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Anche per Netanyahu rischio ‘grande inciampo’

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Politica estera

28/03/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

La guerra grande: «Iran e Hezbollah non cedono e reagiscono ai colpi subiti da Usa e Israele. Missili e razzi paralizzano l’aeroporto di Tel Aviv. Gli israeliani costretti a servirsi degli scali egiziani e giordani», segnala Michele Giorgio da Gerusalemme. «I danni che fanno non sono paragonabili alle distruzioni enormi e alle vittime civili che l’aviazione israeliana sta causando in Libano, ma razzi e droni di Hezbollah ogni giorno di più rallentano, spesso paralizzano, la vita nel nord di Israele».

La resistenza della disperazione batte la strapotenza

Anche il movimento sciita era stato dato da Netanyahu sul punto di crollare dopo due anni di bombardamenti israeliani che non si sono interrotti neppure con la tregua di novembre 2024. Invece i combattenti sciiti non sono crollati e resistono all’esercito israeliano che sta cercando di creare per la seconda volta una zona cuscinetto nel Libano del sud. Ma nulla è gratis in tanta ferocia. Ieri un israeliano di 30 anni è stato ucciso da schegge e altre 14 persone sono rimaste ferite quando un razzo ha colpito Nahariya provocando danni e un incendio. In Libano del sud, Hezbollah ha ucciso un soldato israeliano, il secondo in poche ore. L’Iran da parte sua ieri ha lanciato continui attacchi missilistici, alcuni armati con munizioni a grappolo più difficili da intercettare, concentrandosi sull’area di Tel Aviv e il centro di Israele, in particolare l’area di Lod dove è situato l’aeroporto internazionale «Ben Gurion» nel tentativo di renderlo totalmente non operativo.

Israele all’impatto bombe

La massiccia ondata di attacchi dall’Iran è cominciata ieri alle 6:50 del mattino. Alle ore 18 si contavano non meno di nove lanci in prevalenza verso Tel Aviv, Modiin, Kiryat Ono, Rishon LeZion, Holon, Rosh HaAyin e la cittadina araba di Kafr Qasem dove cinque persone sono rimaste leggermente ferite. Altri tre feriti a Tel Aviv. L’Iran vuole minare la coesione del fronte interno israeliano che continua a sostenere la guerra. «Eventuali crepe in questa compattezza si vedranno nelle prossime ore quando saranno resi noti gli ultimi sondaggi. Ma nel nord bersaglio di droni e missili di Hezbollah già si alzano le voci delle comunità locali che lamentano di essere state abbandonate dal governo deciso, per ora, a non disporre l’evacuazione dei civili come nel 2023-24 (60mila sfollati) per non «concedere una vittoria a Hezbollah». Convenienze elettorali di Netanyahu sulla pelle dei cittadini. E i sindaci di Margaliot e Kiryat Shmona, hanno spiegato la differenza dei missili provenienti dall’Iran: non ci sono allarmi precoci per gli attacchi di Hezbollah e gli abitanti del nord hanno solo pochi secondi per raggiungere i rifugi dopo il suono delle sirene. E i boati e le esplosioni sono continue. Ma Netanyahu non sente ragioni. Mercoledì ha detto ai sindaci: «Vi chiedo di fare tutto il possibile per impedire che (gli abitanti) lascino le comunità».

Valutazione politico-militare errata

Gli attacchi iraniani intanto continuano a raggiungere lo spazio aereo israeliano. Stanno causando danni, feriti e, fino a oggi, 15 morti. Quei missili hanno un’importanza tanto politica quanto militare. Finché l’Iran continuerà a lanciare missili contro Israele, potrà sostenere di fronte all’intera regione di essere in grado di infliggere danni, anche dopo i pesanti colpi che subisce da un mese. I lanci dovrebbero intensificarsi perché l’Iran, affermano i media israeliani, per opportunità diplomatica e per prevenire l’ingresso nella guerra dell’Arabia saudita ha fatto sapere ai suoi vicini arabi che interromperà o diminuirà gli attacchi alle basi Usa nel Golfo per concentrarli solo su Israele. I tentativi di centrare l’aeroporto Ben Gurion hanno interrotto quasi completamente i voli da e per lo scalo internazionale israeliano. Anche le compagnie aeree israeliane – El Al, Israir, Arkia e Air Haifa – che pensavano di trarre profitto dalla sospensione dei voli decisa dalle compagnie straniere, effettuano solo voli speciali e occasionali: in partenza trasportano solo 50 passeggeri e ogni volo di ritorno è effettuato con un aereo a fusoliera stretta.

Nessuna ‘vittoria lampo’ per la Pasqua ebraica

«Netanyahu credeva di festeggiare la prossima Pasqua ebraica con una «vittoria lampo» sull’Iran. Ma, nonostante le 8.000 tonnellate di armi ricevute dall’estero in queste settimane, si ritrova impantanato, condizionato dalle decisioni che prenderà Trump in bilico tra il negoziato di cui parla da giorni e il desiderio di scagliare un ‘colpo finale’ all’Iran per ‘costringerlo alla resa’». E il premier israeliano fa i conti con la guerra di logoramento che voleva evitare. Non lo aiutano i bollettini dell’esercito che elencano decine se non centinaia di obiettivi colpiti ogni giorno in Libano e in Iran: ieri Israele avrebbe ucciso il comandante della Marina delle Guardie rivoluzionarie, Alireza Tangsiri, presunto responsabile della chiusura dello Stretto di Hormuz.

  • Con Israele costretto all’umiltà –sottolinea il Manifesto-, scoprendo che paesi arabi come Giordania ed Egitto che non poche volte ha dipinto come avversari, sono centrali per evitare l’isolamento di Israele. Migliaia di israeliani usano la frontiera con il Sinai e il piccolo aeroporto di Taba per viaggiare. Altre migliaia passano per i valichi con la Giordania per raggiungere l’aeroporto di Amman. A garantire la loro sicurezza sono gli «ostili» giordani ed egiziani.
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