10/07/2026
da Il Manifesto
Stati Uniti Neo-maccartismo contro la «minaccia comunista»: al raduno del 16 luglio sarebbero stati invitati 60 paesi, tra cui l’Italia
Il segretario di stato statunitense Marco Rubio ha invitato ministri di 60 paesi a un summit dedicato alla «rinascita del terrorismo di estrema sinistra». Un vertice “anti-Antifa”, che sarebbe stato convocato per coordinare una risposta globale a un fenomeno che insiste soprattutto nei comunicati della Casa bianca di Donald Trump.

L’idea di un simile vertice avrebbe, secondo il Washington Post, «suscitato costernazione fra diplomatici americani, analisti indipendenti e alleati europei» che non sottoscrivono la narrazione Maga.
Quello della quinta colonna è un teorema cui il governo di Donald Trump lavora da tempo. Con i discorsi del 3 e 4 luglio, Trump ha elevato la «minaccia comunista» al paese a dispositivo retorico-politico principale in termini che si rifanno alla psicosi maccartista degli anni ’50.
Lo scorso 22 settembre il presidente aveva firmato un ordine esecutivo (NSPM-7) col quale “Antifa” era stata inserita nella lista dei gruppi «anti americani, anti cristiani e anti capitalisti». Malgrado non esista alcuna organizzazione formale con questo nome, la designazione come «organizzazione terrorista domestica» ha di fatto decretato l’antifascismo un «nemico interno».
CONTEMPORANEAMENTE le condanne di nove attivisti anti Ice in Texas a sentenze tra i 30 e 100 anni di reclusione e il rinvio a giudizio di quindici attivisti anti-remigrazione a Minneapolis segnalano una nuova operatività nella repressione del dissenso antifascista, in cui contestazione o atti di «vandalismo» come scritte sui muri sono equiparate a «terrorismo».
Inoltre militanti sono stati attenzionati non solo per azioni di protesta ma anche per dichiarazioni e opinioni postate sui social.
Dopo l’uccisione di Renee Good e Alex Pretti a Minneapolis un alto funzionario del ministero di Giustizia, Aakash Singh, aveva istruito i procuratori federali, spediti nelle “città santuario” a perseguire manifestanti e osservatori «con tutto quello che avete» e a «pubblicizzare al massimo» le condanne.
PROCESSI contro «terroristi antifa» sono stati istruiti a Los Angeles e San Diego e nel “teorema Antifa” il governo ha tentato di inserire anche l’uccisione di Charlie Kirk e l’attentato del banchetto dei corrispondenti di Washington, entrambi opera di individui senza evidenti affiliazioni.
Con la convocazione al summit, il Dipartimento di stato torna a segnalare che sulla “minaccia rossa” gli Stati uniti gradirebbero un allineamento degli alleati.
Il terreno era stato preparato a novembre con la designazione come «organizzazioni terroriste straniere» di due formazioni greche, Giustizia Proletaria Armata e Autodifesa di Classe Rivoluzionaria, nonché la cosiddetta Federazione anarchica informale in Italia e Antifa di Dresda, o hammerbande (il gruppo con cui è stata associata l’eurodeputata Ilaria Salis).
Quest’ultima designazione in particolare sarebbe stata caldeggiata de esponenti Afd con cui si è ripetutamente incontrata la sottosegretaria agli esteri Usa Sarah Rogers. A maggio una conferenza sul terrorismo di sinistra all’Aia è spostata nell’ambasciata americana, dopo che il governo olandese si è defilato.
Secondo fonti citate dal Washington Post, a giugno un cablogramma americano richiedeva informazioni su gruppi di estrema sinistra a più di 20 sedi diplomatiche fra cui quelle in Italia, Messico e Albania.
OGNI INIZIATIVA si inserisce nel tentativo di arruolare i governi mondiali nella guerra globale che Trump ha dichiarato alla “sinistra radicale.” La lista di paesi invitati al vertice del 16 luglio comprenderebbe, Germania, Canada, Messico, Inghilterra, Francia, Brasile, Italia, Argentina e Ungheria. Secondo quanto riportato dal Post, tuttavia, molti invitati avrebbero espresso scetticismo e tenderebbero a non inviare ministri o funzionari di alto livello.
Incaricato dell’operazione è Sebastian Gorka, l’anglo-ungherese legato a formazioni neofasciste come l’Ordine di Vitez e Magyar Gárda, designato da Trump come “zar” dell’antiterrorismo. A maggio il suo dicastero ha pubblicato la “US Counterterrorism Strategy” che indentifica come obbiettivo la «rapida identificazione e neutralizzazione dei gruppi politici laici violenti la cui ideologia è antiamericana, radicalmente filo-transgender e anarchica».
Il documento riconfigura la classifica delle “minacce nazionali” per riflettere le priorità del regime. Nel rapporto i cartelli sudamericani della droga sostituiscono il terrorismo islamico come principale emergenza nazionale mentre «l’estremismo di sinistra» è valutato come «minaccia esistenziale» alla stregua dello Stato islamico e al Qaeda.
GORKA È UN BLOGGER e podcaster visceralmente anticomunista e nostalgico asburgico, vicino ad ambienti cristo-nazionalisti e cattolici integralisti. Nel primo governo Trump è stato incaricato del dossier “anti jihadista”. Nel Trump-bis è stato riciclato sulla psicosi neomaccartista e in qualità di direttore dell’antiterrorismo globale, incaricato delle pressioni sugli “alleati” affinché sottoscrivano il teorema della minaccia globale della “sinistra”.
Il coordinamento globale auspicato dal governo permetterebbe l’impiego di una sorveglianza globale e la criminalizzazione transnazionale di gruppi di sinistra.
«Vogliono inventare antifa come minaccia globale con legami ad individui negli Stati uniti», ha dichiarato lo scorso aprile al New York Times l’esperto di antiterrorismo Tom Joscelyn. Che aggiunge: «Tutto questo indica la volontà dell’attuale amministrazione di deviare l’apparato anti terrorismo per reprimere gli avversari politici interni».

