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Attacco all’Iran, raid sugli impianti: il Qatar ferma la produzione di gas e il prezzo vola: +38%. Sale anche quello del petrolio

Attacco all’Iran, raid sugli impianti: il Qatar ferma la produzione di gas e il prezzo vola: +38%. Sale anche quello del petrolio

Economia

02/03/2026   

da il Fatto Quotidiano

Redazione

Il Brent aumenta a 78,80 dollari (+8,28%). Teheran, tra i principali fornitori al mondo, ha chiuso lo Stretto di Hormuz, via marittima vitale per il trasporto del greggio

Il prezzo del petrolio prende il volo, scontando le tensioni geopolitiche legate all’attacco militare congiunto degli Stati Uniti e Israele all’Iran nel fine settimana per quello che secondo gli analisti potrebbe essere il preludio di un periodo di incertezza più lungo del previsto. Dopo aver toccato un rialzo massimo del 13%, alle 8 il Brent viene scambiato a 78,80 dollari con un progresso dell’8,28% mentre il West Texas Intermediate (Wti) passa di mano a 72,24 dollari al barile con un rialzo del 7,79%.

L’Iran è tra i principali fornitori di petrolio al mondo e il suo governo ha riferito di aver chiuso la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, via marittima vitale per il trasporto del greggio, a seguito degli attacchi aerei americani e israeliani che hanno ucciso la Guida suprema, Ali Khamenei. Hormuz uno snodo di grande importanza attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale: circa 20 milioni di barili al giorno e quasi il 20% del Gnl totale, prevalentemente dal Qatar.

Ed è da Doha che arrivano i problemi principali. QatarEnergy ha dichiarato di aver interrotto la produzione di gas naturale liquefatto e prodotti correlati dopo gli attacchi militari ai suoi impianti operativi a Ras Laffan, dove esiste il più grande impianto al mondo e Mesaieed.
Il Ministero della Difesa ha dichiarato che uno dei droni ha preso di mira un impianto della QatarEnergy a Ras Laffan. L’azienda non ha specificato per quanto tempo durerà la sospensione. Immediata la reazione dei mercati. ad Amsterdam il Ttf è salito da 41 euro al megawattora fino a 46 euro (+45%) prima di scendere sotto i 45 euro. Attualmente il gas si attesta a 44,145 euro, in rialzo comunque del 38,13%. La produzione di Gnl del Qatar equivale a circa il 20% dell’offerta globale: il Paese è il secondo esportatore mondiale dopo gli Stati Uniti e svolge un ruolo fondamentale nel bilanciare il fabbisogno del mercato asiatico ed europeo.

Non solo. Al largo di Israele, il governo israeliano ha incaricato la Chevron di chiudere temporaneamente il gigantesco giacimento di gas Leviathan, la cui capacità è in fase di espansione a circa 21 miliardi di metri cubi all’anno nell’ambito di un accordo di esportazione da 35 miliardi di dollari verso l’Egitto. Un portavoce di Chevron, che gestisce anche il giacimento di gas Tamar al largo di Israele, ha affermato che i suoi impianti sono sicuri.

Raid sugli asset petroliferi. In Iran, sabato sono state udite delle esplosioni sull’isola di Kharg, dove viene lavorato il 90% del greggio esportato da Teheran. Non è chiaro in che modo gli impianti siano stati colpiti. L’Iran, terzo produttore nell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC), produce circa il 4,5% delle riserve mondiali di petrolio. La produzione iraniana ammonta a circa 3,3 milioni di barili al giorno di greggio, più 1,3 milioni di barili al giorno di condensato e altri liquidi.

Questa mattina la raffineria di petrolio di Ras Tanura, in Arabia Saudita, è stata attaccata da un drone, ha annunciato il ministero della Difesa di Riad. Le autorità hanno abbattuto il velivolo e non sono stati segnalati feriti. Il complesso ospita una delle più grandi raffinerie del Medio Oriente, con una capacità di 550.000 barili al giorno.

Nel Kurdistan iracheno, che ha esportato 200.000 barili di petrolio al giorno tramite oleodotto verso il porto turco di Ceyhan a febbraio, aziende tra cui DNO, Golfo Keystone Petroleum, Dana Gas e HKN Energy hanno interrotto la produzione nei loro campi a scopo precauzionale, senza che siano stati segnalati danni.

Almeno tre petroliere sono state danneggiate nella regione e i principali spedizionieri hanno dichiarato che eviteranno lo Stretto di Hormuz. Se la situazione di blocco dovesse persistere: il greggio potrebbe, secondo gli analisti, salire fino a 100-120 dollari, con effetti a cascata sui costi di carburanti ed elettricità.

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