18/09/2026
da Remocontro
Nelle ultime settimane i dati dei beni alimentari nei mercati internazionali mostrano un aumento di diversi indicatori. L’indice dei prezzi alimentari della Food and Agricultural Organization, la Fao delle Nazioni Unite, è salito solo ad agosto dell’1,9%, toccando i 133,3 punti, un livello mai così alto da novembre 2022 con lo scoppio della guerra in Ucraina e i timori di una crisi alimentare globale. Dallo zucchero ai cereali, dalla carne ai derivati del latte, l’aumento è generalizzato in tutte le fasce del paniere monitorato dalla Fao.
Gli scenari del prezzo dei beni alimentari
Cambiamenti di mercato, scenari dettati da cambiamenti geopolitici complessi come la compressione dell’offerta cerealicola proveniente dal Mar Nero per l’acuirsi degli scontri tra Russia e Ucraina, problematiche alla produzione causate da stagionalità avverse e l’impatto crescente dei cambiamenti climatici contribuiscono, secondo lo scenario dell’analisi Fao su una situazione in continua evoluzione, l’analisi di più fonti. Mentre un altro report la Fao sul fronte della produzione dei cereali si prevede un calo della produzione mondiale del 2% per il 2026 a 2.980 milioni di tonnellate, nonostante il raccolto sarà il secondo più ricco di sempre e i dati sulle riserve a disposizione «indicano comunque una situazione di approvvigionamento globale relativamente confortevole da una prospettiva storica». Ciononostante, Andrea Muratore su InsideOver, ricorda al mondo alla luce delle prospettive climatiche, degli effetti di un ciclo rilevante di El Niño e delle continue crisi geopolitiche globali.
Clima e guerre alla fine non perdonano
I dati, riportati da Trading Economics, della serie storica dei valori dell’indice Fao dei generi alimentari mostrano che il picco raggiunto nel 2022, quando l’indice superò i 160 punti, è ancora lontano. Ma non si può ignorare che i mercati rischino di scontare, in prospettiva il prezzo dell’incertezza. Ad esempio l’indice ‘Bloomberg Agriculture Spot’ ha conosciuto un aumento del 13% ad agosto, e in un’analisi dedicata al mercato americano ha segnalato che l’intera filiera di produzione ne risentirà citando le preoccupazioni degli operatori del settore. Un fattore positivo di ‘attenuazione temporanea’ delle problematiche è stata una riduzione dell’allarme per la disponibilità e il prezzo dell’urea, elemento fondamentale per fertilizzanti, nettamente rientrato dopo il boom del prezzo legato allo scoppio della guerra in Medio Oriente e al blocco delle forniture tramite Stretto di Hormuz. «Ma il rischio di prospettiva resta quello di una prolungata e logorante crisi capace di sommare elementi climatici, geopolitici e commerciali in una crescente incertezza», avverte l’autore.
Prezzi, accessibilità del cibo, carburanti
Da monitorare, oltre agli impatti sui prezzi del cibo, quelli dell’accessibilità e disponibilità per le persone più in difficoltà, specie nei Paesi in via di sviluppo. Il World Food Program (Wfp) dell’Onu nota che il ciclo di El Nino rischia di portare circa 50 milioni di persone in condizioni di crescente insicurezza alimentare e ha lanciato un duro allarme sul rischio che una fase prolungata di parallela minaccia alle rotte commerciali (Mar Nero, Hormuz e, ora, anche Mar Rosso/Bab-el-Mandeb insegnano) e di alti prezzi dell’energia può comportare. Sul piano energetico, nota il Wfp, «il carburante alimenta i sistemi di irrigazione, la produzione di fertilizzanti, la raccolta, la trasformazione e il trasporto degli alimenti. Quando i costi dell’energia aumentano, spesso aumentano anche i costi di produzione e trasporto del cibo». L’allungamento dei tempi di viaggio delle navi cariche di cibo, le questioni energetiche creano ulteriori spinte inflattive che «rischiano, di giocare un ruolo nell’insicurezza alimentare, specie nelle aree meno sviluppate del pianeta».
Scenari complessi
- I dati delle agenzie Onu indicavano per il 2025 un calo per il secondo anno consecutivo, al 7,8% della popolazione mondiale (645 milioni di persone), di coloro che soffrono la fame e anche un calo di coloro che soffrono una qualche forma di insicurezza moderata. Da capire se questo risultato sarà consolidato o invertito col 2026, in una fase in cui la questione alimentare è decisa in diversi contesti. Economie avanzate, rispetto alla crisi dei prezzi dell’energia ad altri settori e per analizzare quanto un’inflazione impatterà come fattore economico e politico. Capire se esiste la possibilità di coordinamenti tra nazioni per evitare che i rischi nei teatri di crisi e di guerre perduranti (Sudan) o riaccese (Yemen) già colpiti in passato da gravi e cronici problemi alimentari, andrà capito l’impatto di eventuali shock climatici o geopolitici futuri sulle disponibilità, così come altri teatri critici saranno da osservare da vicino specie sul fronte dell’accessibilità economica delle materie prime e del cibo.

