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Ad…Dio patria e Famiglia, “Si sgretola il motto meloniano”. Parla il rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Tomaso Montanari

Ad…Dio patria e Famiglia, “Si sgretola il motto meloniano”. Parla il rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Tomaso Montanari

Politica italiana

14/04/2026

da La Notizia

Raffaella Malito

Montanari spiega come l'uso della religione sia stato strumentalizzato dal governo Meloni. E il motto Dio, patria e famiglia si è sgretolato

Professore Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, prima di arrivare ai riflessi sull’Italia e al governo Meloni, questo attacco di Trump al Papa, che cosa rivela secondo lei nel rapporto tra un certo potere politico contemporaneo e un’autorità morale che rifiuta la logica della forza e fa appello alla pace?

“Nella fattispecie penso che Trump sia in grande difficoltà. Sia in grande difficoltà con la sua stessa base. Non dimentichiamoci che purtroppo, lo dico da cattolico, una parte piuttosto rilevante dei cattolici, soprattutto ispanici, l’hanno votato e le sue posizioni sulla guerra, ma anche sul suo coinvolgimento negli Epstein Files, gli stanno facendo perdere questo consenso. Quindi la censura ferma e perfino laconica del Papa lo ha colpito senz’altro. Trump reagisce semplicemente perché capisce che questo gli fa perdere consenso e poi probabilmente perché davvero l’idea del Papa americano lo turba profondamente, perché è chiaro che non è più l’americano più famoso del mondo. C’è questa strana, diciamo, infantilissima competizione da parte di Trump, ben inteso, non del Papa. Credo che ci siano ragioni politiche e psicologiche. Dopodiché quello che ha detto il Papa, non dovremmo però pensare che riguardi solo Trump, perché quando il Papa dice che i cristiani non debbono sedersi ai tavoli del riarmo, questo apre un fronte molto disatteso anche in Italia. Penso a personalità come il presidente Mattarella, come Romano Prodi. Tutto il mondo cattolico che disinvoltamente è a favore del riarmo europeo è censurato dal Papa con forza. E liquidare la questione dicendo che il Papa fa il Papa significa non avere capito nulla del cristianesimo. Il Papa non si rivolge ai preti, il Papa si rivolge ai politici cristiani che non debbono sedere ai tavoli del riarmo. Questa a me pare la parte più impressionante delle cose che ha detto in questi giorni”.

Il Papa non ha raccolto la provocazione di Trump e ha rilanciato il suo “no” alla guerra. Secondo lei da parte di Leone XIV questa è una posizione di prudenza diplomatica oppure una forma più alta e forse più radicale di opposizione politica e morale a Trump e a chi per lui, appunto, come lei ha spiegato prima?

“Ma il Papa è sopra tutti, non si può mettere a polemizzare con nessuno. Ha fatto benissimo. Del resto non aveva scelta. Il Papa non è contro Trump, il Papa è contro la guerra e parla del Vangelo. Se Trump fa la guerra è un problema di Trump, ma non è che il Papa è contro Trump personalmente. Questa visione, diciamo, da corpo a corpo televisivo è la visione del nostro tempo. Ma il Papa appartiene a un’istituzione che si affaccia sull’orizzonte dei millenni e naturalmente risponde a un altro codice, a un altro livello. Mi sembra, come dire, tutto secondo copione”.

Secondo lei siamo davanti a un episodio eccezionale oppure a un passaggio che racconta la crisi profonda dell’Occidente e dei suoi riferimenti?

“Io credo che Trump faccia i conti con un’opinione pubblica cattolica e soprattutto con una gerarchia cattolica che Leone ha mobilitato in modo molto forte. Mentre in Europa e anche in Italia Leone è percepito come una figura molto più moderata rispetto a Francesco, il che è probabilmente vero in senso generale, però per quanto riguarda invece l’America, la gerarchia cattolica ha preso posizioni, direi, fortissime, anche estreme, contro Trump. Non l’avrebbe fatto se non si fosse sentita coperta dal Papa americano. Quindi io credo che da questo punto di vista chi è Leone ce lo dice più l’episcopato americano che non quello italiano ed europeo. Loro lo conoscono bene e devo dire le posizioni dei cardinali, degli arcivescovi, dei vescovi americani contro Trump negli ultimi mesi sono state forti fino alla disobbedienza, quindi io credo che questo ci dica molte cose su Leone”.

Arrivando invece all’Italia, Giorgia Meloni ha costruito la sua identità politica attraverso “Dio, patria e famiglia”. “Non è uno slogan politico – disse – ma il più bel manifesto d’amore che attraversa i secoli” facendolo risalire a Cicerone. Ecco, davanti all’attacco di Trump lei si è limitata a una nota in cui gli augurava un buon viaggio in Africa, aggiungendo solo dopo diverse ore la condanna degli insulti di Trump. Il pilastro di Dio risulta svuotato di significato adesso nella narrazione meloniana?

“Devo dire che anche gli altri non stanno benissimo. La patria, visto che prendono sistematicamente ordini da potenze straniere. La famiglia, è vero che la amano così tanto che ne hanno più d’una a testa, ma non sono certo che questo fosse esattamente lo scopo del motto. Bisognerebbe chiedere a Piantedosi, a Sangiuliano e a Lollobrigida, insomma, c’è tutto un mondo. Comunque questi sono affari loro. L’uso della religione ‘Giorgia Cristiana’ è sempre stato una pura strumentalizzazione. A me hanno sempre fatto venire in mente Mussolini che diceva ‘Sono cattolico ma anticristiano’. Ed è esattamente quello che sono loro: cattolici, nel senso che cercano di avere buoni rapporti con la gerarchia e di farsi approvare da quella opinione pubblica genericamente cattolica italiana che però non è quella che fa una vita reale, diciamo, di impegno nella Chiesa. Anticristiana, perché tutti i valori del Vangelo, a partire dall’amore per l’altro, invece li detestano. Quindi di cristiano in loro c’è veramente poco”.

Lo slogan di Meloni si è frantumato sotto il peso del potere.

“Direi proprio di sì. Del resto quando il Papa dice che chi fa le guerre e chi prega Dio e Dio non lo ascolta… Per il nazionalismo il nome di Dio è blasfemo. Quando Meloni dice che il crocifisso e il presepe sono simboli nazionali, questa è una bestemmia: sono simboli umani, universali. ‘Cattolico’ vuol dire universale in greco. La strumentalizzazione della religione in chiave nazionalistica, non dico nemmeno politica o di parte, è una bestemmia, e lo ha detto questo Papa. Insomma, di cristiano, dal mio punto di vista non c’è veramente nulla, anzi”.

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