21/02/2026
da Remocontro
Il presidente Trump alla riunione inaugurale: ‘Il Board of peace vigilerà che l’Onu funzioni’. ‘Non mi interessa del Nobel, voglio salvare delle vite’. ‘Credo non ci sia mai stato niente di più potente e prestigioso’. Modesto come sempre: Donald Trump ha aperto così la prima riunione del Board of Peace a Washington. ‘Alcuni stanno un po’ facendo i furbi ma non funziona, non potete fare i furbi con me’. Non si sa se stava guardando il ministro italiano in terza fila.
Sull’Iran, Trump è tornato sulla necessità di «fare un accordo significativo o succederanno cose brutte».

Personalismi e trovate elettorali
- L’organizzazione internazionale inventata da Trump ‘per la stabilità e la pace’ in varie aree del mondo partendo da Gaza, per il momento spacca ulteriormente il mondo, come denuncia il Post. Limiti costituzionali di democrazie europee che alcuni rispettano (la Germania), e che il governo italiano scavalca col trucco partecipando ‘solo come osservatore’ sia alla riunione inaugurale di oggi a Washington, «sia ad altre future attività dello stesso organismo». Meloni del vorrei ma non posso.
La leader a casa e il ministro a guardare
Dopo settimane di imbarazzi e di incertezze sul da farsi, la soluzione trovata è un compromesso che presenta almeno una grossa anomalia su cui non sono stati ancora dati chiarimenti ufficiali, e cioè il fatto che lo status di ‘osservatore’ per paesi come l’Italia che rifiutano di ratificare il Consiglio di pace, non è esplicitamente contemplato nello ‘Statuto fondativo’ del Consiglio di pace stesso. Solo alcuni Stati possano essere ospitati come ‘membri non votanti’, in attesa che provvedano alla ratifica stessa. E’ questo che ha promesso la premier, forzando la mano?
Mi notano di più se vado e se non vado?
Meloni si era prima detta entusiasta di aver ricevuto l’invito da parte degli Stati Uniti a far parte del Consiglio di pace, il 18 gennaio. Poi, dopo vari ripensamenti, aveva rinunciato a sottoscrivere l’atto costitutivo del Consiglio di pace durante una cerimonia presieduta da Trump a Davos, in Svizzera, il 22 gennaio. Era infatti rimasta l’unica leader europea a mostrarsi disponibile a ratificare l’atto, mentre lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva espresso grosse perplessità. Forzature trumpiane all’architettura delle relazioni internazionali esistenti, con aspetti persino caricaturali sulla levatura della parte di mondo coinvolta
Articolo 11 della Costituzione
La ragione per giustificare questo ripensamento era stata l’incompatibilità del trattato con l’articolo 11 della Costituzione italiana, che stabilisce come l’Italia possa aderire a organizzazioni finalizzate alla pace e alla giustizia internazionale, limitando la propria sovranità, solo a patto che ciò avvenga «in condizioni di parità con gli altri Stati»: la natura del Consiglio di pace, che di fatto attribuisce al presidente Trump poteri enormi e per nulla bilanciati con le prerogative concesse agli altri membri, rende del tutto improbabili delle «condizioni di parità».
L’amichetta e l’amicone
Per non indispettire Trump, però, Meloni lo aveva subito contattato. Prima aveva cercato di ottenere all’ultimo minuto un incontro bilaterale con lui a Davos; poi, dopo aver capito che la cosa non era fattibile, lo aveva chiamato. E proprio il presidente statunitense aveva poi raccontato ai giornalisti americani che Meloni gli aveva assicurato di voler «farne parte a tutti i costi», ma solo dopo un confronto col parlamento. Trump aveva detto che la stessa cosa valeva per la Polonia, che aveva deciso di inviare a Washington Marcin Przydacz, un collaboratore del presidente della Repubblica Karol Nawrocki, l’avversario giurato per premier filo europeo.
Impiccio Costituzione e Parlamento?
Ma se c’è incompatibilità costituzionale, il parlamento non potrebbe in alcun modo intervenire. Ed ecco allora la furbata: l’Italia avrebbe preso parte al Consiglio di pace in qualità di paese osservatore, aggirando così ogni apparente ostacolo di legittimità. Apparante ‘aggiramento’ su cui sentiremo ancora discutere. Inizialmente lo staff di Meloni aveva lasciato intendere che la stessa presidente del Consiglio sarebbe potuta andare a Washington, idea accantonata quando il cancelliere tedesco Merz – il solo altro importante leader europeo che non aveva del tutto escluso l’ipotesi di partecipare ai lavori del Consiglio di pace – aveva chiarito che non sarebbe andato, e che anzi la Germania aveva riconsiderato l’ipotesi di aderire all’iniziativa, sotto qualsiasi forma.
