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Attivisti legati e in ginocchio, Ben Gvir umilia i prigionieri

Attivisti legati e in ginocchio, Ben Gvir umilia i prigionieri

Politica estera

2/05/2026

da Il Manifesto

Andrea Sceresini

Ben vi stava Il ministro si riprende in video mentre abusa di oltre 400 persone. E non è la prima volta

Le immagini mostrano decine di persone raggomitolate sulle proprie ginocchia, con le mani dietro la schiena e i polsi ammanettati con delle fascette di plastica. In mezzo a loro c’è un uomo grassoccio, in camicia nera, che brandendo una bandiera israeliana grida con voce ansante: «Benvenuti in Israele, siamo noi che comandiamo qui!». E poi, rivolgendosi agli altri presenti, perlopiù agenti dello Shin Bet: «Guardate come sono ridotti ora! Questi non sono eroi, sono sostenitori del terrorismo! Perciò chiedo a Netanyahu di consegnarmeli per lungo tempo, per metterli in prigione con gli altri terroristi!».

L’UOMO CHE GRIDA è il ministro della sicurezza nazionale di Tel Aviv, Itamar Ben Gvir, e questo è il modo in cui, ieri mattina, ha accolto al porto di Ashdod i 425 attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati in acque internazionali dall’esercito israeliano. Il video della grottesca performance ha fatto rapidamente il giro del mondo, suscitando stupore soprattutto tra i non conoscitori del curriculum del ministro.
L’arte di infierire sugli indifesi è infatti una delle più note specialità di Ben Gvir, il quale – come ampiamente documentato sulle sue stesse pagine social – è solito eseguire periodici blitz nelle carceri dove sono rinchiusi i prigionieri politici palestinesi, farli sdraiare a terra e deriderli senza pietà davanti alle telecamere. A fargli compagnia, ieri mattina, è poi arrivata la sua collega Miri Regev, titolare del dicastero dei trasporti, che – sempre in favore di camera – ha tuonato: «Vi assicuro che costoro non hanno portato nessun aiuto umanitario! Questi arrivano drogati e ubriachi e sono sostenitori del terrorismo! Il loro posto è in carcere!». Tra gli attivisti inquadrati c’è anche la ex candidata alla presidenza della Toscana Antonella Bundu, la cui imbarcazione, la Don Juan, è stata tra le ultime a essere assaltate dai marò della Shayetet 13, nel pomeriggio di martedì.

CON LEI, ci sono altri 28 cittadini italiani, per i quali – al pari di tutti gli altri arrestati – si sono aperte ieri sera le porte del famigerato campo di detenzione di Ketziot, nel deserto del Negev, dove erano stati deportati anche i membri della precedente Flotilla. È probabile – secondo quanto riportato dai legali – che a 24 ore dall’identificazione buona parte degli attivisti verrà caricata su un volo aereo ed espulsa da Israele. Ciò significa – considerate anche le lungaggini burocratiche dovute al gran numero di arresti – che il grosso dei detenuti non sarà rimesso in libertà almeno fino a domani. La sola eccezione, per ora, è rappresentata del deputato del Movimento Cinque Stelle Dario Carotenuto, unico parlamentare a bordo delle imbarcazioni che, assieme al giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, è stato caricato ieri sera su un volo diretto ad Atene.

Una sorte ben più dura potrebbe toccare ai molti attivisti che hanno partecipato a una o più delle precedenti missioni, e che già in passato sono stati espulsi dal governo di Tel Aviv: per loro – sempre stando agli avvocati – potrebbero scattare ulteriori provvedimenti, con conseguenze anche piuttosto gravi. Oggi, a ogni modo, tutti gli arrestati dovrebbero essere messi in comunicazione diretta sia con le delegazioni diplomatiche dei rispettivi paesi, che con i legali dell’organizzazione palestinese Adalah, che storicamente si occupa della tutela dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.

È SOLO IN SEGUITO a questi primi incontri che sapremo qualcosa in più sul trattamento da essi subito durante le prime fasi della detenzione. Quel che è certo, per ora, è che tutti gli attivisti sono stati trasbordati sulla nave-prigione Ins Nahshon, già utilizzata durante gli assalti del 29 e 30 aprile scorso come una sorta di piccolo campo di detenzione galleggiante e che a bordo di essa sono giunti ieri ad Ashodod. Una volta in porto, i 425 membri della Global Sumud Flotilla sono stati presi in consegna dagli agenti della polizia e dagli uomini dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna di Israele, che dopo averli fatti inginocchiare di fronte al ministro Ben Gvir e ai suoi compari li hanno imbarcati su alcune decine di furgoni di sicurezza e li hanno condotti a Ketziot.

«I VOLONTARI – si legge in una nota di Global Sumud Italia -, uomini e donne, giovani e anziani, vengono maltrattati durante ogni spostamento, mantenuti in posizioni umilianti e scomode, legati, picchiati». E ancora: «Israele sta adottando una politica criminale di abuso e umiliazione contro attivisti che cercano di opporsi ai continui crimini di Israele contro il popolo palestinese. Questi eventi arrivano dopo che Adalah aveva già documentato modelli simili di maltrattamenti contro attivisti in precedenti missioni delle flottiglie, per i quali Israele non ha subito alcuna conseguenza».

Martedì il team legale italiano della Global Sumud Flotilla ha formalmente depositato un esposto-denuncia «per il reato di sequestro di persona (art. 605 c.p.) in relazione ai fatti avvenuti il 29 aprile, il 18 e il 19 maggio 2026», chiedendo «l’immediata attivazione delle autorità giudiziarie competenti per accertare le responsabilità penali, configurando il delitto di sequestro di persona aggravato dall’uso delle armi e dal concorso di più soggetti»

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