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Avanti con le armi e zero diplomazia: l’aiuto dei volenterosi

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Politica estera

25/08/2026

da Il Manifesto

Anna Maria Merlo

Poligono di tiro Priorità della coalizione è rafforzare la difesa aerea e intensificare la cooperazione con l’Ucraina. È la porta d’ingresso di Kiev nella Ue

È soltanto alla fine del documento della “coalizione dei volonterosi”, che si è riunita in forma ibrida nel giorno simbolico della celebrazione dei 35 anni di indipendenza dell’Ucraina, sotto la presidenza di Emmanuel Macron, Frederich Merz e Andy Burnham (il solo dei tre a Kyiv), che il gruppo di 18 paesi nato a Londra il 2 marzo 2025 ricorda l’impegno a «proseguire i lavori relativi alle garanzie di sicurezza per contribuire allo stabilimento di una pace giusta, robusta e durevole in Ucraina». Un segnale anche dal ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, che rivela dialoghi con paesi che «hanno contatti più stretti con la Russia rispetto agli europei» – si parla di Turchia, paesi del Golfo, Egitto – nella prospettiva di arrivare almeno a un cessate-il-fuoco in un primo tempo, per «tentare di tutto» e trovare una «soluzione diplomatica».

MA IERI, LA RIUNIONE dei “volonterosi” era ancora tutta dedicata alle armi, come rifornire l’Ucraina, che è in carenza di missili, droni, caccia: nel documento finale dell’incontro, i volonterosi si dicono «determinati ad aumentare il sostegno militare» all’Ucraina, «la priorità assoluta» è «rafforzare la difesa aerea», mentre si impegnano a «intensificare la cooperazione con l’industria di difesa» ucraina e a «condividere le tecnologie pertinenti». È la porta d’entrata dell’Ucraina nella Ue.

LA UE HA ANNUNCIATO un nuovo finanziamento di 6,1 miliardi, una tranche nell’ambito del mega-prestito di 90 miliardi deciso a febbraio, a cui si è unita anche la Gran Bretagna a metà luglio. Proprio da Londra è arrivata ieri la notizia più importante, che ha fatto reagire Mosca: la Gran Bretagna ha autorizzato il gruppo di difesa Mbda a divulgare il know how segreto sulle componenti britanniche del missile a lunga gittata Storm Shadow/Scalp, «più mortale dei droni» per Mbda, di cui la Francia si è impegnata a permettere la produzione in Ucraina, con la prossima apertura di catene di montaggio nel paese in guerra. Il Cremlino ha accusato Londra di «buttare benzina sul fuoco» con la rimozione del segreto di fabbricazione. «Chi ha appiccato l’incendio?», ha ribattuto il primo ministro, Andy Burnham.

Macron si è impegnato a «dare all’Ucraina tutti i mezzi necessari per difendere i cieli» e ha anticipato «esercitazioni su vasta scala che saranno condotte proprio dalla nostra coalizione nei mesi di ottobre e novembre». La Francia invierà dei missili di intercettazione. Il 13 luglio, è stato concluso quello che Volodymyr Zelensky ha battezzato il drone deal, che comprende il rafforzamento della difesa aerea con gli Scalp, con licenza di costruzione in Ucraina. La francese Safran fornirà bombe Aasm aria-terra, mentre Francia-Italia con il consorzio Eurosam si impegnano per gli Aster 30 (simili ai Patriot). In seguito alla riunione della “coalizione anti-balistica” di metà luglio, una dozzina di paesi hanno già concluso accordi di co-produzione di armamenti con l’Ucraina, che si addizionano alle consegne impegnate o già effettuate (per esempio, 95 aerei tipo F16 consegnati dagli europei nel 2024-25).

Per la Francia, si tratta di 4 sistemi di difesa antiaerea (tra 700mila e 1 miliardo di euro), oltre alla Road Map per l’acquisizione di 16 Rafale da parte dell’Ucraina (prevista per il 2028-29), con un’opzione di salire a 100 entro dieci anni. I missili Flamingo sono costruiti in collaborazione con Safran. La Germania si è impegnata per un finanziamento di 12 miliardi di aiuti militari quest’anno. La Svezia il 30 giugno ha firmato per la consegna di 16 Gripen, un caccia prodotto dalla Saab (2,2 miliardi), con un obiettivo di salire a 100-120 entro il 2030.

PER IL PROSSIMO FUTURO, è già prevista una valanga di finanziamenti di armi, 60 miliardi sul prestito di 90. Un autofinanziamento per la Ue? Non proprio: visto che la produzione è in ritardo, ci sono deroghe, che permettono all’Ucraina di comprare droni alla Cina o i Patriot agli Usa (sempre che Trump decida di venderli, l’8 luglio li aveva promessi a Zelensky, il 30 sembrava già aver cambiato idea).

IL CUORE DELLA GUERRA sono i soldi. I “volonterosi” puntano a «ridurre le risorse di cui dispone la Russia per proseguire lo sforzo di guerra», impegnandosi «in particolare contro la flotta fantasma»: i “volonterosi” affermano di aver «già privato» Mosca di 495 miliardi dall’aggressione nel 2022. Martedì, in Irlanda si riuniscono i ministri degli Esteri Ue per discutere del finanziamento all’Ucraina. Zelensky afferma che mancano 27 miliardi di dollari alla Difesa e che sta lavorando con Francia e Germania per trovare una soluzione. Si riapre il dibattito sull’utilizzo degli averi russi congelati – 210 miliardi di euro circa – che il Belgio (dove il più grosso è depositato) era riuscito a bloccare.

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