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Autoritarismi globali di Trump, Putin e Xi. Von der Ue assente

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Politica estera

21/01/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

In dodici mesi Donald Trump ha portato le relazioni transatlantiche al punto di rottura. La crisi sulla Groenlandia è lo spartiacque che costringe l’Europa alla fermezza strategica. O dovrebbe costringere, se e ne è ancora in grado. Un anno dal ritorno alla Casa Bianca, e le relazioni transatlantiche sono precipitate al livello più basso mai raggiunto, e la Nato finita in una crisi esistenziale. Da non esistenza.

  • Sulla Groenlandia, concetto semplice e secco: «Con la Groenlandia può anche guadagnare un’isola. Ma rischia di perdere un continente

Houses in Nuuk, Greenland, January 13, 2026.

Lo è o lo fa?

L’ISPI, Studi di politica internazionale di Milano, analizza e si dispera con compostezza. Per un anno i leader europei hanno sperimentato dall’adulazione alla sottomissione, riscoprendo che Trump rispetta solo chi gli tiene testa. Con toni sempre più minacciosi, beffeggia gli alleati affermando che sulla Groenlandia non farà alcun passo indietro. Domenica ha annunciato nuovi dazi, del 10% contro otto Paesi europei tra i quali Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Svezia, ‘colpevoli’ di aver inviato alcune decine di militari sull’isola artica a supporto della sovranità danese (i dazi salirebbero poi al 25% se entro il primo giugno non dovessero fare un passo indietro). A nulla sono servite le precisazioni di chi gli ha spiegato che le truppe in questione erano state inviate in un’esercitazione per rafforzare la sicurezza artica. Quella che sostiene essere la sua preoccupazione coloniale.

Casa Bianca pre Basaglia

«Gli Stati Uniti proiettano forza, l’Europa solo debolezza», rincorre Stephen Miller, consigliere della Casa Bianca ed eminenza grigia della dottrina ‘America First’ applicata alla politica estera amata e praticata da Trump. Una tra i molti gentiluomini moderati che circondano la presidenza sempre più anti europea. «A conferma che per l’Europa è arrivato il momento di una scelta di campo tra il vassallaggio verso cui la spinge Trump e un’emancipazione dolorosa». Estrosità paranoide trumpiana: contrariamente alla logica politica, questo momento di quasi rottura non è arrivato in seguito alle divergenze tra Washington e Bruxelles sulla guerra in Ucraina, ma per la Groenlandia, oggetto di brame imperialiste quasi caricaturali. Ciò non cambia il fatto che il braccio di ferro tra le due sponde dell’Atlantico sta diventando critico.

Europa costretta alla fermezza?

Paradosso di sanzioni commerciali per un territorio sotto sovranità della Danimarca, paese dell’Ue, protetto dalla Nato. Oltre la follia. L’ennesima minaccia contro il continente ha avuto l’effetto di unire l’intero arco del Parlamento europeo nella decisione di non ratificare l’accordo commerciale firmato l’estate scorsa dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, a sua volta sempre più diffuso bersaglio di critiche interne, mossa che potrebbe accendere la miccia di una guerra commerciale transatlantica, evitata persino quando ci hanno fatto saltare il gasdotto Nord Stream e a Bruxelles hanno scelto di abbozzare. Fine della favola di una alleanza imperitura con gli Stati Uniti e continuato a sostenere l’Ucraina. Oggi, tuttavia, il rischio di veder violata la propria sovranità territoriale costringe l’Europa alla fermezza.

  • «Accettare l’annessione della Groenlandia pur di non compromettere i rapporti con Washington sarebbe da parte dei 27 una scelta suicida», ribadisce ISPI. Annullando ogni ambizione per l’Ue di ricoprire un ruolo geopolitico e alimentando forti e legittimi dubbi sul suo impegno con Kiev»

Futuro europeo post-Usa?

Macron a Davos prima di Trump. «Tornano le ambizioni imperiali, calpestato il diritto internazionale». Il non simpaticissimo leader dell’Eliseo, colpisce duro. «Un passaggio verso un mondo senza regole dove la legge internazionale è calpestata e le ambizioni imperiali tornano alla superficie». Servito Trump, l’Unione europea? «Bisogna non accettare passivamente la legge del più forte che porta alla ‘vassallizzazione’ e alla ‘politica del sangue’. Accettare una nuova legge coloniale non ha senso. I nuovi dazi sono inaccettabili soprattutto se usati come leva contro la sovranità territoriale. Nell’attuale situazione di mancanza di rispetto per le regole globali e per condizioni di parità, lo strumento anti-coercizione economica rappresenta uno strumento potente e l’Europa non dovrebbe esitare a usarlo». Un ‘vaffa’ di sostanza in francese.

E l’Europa di Bruxelles?

Ma ad ogni elemento di crisi che si affaccia sulla scena, l’Unione europea mostra nuove crepe e nuove prove di inconsistenza politica. Con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ‘Usa obbedir tacendo’, come i carabinieri. Nemmeno sul territorio europeo della Groenlandia -lo spettrale governo di Bruxelles, come lo bolla Marco Bascetta-, ha mostrato qualche forma di fermezza. «Preoccupata quasi esclusivamente di conservare una maggioranza ancora più spettrale dell’autorità della Commissione che presiede, von der Leyen si rifugia nell’ambiguità acrobatica di una politica pusillanime e opportunista». Troppo severi? Non si è udito nemmeno un sussurro in favore dell’opposizione statunitense a fronte dello sfacciato appoggio di Washington all’estrema destra europea.

L’ora della verità? E quale verità?

Finora, Trump non si è mai trovato davvero di fronte a una volontà europea determinata nel contrastarlo. Accadrà adesso? L’Ue modello vor der Leyen, o soprassalto d’orgoglio per la sopravvivenza? Di fronte a reazioni a ‘muso duro’, Trump ha già fatto marcia indietro. E ISPI elenca: con Canada, Messico e Cina, dai dazi del 100% sui film prodotti all’estero a quelli del 200% sullo champagne, fino al recente 25% su chi commercia con l’Iran. Aria fritta.  «Trump è spesso costretto a ritirare le sue minacce man mano che le circostanze evolvono», osserva Daniel Fried, ex ambasciatore statunitense e membro dell’Atlantic Council. «I suoi alleati europei e il Congresso americano hanno una leva – se decidono di usarla». Anche all’interno del Partito Repubblicano emergono segnali di resistenza: alcuni al Congresso hanno avvertito che prenderebbero in considerazione l’impeachment se Trump tentasse un’azione militare contro la Groenlandia.

Tra gli esiti più pericolosi c’è la disintegrazione anche formale dell’alleanza occidentale, Nato compresa (già segnata nei fatti). Per preservarne almeno quello che resta, facendo capire a Trump che con la Groenlandia può anche guadagnare un’isola. Ma rischia di perdere un continente.

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