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Ancora Germania: «sorpresa che viene da lontano»

Ancora Germania: «sorpresa che viene da lontano»

Politica estera

09/09/2026

dfa Remocintro

Massimo Nava

«L’avanzata spettacolare dell’estrema destra tedesca è accompagnata, in molti commenti, da un senso di incredulità e sorpresa, la nota di Massimo Nava, per anni corrispondente dalla Germania per il Corriere», a seguire Orteca sulla destra in Francia. «Al tempo stesso, si stenta a delineare gli antidoti, il più efficace dei quali sarebbe forse la riscoperta degli ideali europei: solidarietà, economia sociale di mercato, sicurezza, sostenibilità ambientale, diplomazia per la pace».

Che diamine è accaduto nella Germania che credevamo di conoscere?

Come è stato possibile il clamoroso successo di AfD nel Paese più europeista, con un quinto della popolazione di origine straniera, nella società più garantita e benestante d’Europa, nella terra di Adenauer, Brandt, Schmidt, Kohl, Merkel, per citare alcuni dei protagonisti di una storia recente che sembrava avere fatto definitivamente i conti con il passato?

Il passato che non passa

Quel «passato che non passa» andrebbe richiamato per capire un po’ meglio il fenomeno che si tende erroneamente a localizzare nella sola Germania dell’Est e ad attribuire alle ferite non ancora sanate della riunificazione. Chi avesse viaggiato nella Germania già negli anni Ottanta scoprirebbe che le radici dell’estrema destra sono più diffuse e che il sangue della xenofobia nazionalistica continuava a scorrere anche nella parte del Paese più stabile, progredita e globalizzata.

Il centenario di Hitler

Il 20 aprile 1989, mentre soffiava il vento della rivoluzione a Est, il centenario della nascita di Hitler suscitò un’ondata di inquietudine. Molti bambini stranieri non andarono a scuola. La polizia sorvegliava scuole, sinagoghe, luoghi di ritrovo. Golo Mann, il grande storico, figlio del grande scrittore, disse: «Se oggi rivediamo il passato, è facile dire di aver previsto la Storia. La verità è che io non avevo previsto nulla, neppure nel gennaio del 1933».

Bertold Brecht

Il 5 maggio 1990 un guardiano del cimitero di Berlino Est scoprì che la tomba di Bertolt Brecht era stata profanata con scritte antisemite – juden raus, fuori gli ebrei –, tristemente ripetitive in tanti cimiteri d’Europa, in particolare in Francia. Non sarà il primo episodio, fra provocazioni di skinhead e marce di gruppi neonazisti che turbarono l’euforia della riunificazione e che, negli anni successivi, pianificheranno attentati e provocazioni contro moschee, sinagoghe e ritrovi di migranti.

Mein Kampf

A Lipsia, durante le manifestazioni per l’unità della Germania, erano apparsi striscioni che esaltavano i vecchi confini del 1937. A Jena fu scoperto un club di reduci dediti alla rilettura del Mein Kampf. Le scritte antisemite si moltiplicavano in decine di città della ex Ddr. Nel maggio del 2013, cominciò a Monaco di Baviera un drammatico processo per terrorismo di estrema destra contro i fondatori di una cellula neonazista costituitasi a Jena, responsabile di un attentato a Colonia nel 2004 e di diversi omicidi. Nel decennio successivo alla riunificazione, gli estremisti considerati pericolosi si erano triplicati. Wolfgang Thierse, leader Spd dell’Est, disse: «Non avevo idea della paura che si è impadronita di queste regioni. Non immaginavano che molti giovani non potessero frequentare i loro ritrovi senza essere messi a confronto con una cultura quotidiana di estrema destra. Una cosa è conoscere i dati, un’altra toccare con mano questo genere di violenze».

I campi di sterminio

A Est, dopo la fine della guerra, con l’avvento del regime comunista, reduci e nostalgici nazisti pensarono di cambiare casacca per tempo. Il campo di Buchenwald divenne, nei primi anni Novanta, la meta di un «turismo» di estrema destra. Disagio sociale e propaganda xenofoba si manifestarono con nefandi argomenti a distanza di anni. Nonostante queste ombre cupe, la Germania continuò a essere sempre più terra d’accoglienza e fra gli ultimi arrivati c’erano migliaia di ebrei russi che facevano la fila per chiedere asilo e permesso di soggiorno. 

L’estrema destra e la paura

La storia di movimenti e partiti di estrema destra in Germania è anche ripetitiva, è un fiume carsico che puntualmente riemerge in concomitanza con momenti di tensione sociale ed economica. Stesso linguaggio, stesso negazionismo culturale, stessa presa di distanza dal passato per tentare di accreditarsi come destra legittima, democratica, che si oppone a nuove migrazioni, alla contaminazione dell’identità nazionale, all’Europa che minaccerebbe i risparmi e la vita sociale. Basta mettere a confronto le interviste di alcuni leader di AfD – Alternative für Deutschland – con i discorsi di Franz Schönhuber, un personaggio che alla fine degli anni Ottanta conquistò notorietà e successo elettorale, in particolare a Berlino, capitalizzando il disagio della popolazione più anziana e conservatrice nei confronti degli stranieri.

