiano israeliano Haaretz ha individuato cinque zone in cui le bande sono dislocate. Beit Hanoun, Shujaiyeh, Deir al-Balah, Khan Yunis e Rafah, aree all’interno della linea gialla – il confine tracciato dall’occupazione israeliana – a poche centinaia di metri dalle postazioni dell’esercito e non lontane dalle comunità palestinesi.
Ogni milizia pubblica sui propri canali social video di propaganda che mostrano una condizione di vita assolutamente privilegiata rispetto alla popolazione. In un filmato i miliziani si riprendono mentre distribuiscono monopattini colorati ai bambini, in un altro si esercitano con le mitragliatrici su un’area in cemento costruita su quello che era un grande cimitero di Shujaiyeh, distrutto e appiattito. Fonti dell’esercito hanno confermato ai giornalisti che Israele consegna loro attrezzature e armi, e gli consente di rubare tutto ciò che vogliono.
Perché le cinque bande, composte soprattutto da criminali, trafficanti di droga, ladri, non vengono sguinzagliate da Israele solamente contro i membri di Hamas ma anche per attaccare la popolazione civile, contro cui commettono sistematicamente crimini di guerra.
LO CONFERMANO le testimonianze dei soldati raccolte dal giornale, e le immagini dei droni registrate dallo stesso esercito. «Si vede lo Stato di Israele, l’esercito e lo Shin Bet mandare milizie armate e addestrate a commettere crimini di guerra, mentre sono io a doverle proteggere durante le operazioni, affinché non vengano colpite», ha detto un ufficiale dell’aeronautica, intervistato a condizione di anonimato.
Un giorno, insieme a un agente dello Shin Bet (i servizi di sicurezza interni israeliani) il militare seguiva le bande con un drone di ricognizione e attacco. Erano state mandate in un villaggio palestinese per espellerne la popolazione. I miliziani sono arrivati a bordo di pick-up hanno sparato all’impazzata contro le persone. «Entravano in ogni edificio – ha raccontato l’ufficiale – saccheggiavano tutto ciò su cui riuscivano a mettere le mani, uscivano con mucchi di roba e poi incendiavano la casa».
DIVERSE TESTIMONIANZE raccontano che gli ordini di sfollamento israeliani dopo la firma del cessate il fuoco sono consegnati proprio dai miliziani, che utilizzano violenza e minacce per allontanare la popolazione, mentre i droni e la contraerea ne proteggono la ritirata o ne anticipano l’arrivo. Tel Aviv li rifornisce di armi mentre pretende il disarmo di Hamas. La roadmap presentata a luglio dal presidente Usa Donald Trump prevedeva esplicitamente lo smantellamento delle milizie come fase simultanea al disarmo. Ma Israele esige che il gruppo palestinese consegni tutti gli armamenti prima che venga compiuto qualsiasi altro passo.
Tel Aviv sa bene che, nel momento in cui Hamas consegnasse le armi, si scatenerebbe la violenza delle bande criminali, che ucciderebbero i membri del gruppo e le loro famiglie. Alcuni soldati israeliani hanno parlato ad Haaretz della possibilità che uno scenario del genere porti ad atrocità simili a quelle di Sabra e Chatila. I soldati di Tel Aviv circondavano i due campi profughi palestinesi di Beirut, nel 1982, e quando lasciarono entrare le milizie falangiste centinaia di palestinesi vennero uccisi, uomini, donne e bambini, tra disumane torture. Lo scenario in una Gaza distrutta e assediata, abitata da due milioni di persone, sarebbe di gran lunga peggiore.
MENTRE I MILIZIANI prosperano protetti dall’esercito, la situazione umanitaria a Gaza rimane catastrofica. Ieri Aida, una rete di oltre 100 organizzazioni umanitarie, ha denunciato che Israele continua a bloccare l’ingresso di sedie a rotelle, stampelle, protesi, persino delle forbici. Anche le angurie e le cipolle sono vietate e la mancanza di olio motore rende difficili le operazioni umanitarie. Eppure, Tel Aviv si è affettata a smentire la notizia dell’imminente apertura del valico di Rafah per l’ingresso delle merci. E il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato ieri che l’ultimatum lanciato contro gli aquiloni di Gaza è scaduto, minacciando direttamente i bambini e chiunque li tenga tra le mani: «D’ora in poi, a ogni lancio seguirà una risposta dura contro i responsabili, gli organizzatori e gli esecutori materiali».
Gli attacchi dell’esercito non si sono mai fermati durante il cosiddetto cessate il fuoco e anche ieri sono state uccise almeno tre persone. I militari accelerano le proprie azioni anche in Cisgiordania, dove il capo di stato maggiore, Eyal Zamir, ha ordinato un rafforzato dispiegamento, mettendo in allerta un’intera divisione dell’esercito.

