ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Argentina: la tangentopoli che può far cadere il governo Milei

Argentina: la tangentopoli che può far cadere il governo Milei

Politica estera

29/08/2025

da Left

*Claudiléia Lemes Dias

Pesantissime accuse di corruzione che coinvolgono anche la sorella del presidente rischiano di travolgere l’intero governo reazionario argentino

Nel pieno della campagna elettorale per le elezioni parlamentari di ottobre, tiene banco da giorni, in Argentina, lo scandalo di corruzione che coinvolge Karina Milei, sorella del presidente Javier Milei, nonché segretaria generale della presidenza.

Stando alle registrazioni audio, rese pubbliche dalla stampa argentina, di Diego Spagnuolo, amico ed ex avvocato di Javier Milei, dirigente dell’Agenzia nazionale per le persone con disabilità (Andis), il presidente era a conoscenza dello schema corruttivo che toccava esponenti di primo piano del suo governo, incluso la sorella.

«Gli ho detto: Javier, tu sai che stanno rubando, che tua sorella sta rubando», è la frase contenuta in uno degli audio in cui Spagnuolo rivela l’intero funzionamento dello schema delle tangenti che le case farmaceutiche dovevano versare (pari all’8% degli incassi) per ottenere dei contratti dallo Stato.
A detta del dirigente, a Karina Milei, soprannominata dal fratello presidente “il mio capo”, era assegnato tra il 3% e il 4% degli incassi.

Spagnuolo non è uno qualunque, ma uno dei primi ad aderire al progetto politico ultraliberale “La Libertad Avanza”.
Da quando Milei è diventato presidente, Spagnuolo veniva considerato uno dei suoi uomini di massima fiducia. Da avvocato, intentò la causa ai giornalisti Fabián Doman, Martín Candalaft, Paulo Vilouta e Débora Plager per un milione di pesos ciascuno, dopo che questi avevano fatto un parallelo tra il nazismo e certe dichiarazioni di Milei, come per esempio: «Siamo esteticamente e moralmente superiori, sinistroidi di merda».

Dopo aver difeso gratuitamente il futuro presidente dell’Argentina, nel corso della campagna elettorale, rimasero grandi amici, fino allo scoppio dello scandalo, meno di una settimana fa, quando fu accompagnato alla porta, senza troppe cerimonie.
La denuncia alla magistratura è stata presentata dall’avvocato dell’ex presidente Cristina Kirchner, Gregorio Dalbón, venerdì scorso, dopo la diffusione di parte delle registrazioni audio.

Oltre al presidente Milei, la sorella, e lo stesso Diego Spagnuolo, sono stati denunciati il funzionario Eduardo “Lule” Menem, nipote dell’ex presidente Carlos Menem, nonché cugino dell’attuale presidente della Camera dei deputati, Martím Menem, ed Eduardo Kovalivker, azionista di maggioranza della Suizo Argentina S.A, un colosso farmaceutico fondato nel 1923.

Restato in silenzio, Milei ha fatto sapere dal suo portavoce che l’Andis sarebbe stata sottoposta a dei controlli, e che avrebbe nominato revisori contabili. Nessuna parola sul ruolo di prim’ordine svolto dalla sorella, principale beneficiaria della trama corrotta.
Nella denuncia, emerge un «sistema di riscossione e pagamento di tangenti relative all’acquisto e alla fornitura di medicinali, con diretta incidenza sui fondi pubblici». I reati contestati sarebbero «corruzione, amministrazione fraudolenta, negoziazioni incompatibili con l’esercizio di funzioni pubbliche e violazione della legge sull’etica pubblica».

Prima di diventare presidente, Javir Milei raccontava alla stampa che a tenergli i conti era proprio la sorella Karina che svolge, in Argentina, una funzione simile alla first lady, accompagnandolo nei viaggi e apparizioni pubbliche: ruolo che ha continuato ad esercitare nonostante lo scandalo in corso.

Lunedì 25 agosto, all’inaugurazione del nuovo edificio della Corporación América, una holding con investimenti nel settore aeroportuale, energetico, agricolo e vitivinicolo – nella quale Javier Milei ha lavorato per 15 anni – Karina c’era ancora.

Nel corso delle perquisizioni, ordinate dal giudice Sebastián Casanello, venerdì 22 agosto, Diego Spagnuolo si è rifugiato a casa di un parente.
Dopo aver provato a sfuggire alla polizia con il suo veicolo, è stato bloccato e gli è stato sequestrato il telefono. Nei messaggi audio diffusi dalla stampa, Diego Spagnuolo afferma di avere messaggi telefonici che incriminano la sorella del presidente, e di averli conservati, nel caso in cui cerchino di attribuirgli l’intera responsabilità della faccenda.

