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Arsenali di Trump semivuoti il freno degli attacchi all’Iran

Arsenali di Trump semivuoti il freno degli attacchi all’Iran

Politica estera

04/08/2026

da Remocontro

Remocontro

Niente di umanitario. Il dietrofront di Trump sugli attacchi all’Iran è dovuto alla carenza di missili intercettori Patriot. Trump, ha sospeso i pesanti attacchi pianificati contro l’Iran per il weekend, dopo che il Pentagono ha avvertito che una nuova escalation avrebbe prosciugato in modo pericoloso le già ridotte scorte di missili Patriot necessari a difendere le basi americane in Medio Oriente.

Niente di politico o umanitario

  • Trump a bordo dell’Air Force One, di rientro dal suo campo da golf in New Jersey. Poverino. Il presidente ha annunciato la sospensione degli attacchi, subordinando un accordo definitivo alla «Immediata, completa e Totale apertura dello stretto di Hormuz e alla fine della minaccia nucleare iraniana». Ma al mondo c’è ancora qualcuno che crede a ciò che dice, si chiede assieme a noi Roberto Vivaldelli.

Trump cilecca

Secondo la televisione israeliana Channel 12, il ministro degli Esteri iraniano avrebbe accettato una proposta dei qatarioti per la ripresa delle operazioni nello Stretto. L’Iran ha immediatamente smentito. Uno schema che si è ripetuto decine di volte: Trump annuncia un accordo prima che venga effettivamente raggiunto. Tempo qualche giorno e gli attacchi riprendono. Gli americani, però, non gli credono più. Nessuno gli crede più. E i sondaggi -ci spiegherà domani mattina Orteca-, diventano davvero impietosi.

Costi e vite americane perse

Il generale Dan Caine, capo di Stato Maggiore congiunto, aveva avvertito privatamente Trump che riprendere le operazioni di combattimento su larga scala contro l’Iran avrebbe ridotto pericolosamente gli intercettori disponibili per il Comando Centrale in Medio Oriente. Il New York Times riporta di come Trump sembrasse orientato ad una campagna di bombardamenti in più fasi. E la Difesa aveva rafforzato le sue capacità in Medio Oriente nei giorni precedenti, preparandosi a una possibile escalation.

Ridotte di due terzi le scorte di Patriot

«Attacco massiccio. Più grande che mai. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti». Poi, il dietrofront. A frenare il presidente, secondo quanto ricostruito, il timore di una rappresaglia iraniana più pesante che avrebbe messo ulteriormente sotto pressione le difese aeree americane, già messe a dura prova. I numeri parlano chiaro. Un’analisi del Center for Strategic and International Studies (CSIS) rivela che il conflitto con l’Iran ha ridotto di circa due terzi le scorte pre-belliche di missili intercettori Patriot.

Le bugie con le gambe corte

Funzionari di Washington vogliono più fondi per i militari; dall’altro, devono rassicurare che nessuna carenza di armi sta limitando gli Stati Uniti nella lotta contro l’Iran. Un paradosso che ha raggiunto livelli quasi tragicomici quando l’ambasciatore americano all’Onu, Mike Waltz, ha prima incolpato Biden per la carenza di missili, per poi affermare che non esiste alcuna carenza e che chi diffonde tali informazioni dovrebbe essere perseguito, quando sono gli stessi funzionari del Pentagono, o perlomeno alcuni, ad ammettere le difficoltà degli Stati Uniti.

  • Il fallimento della  guerra contro Teheran ha portato Washington ad essere più debole anche nei confronti dell’avversario strategico principale degli Usa: Pechino. La Cina possiede oltre 3.000 missili balistici, più di quattro volte il numero di intercettori Patriot rimasti agli Stati Uniti. 

 

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