Baviera di Franz Josef Strauss

Schönhuber si era fatto strada nella Baviera orfana di Franz Josef Strauss, carismatico leader conservatore scomparso nel 1988. Allora sessantacinquenne, con un passato da ex volontario delle SS e una lunga esperienza di giornalismo alla Bayerischer Rundfunk (la radio bavarese), Schönhuber usava argomenti ritrovabili nella propaganda dei populisti di oggi: «In Germania ci sono gruppi neonazisti, ma questa gente non ha niente a che vedere con noi. Noi non siamo un pericolo per la democrazia, ma per i partiti di governo. Il 70 per cento dei nostri elettori sono giovani, lavoratori, agricoltori, gente nata “dopo”. Gli stranieri sono esseri umani, ma non devono avere gli stessi diritti dei tedeschi a meno che non diventino cittadini tedeschi. Gli elettori dei Republikaner sono democratici. La gente è stanca di corruzione e promesse non mantenute».

Poi Alternative für Deutschland

Occorre ricordare che il movimento Alternative für Deutschland si è affacciato nell’ultimo decennio sulla scena politica per iniziativa di accademici, economisti, intellettuali, alcuni dei quali provenienti dalla sinistra e da ambienti cattolico-popolari. In Turingia, già all’inizio del 2020, fu tentata una prima «sperimentazione» di alleanza di governo con la Cdu, poi condannata con sdegno – «atto imperdonabile, un giorno nero per la democrazia» – da Angela Merkel. Ma non pochi erano già pronti a rompere il tabù dell’esclusione dalle stanze di governo. La perdita di consensi della Cdu aveva già spinto qualche esponente regionale a tentare la sperimentazione. Iniziativa prospettata anche in Sassonia e Brandeburgo. Alle problematiche connesse ai fenomeni migratori e all’offensiva del terrorismo islamico, si sono sommate le specificità dei Länder orientali. Giovani neonazisti, elettori di sinistra delusi, ex funzionari emarginati, circoli xenofobi e razzisti sono attratti da una proposta politica di recupero e difesa dell’identità nazionale.

Contro vecchi e nuovi migranti

In larga parte della popolazione è profonda l’ostilità verso vecchi e nuovi migranti, un atteggiamento che premia anche l’estremismo di sinistra. Nel 2019, in Turingia, AfD aveva superato il 23 per cento, raddoppiando i voti rispetto alle elezioni di cinque anni prima e superando la Cdu. E l’estrema sinistra Die Linke aveva ottenuto il 30 per cento dei suffragi. Ciò dimostra anche la ricerca di un’identità residuale fra i tedeschi dell’Est, ancora pervasi da una sorta di «nazionalismo» orientale, contrapposto alla Germania renana. Il primo segnale delle nuove formazioni sovraniste e xenofobe si era già avvertito nel 2014, quando apparvero nelle piazze manifesti di PEGIDA, acronimo di «Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente».

«Wir sind das Volk»

Il glorioso slogan che accompagnò lo sgretolamento del Muro, «Wir sind das Volk», era diventato una versione nazionalista e pantedesca, contro presunti «nemici». A migliaia lo scandivano nel centro di Dresda, acclamando il fondatore del movimento, Lutz Bachmann. «Sui media ci descrivono come una banda di razzisti, ma noi difendiamo l’identità culturale del Paese» era la sintesi dei commenti raccolti fra i partecipanti. Eppure i successivi successi di AfD sono stati sottovalutati, mentre il movimento cresceva quasi in parallelo alla controversa decisione di Merkel di aprire le porte a oltre un milione di profughi siriani nel 2015. Così AfD è cresciuta anche nei Länder ricchi, in cui la disoccupazione è ai minimi storici e la paura dello straniero aumenta.

La crisi di sistema dei partiti di governo

Se si confrontano movimenti di estrema destra nel resto d’Europa – basti pensare alla crescita del consenso al generale Vannacci e al successo di Marine Le Pen arrivata al ballottaggio con Emmanuel Macron per la conquista dell’Eliseo e alla possibile vittoria l’anno prossimo –, la «malattia» tedesca non sembra affatto circoscritta. L’estrema destra va vista nel contesto di un’ondata sovranista che attraversa le democrazie europee e che ha messo in difficoltà ovunque i partiti di governo e le formazioni politiche di più lunga tradizione, la cui proposta è sempre meno attraente o credibile.

Le altre problematiche dell’attualità

Prima della caduta del Muro, l’immigrazione era questione di forza lavoro necessaria alla ricostruzione e allo sviluppo della Germania. Lo scenario è cambiato dopo la caduta del Muro e cambia ancora nel nuovo secolo, quando alle precedenti migrazioni si sono mescolati flussi con diverse componenti etniche e religiose, sospinti da guerre e carestie. In questo quadro, negli ultimi anni, si sono mescolate altre problematiche: i tagli della spesa sociale, i contraccolpi economici dei conflitti in corso, la sensazione sempre più diffusa della distanza fra cittadini e classi dirigenti. Si può ancora correre ai ripari? Forse.

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