Presenza di ripiego
Ed ecco il povero ministro degli esteri Antonio Tajani, da sempre relegato in casa, costretto a fare da controfigura il quel contesto più circense che politico. Vero è che da subito, emergono problemi non soltanto politici ma giuridici. Nello statuto del ‘Consiglio di pace’, come già accennato, la possibilità di partecipare come ‘paese osservatore’ non è chiaramente disciplinata, e l’unica opzione contemplata lascia intendere che gli Stati in questa posizione si impegnino comunque a ratificare lo statuto del Consiglio di pace. Si impegna personalmente Tajani visto che il Parlamento italiano non è stato consultato? Compreso il miliardo di dollari per l’accesso al Club?
Club imperiale
L’articolo 2 del documento istitutivo stabilisce che è il presidente del Consiglio di pace, cioè Trump, a decidere chi invitare; e che ogni paese invitato, in sintonia con le proprie leggi nazionali, può partecipare per un periodo massimo di tre anni, dopodiché la sua riconferma potrà avvenire a discrezione del presidente, cioè lo stesso Trump. I paesi che nel primo anno dalla loro adesione verseranno oltre un miliardo di dollari per sostenere le attività del Consiglio non saranno invece sottoposti a questa procedura, e saranno dunque membri permanenti. Tutto questo nonostante il presidente, cioè Trump, possa in ogni momento decidere di espellerli, con una deliberazione che può essere respinta solo da una maggioranza di almeno i due terzi degli altri iscritti.
- Non è chiarito se il ruolo di Trump non è limitato al suo ruolo politico statunitense, o se a vita. Sia per l’incarico inventato che per l’altro.
Pezza costituzionale e il buco
Il paradosso è che, a prendere per buone le spiegazioni finora fornite da Meloni e balbettate da Tajani, un’adesione parziale da ‘membro non votante’ renderebbe ancora più difficilmente compatibile la partecipazione dell’Italia al Consiglio di pace con la Costituzione. L’articolo 11 infatti impone il requisito fondamentale della «parità con gli altri Stati»: solo in quel caso l’Italia consente «alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni». Ma un’adesione italiana al Consiglio di pace in qualità di membro non votante accentuerebbe questa condizione di subalternità del nostro paese rispetto agli altri membri, e resterebbe comunque il nodo della ratifica del trattato.
La crema politica del mondo?
Per il governo, la legittimazione giuridica a livello internazionale del ‘Consiglio di pace’ sarebbe stata riconosciuta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (ONU), che a novembre ha approvato una risoluzione sul Piano di pace per Gaza che tra l’altro accoglie con favore l’istituzione dell’organismo voluto da Trump «come amministrazione transitoria dotata di personalità giuridica internazionale che definirà il quadro di riferimento e coordinerà i finanziamenti per la ricostruzione di Gaza». Accordi sovrannazionali per sottinteso? Parti da Gaza e governi il mondo? Neppure a Risiko.
Peggio le giustificazioni del supplente
L’appello all’articolo 11 della nostra Costituzione, che «sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie», intente Tajani in Parlamento. Che cavolo c’entra? Noi non lo sappiamo, e neppure la semplice logica. Non si comprende bene –siamo generosi-, in che modo non partecipando ai lavori del ‘Consiglio di pace’ l’Italia verrebbe meno al suo impegno di ripudiare la guerra, né è chiaro se Tajani intendesse dire che tutti gli altri paesi europei – a partire da Francia, Germania, Regno Unito o Spagna – che non partecipano al Consiglio di pace stiano fomentando la guerra.
La verità senza trucchi?
- Meloni ha interesse a essere in qualche modo presente al Consiglio di pace perché vorrebbe una qualche forma di protagonismo nel Medio Oriente e soprattutto, perché non se la sente di sconfessare Trump, o di indisporlo, e anzi ci tiene a mostrarsi come la leader europea a lui più vicina. Per questo, dopo aver cercato una scusa un po’ debole per rimandare l’adesione dell’Italia al Consiglio di pace, ha trovato ora un espediente un po’ fumoso per aderirvi, sia pure solo come membro ‘non votante’.
GHOTA PLANETARIO CON TRUMP?
Da Gaza al mondo. Gestire la transizione e la ricostruzione nella Striscia di Gaza, ma occuparsi anche di altri conflitti per affiancare (se non sostituire) le Nazioni Unite e i vari enti su cui da decenni si basa la politica internazionale. Per ora ne fa parte una ventina di paesi, nella maggior parte dei quali ci sono dittature o governi autoritari, accomunati dal desiderio di compiacere Trump.
Fra i partecipanti i tradizionali alleati di Trump: l’Ungheria di Orban, l’Argentina di Milei, ed El Salvador, guidato da Bukele. Paesi che hanno provato a ingraziarsi Trump per ottenere il suo sostegno: fra questi Cambogia, Pakistan e Bielorussia. In molti casi di governi con scarsi riconoscimenti internazionali. Nel Consiglio ci sarà anche Israele, il paese che ha distrutto Gaza in due anni di guerra.
In base alle informazioni attuali l’elenco completo dei partecipanti è: Israele, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Bahrein, Turchia, Egitto, Marocco, Pakistan, Ungheria, Kosovo, Albania, Bulgaria, Bielorussia, Argentina, Paraguay, Kazakistan, Mongolia, Uzbekistan, Indonesia, Vietnam, Cambogia, El Salvador, oltre agli Stati Uniti.