Le prime perquisizioni sono state effettuate nella sede dell’agenzia che dirigeva, poi presso la sede della Suizo Argentino S.A., il principale fornitore di medicinali dell’Agenzia nazionale per la disabilità. Gli agenti hanno sequestrato dei computer, e portato via la documentazione relativa ad acquisti e gare d’appalto per farmaci.

All’imprenditore Emmanuel Kovalivker, uno dei proprietari della Suizo Argentina, sono stati sequestrati 266mila dollari, e alcuni dispositivi elettronici, mentre provava a scappare con la sua auto, munito del passaporto; l’altro proprietario dell’azienda, suo fratello Jonathan Kovalivker, è riuscito a fuggire. Prima, però, ha svuotato due delle casseforti di casa sua, lasciando alle spalle una terza, contenente la cifra di 50mila dollari.
Gli agenti hanno perquisito anche la casa di Daniel María Garbellini.

Beniamino dell’ex presidente conservatore Mauricio Macri, Garbellini era stato nominato responsabile degli affari sociali della Corporación Buenos Aires Sur, un’organizzazione nata per promuovere lo sviluppo della zona sud di Buenos Aires, quando Macri faceva il sindaco della capitale, nel 2007.
Dopo diversi incarichi di prestigio, nella pubblica amministrazione dei governi di destra, Garbellini faceva il direttore dell’Accesso ai servizi sanitari dell’Andis. Ora risulta rimosso dall’incarico, assieme a Diego Spagnuolo che, negli audio, gli dà del «delinquente».

L’unico membro del governo che si è espresso a riguardo è stato il presidente della Camera, Martín Menem, a sostegno del proprio cugino, implicato nello scandalo. «Non posso garantire l’autenticità o meno delle registrazioni audio» ha detto, aggiungendo però di poter mettere «le mani sul fuoco per Eduardo ‘Lule’ Menem e Karina Milei».
Lo scandalo si inserisce in un contesto in cui il governo Milei ha attuato drastici tagli alle misure di sostegno per i disabili, con oltre 300 licenziamenti in settori sensibili, ritardi nei pagamenti ai fornitori, e minacce di privatizzare la sanità pubblica.

La cornice ideologica è quella in cui le persone con disabilità rappresentano un «peso sociale». Tant’è che sono state pesantemente offese dal governo Milei, in più occasioni, forse la più grave all’inizio dell’anno, con la risoluzione 187/2025, redatta proprio dall’Andis diretta da Spagnuolo.
L’agenzia che avrebbe il compito di difendere i diritti delle persone con disabilità ha modificato la classificazione della disabilità intellettiva da “lieve, moderata, grave o profonda” alle categorie di “idiota”, ‘imbecille’ e “debole mentale profondo, moderato o lieve”, provocando ondate di protesta da diverse organizzazioni della società civile.
In questo secondo anno di mandato, Milei e il suo partito hanno perso importanti votazioni al Congresso, che ha revocato i tagli alla spesa pubblica e annullato molti decreti presidenziali che danneggiavano i più deboli.

Nei frammenti audio divulgati il 25 agosto dal giornalista Jorge Rial, per Radio 10, l’ex dirigente Spagnuolo rivela che la Ministra del “Capital Humano” di Milei, Sandra Viviana Pettovello, e l’ex ministra degli Esteri Diana Mondino erano, anche loro, a conoscenza delle tangenti erogate alla sorella del presidente.
L’incapacità di Javier Milei di difendersi dall’accusa di corruzione, che rischia di travolgere l’intero governo, si riflette direttamente sulla base, colpita da un forte imbarazzo: alla motosega simbolica, come allegoria per i drastici tagli alla spesa, promessi dal suo governo, sono subentrati i soldi veri, sequestrati a imprenditori che provano a fuggire, perquisizioni in abitazioni private e aziende, esponenti di primo piano del suo governo che fuggono dalla stampa, nonché registrazioni audio che continuano ad emergere, trascinando un po’ tutti.

Da giorni, i militanti del partito di Milei (La liberdad avanza), chiamati libertarios, lasciano vuote le postazioni dove possono fare campagna elettorale per i loro candidati alle legislative del 26 ottobre, in cui saranno assegnati 127 dei 257 seggi della Camera, e 24 dei 72 del Senato: molti non reggono le prese in giro via social, lo svuotamento delle chat su WhatsApp, e la rabbia dei comuni cittadini che si avvicinano non più per chiedere informazioni, su candidati o proposte, ma per lasciare qualche monetina da consegnare alla sorella e agli amici del presidente.

 

*Claudiléia Lemes Dias: avvocata per i diritti umani Claudiléia Lemes Dias è scrittrice e saggista. Tra i suoi libri Le catene del Brasile (L’Asino d’oro ed.) e il nuovo Morfologia delle passioni (Giovane Holden ed.)

 

share