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Agguerriti Volenterosi contro Trump, ‘indietro marsc’

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Politica estera

07/01/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Sette paesi firmano un documento a tutela della sovranità danese, poi correggono il tiro, e qualcuno titola «L’Unione a passi indietro verso il baratro». E già la cronaca dice tutto. A Parigi, la prima ministra danese Mette Frederiksen era seduta di fronte ai due inviati di Trump, Witkoff e il genero del presidente Kushner. Accenni di critica sul Venezuela mentre chiedevano al minaccioso alleato di incaricarsi della difesa dell’Ucraina. Sulla Groenlandia solo morbidi accenni.

Non vedono, non sentono e soprattutto non dicono

Partorito il topolino. Documento firmato da 7 paesi: Danimarca, Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Uk. E la premier Italiana impegnatissima a gettare acqua sul fuoco. Finale del poco e nulla: il documento di Parigi è più articolato: fermo nella difesa della Groenlandia e della Danimarca ma attentissimo a evitare accenti spigolosi nei confronti degli Usa, denuncia il manifesto. Tra le righe, anzi, traspare la mano tesa in vista di una possibile soluzione di mediazione. I sette capi di governo sottolineano che la Danimarca, Groenlandia inclusa, fa parte della Nato, e che tra i princìpi dell’Alleanza figurano ‘la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini’. «E concludono perentori -ironizza Andrea Colombo-, «la Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta solo alla Danimarca e alla Groenlandia decidere sui problemi che le riguardano».

Ma l’Artico, versione anti russa

Ma i 7 inseguono Trump sull’Artico «priorità assoluta per l’Europa» ma anche «un fronte critico per la sicurezza internazionale e transatlantica». Ed ecco l’abbraccio offerto ai due vigilantes politici Usa presenti: «la sicurezza dell’Artico è un obiettivo che va raggiunto collettivamente, insieme ai partner della Nato inclusi gli Usa». Gli Stati Uniti, anzi, sono «essenziali» in questo sforzo comune, sia come Nato che in virtù del trattato di mutua difesa tra Usa e Danimarca del 1951. Ed è su una maggiore presenza americana nell’Artico, che la spinta italiana è stata più decisa. «Offerta di pace camuffata dai toni grintosi. Subito dopo la diffusione del documento, il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen ha annunciato un rafforzamento della presenza militare nell’Artico ed ha chiesto, con la stessa Groenlandia, un incontro con il segretario di Stato americano Rubio, che in realtà si è già negato più volte nel corso del 2025».

Washington in spregio all’Europa

Risposta neppure diretta, dalla portavoce della Casa Bianca Anna Kelly: «L’obiettivo di Washington è un accordo bilaterale con la Groenlandia». Accordo stretto escludendo del tutto Danimarca ed Europa. Con l’inglese Starmer che, sulla scia di Meloni, prova a smorzare e già distingue: «Trump è un alleato affidabile, non una minaccia. Usa e Uk restano da decenni i più stretti alleati al mondo». Alla fine, ognuno per gli affari di casa. L’Unione europea con nuove crepe e nuove prove della sua inconsistenza politica. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che arriva a salutare «una chance per la transizione democratica in Venezuela». Zitta anche sul territorio europeo della Groenlandia minacciato dall’annessione americana. «Preoccupata di conservare una maggioranza ancora più spettrale dell’autorità della Commissione che presiede, von der Leyen si rifugia nell’ambiguità acrobatica di una politica pusillanime e opportunista», denuncia Marco Bascetta.

Per quanto ancora la ‘maggioranza Ursula’?

«Cosa resta infatti della cosiddetta maggioranza Ursula tra democristiani, socialdemocratici e liberali se non, oltre alla loro comune tendenza al declino, il timore (o per alcuni la nascosta speranza) di una conquista per nulla improbabile delle istituzioni europee da parte dell’estrema destra?». Nemmeno un sussurro di fronte allo sfacciato appoggio di Washington all’estrema destra europea. «Il prestigio del neoliberalismo globalista come ordine economico eletto a ‘nuova ragione del mondo è agli sgoccioli», afferma ancora Bascetta. «Tutto muove verso la disgregazione dell’Unione europea: ogni parola non detta, ogni eufemismo, ogni pelosa giustificazione di violenze e sopraffazioni ai danni dei più deboli. Il cancelliere Merz è senz’altro un campione in fatto di omissioni e di insidiose ambiguità. Almeno quanto Macron e Starmer lo sono nelle roboanti retoriche belliciste».

A passi indietro verso il baratro

  • La partita politica prioritaria è all’interno dell’Unione e tutta fra una destra estrema e una frastagliata costellazione di forze che si pretendono democratiche e che farebbero bene a rimettere in questione la maggioranza Ursula prima di esserne cacciate in malo modo, il più severo monito. «Il rapporto con gli Stati uniti dipende dall’esito di questa contesa». O continuare nel mafioso ‘Non vedo, non sento e soprattutto non parlo’. Finché dura. Ogni giorno sempre meno.
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