07/02/2026
da Remocontro
L’attentato contro il generale Vladimir Alekseev, 64 anni, numero due del GRU, l’intelligence militare russa. Alekseev era stato ovviamente coinvolto in molte operazioni discusse e discutibili. Nella rivolta del Donbass a partire dal 2014, in Siria dal 2015, nell’invasione dell’Ucraina del 2022. «Ed è più che probabile che abbia avuto le mani in pasta nel tentativo di avvelenamento (2018) di Sergej Skripal, l’ex agente del ‘suo’ GRU che per molti anni aveva spiato a favore dell’MI6 britannico» ci ricorda Fulvio Scaglione da InsideOver . «Ci stupiremmo se qualcuno del GRU (Alekseev o chi per lui) avesse deciso di farla pagare a Skripal?»
Lo spionaggio e le sue regole
Ecco, tutto questo con l’attentato nell’androne del palazzo sul Volokolamskoe Shosse di Mosca non c’entra nulla. Se in giro per il mondo venissero eliminati tutti gli agenti segreti coinvolti in qualche porcheria, sarebbe una strage continua. L’unica cosa che conta, nel caso di Alekseev, e a fondamentale differenza rispetto agli attentati contro altri alti ufficiali come Fanil Sarvarov (dicembre 2025), Stanislav Rzhitskij (luglio 2023), Valeryj Trankovskij (novembre 2024), Igor Kirillov (dicembre 2024) e Yaroslav Moskalik (luglio 2025), è che Alekseev è stato parte importante del lungo e mai concluso negoziato di pace con Usa e Ucraina.
Pace Usa-Ucraina
Coinvolto Alekseev lo era in due modi. Il primo è che il suo capo diretto, il direttore del GRU, generale Igor Kostjukov, guida la delegazione russa al colloqui di Abu Dhabi. Nulla di strano. Dalla parte ucraina il capo delegazione è Rustem Umerov, segretario del Consiglio di sicurezza ed ex ministro della Difesa, in certe tornate del negoziato affiancato da Kyrylo Budanov, allora ancora capo dell’intelligence militare ucraina prima di diventare capo dell’amministrazione presidenziale. A quanto pare i servizi segreti militari sono indispensabili quando si parla di pace… Ed Alekseev era nel team russo che, con la mediazione di Onu e Turchia, nel 2022 concluse con l’Ucraina l’accordo sul transito del grano nel Mar Nero.
Probabile bersaglio ucraino
Alekseev poteva essere un bersaglio degli ucraini in ogni caso, vista la sua posizione. Al suo livello, tra gli ufficiali russi finora uccisi, era solo il generale Igor Kirillov. Ma averlo eliminato adesso, visto che girava senza scorta, non può essere un caso. E ipotizzare un regolamento di conti interno alle forze armate russe, in questo clima, e dopo il repulisti dell’anno scorso al vertice del ministero della Difesa, fa più o meno sorridere. Se dunque pensiamo che siano stati gli ucraini, dobbiamo anche chiederci perché. E’ chiarissimo che la Russia non è pronta a siglare un cessate il fuoco, almeno non prima che (se mai avverrà) saranno soddisfatte le sue condizioni. Ma può essere che neanche l’Ucraina sia pronta a farlo.
Infinite contraddizioni interne
A Kiev e dintorni, guerra a parte, non mancano le questioni da sbrogliare. Le agenzie anti-corruzione hanno fatto il deserto intorno a Zelensky, spazzando via i suoi amici e i suoi più stretti collaboratori. Lui, per parte sua, ha risposto con un rimpasto di Governo che, come si diceva, ha portato nel Palazzo Budanov, togliendolo all’intelligence militare, ha tolto di mezzo il capo dell’SBU (servizio segreto) Vasil Malyuk (non ancora sostituito), e ha spostato al cruciale ministero dell’Energia l’ex premier Denis Shmyhal (rimasto peraltro nel limbo per settimane perché il Parlamento non voleva ratificare la nomina). Nel frattempo, sotto inchiesta per corruzione è finito un manipolo di deputati del suo partito, Servo del popolo, e nello scandalo che ha coinvolto l’ex premier Julija Tymoshenko ci sono 6o deputati sospettati di non essere stati insensibili a eventuali offerte di denaro.
Kiev inquieta verso il ‘dopo guerra’
- La sensazione è che, sotto traccia, qualcosa a Kiev si stia preparando in vista di un ‘dopo’ su cui molti cercheranno di mettere le mani. In altre parole: a Zelensky la grana di far finire in qualche modo la guerra; poi si scatenerà la corsa al potere, che vorrà dire anche gestione dell’enorme afflusso di miliardi e investimenti in arrivo da Europa e Usa. Si sta preparando, appunto. Ma gli accordi e gli equilibri devono ancora essere trovati. I patti siglati. I protagonisti definiti. E quindi un certo ritardo nei negoziati, magari togliendo di mezzo un personaggio ingombrante e controverso come Alekseev, potrebbe essere utile a molti. Un buon modo, comunque, per guadagnare tempo e spazio senza “sparare” direttamente sul negoziato.

