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A Bari piovono condanne. «Ora sciogliere Casapound»

A Bari piovono condanne. «Ora sciogliere Casapound»

Politica Italiana

13/02/2026

da Il Manifesto

Mario Di Vito

Il caso Storica sentenza per un’aggressione del 2018: «Ricostituzione del partito fascista». Ogni volta che è stata applicata la legge Scelba, il governo è poi intervenuto

L’aggressione al termine di un corteo del 21 settembre 2018 contro la visita dell’allora ministro degli interni Matteo Salvini a Bari ha portato a dodici condanne ad altrettanti esponenti di Casapound. La sentenza emessa dalla prima sezione penale del tribunale del capoluogo pugliese ha stabilito una pena di un anno e mezzo per cinque imputati di ricostituzione del disciolto partito fascista ai sensi della legge Scelba e di due anni e mezzo per i sette accusati anche di lesioni, con privazione dei diritti politici per cinque anni e diverse migliaia di euro di risarcimento da versare alle vittime e alle parti civili: l’Anpi, Claudio Riccio di Sinistra italiana, l’ex europarlamentare del Prc Eleonora Forenza, il suo assistente Giacomo Petrelli, il Comune di Bari e la Regione Puglia.

LA DIFESA, senza neppure aspettare le motivazioni del provvedimento, ha già annunciato la sua intenzione di ricorrere in appello negando «con forza» che ci siano state condanne per «il delitto di ricostituzione del partito fascista». Il cavillo è che nel dispositivo della sentenza si parla solo dell’articolo 5 della legge numero 645 del 1952, che punisce chiunque «compia manifestazioni usuali del disciolto partito fascista». Ma non è del tutto così: la condanna pronunciata dal collegio presieduto dal giudice Ambrogio Marrone è infatti arrivata anche per il capo uno dell’imputazione, dove si contesta anche il primo comma della Scelba, cioè «aver partecipato a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ed in particolare per aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica». Da tenere presente, infatti, che non parliamo di un «rito del presente» come Acca Larentia o di un’altra manifestazione a carattere simbolico o commemorativo, ma di un’aggressione.

È DUNQUE la prima volta che la legge Scelba viene applicata a esponenti di Casapound. Due i precedenti nella storia repubblicana: nel 1973 per Ordine Nuovo e nel 1976 per Avanguardia Nazionale. In entrambi i casi, a seguito della sentenza di primo grado, il ministero dell’Interno ha provveduto allo scioglimento delle organizzazioni. Diversa la vicenda del Fronte nazionale – ridottissima avventura guidata da Franco Freda negli anni ’90 – sciolto nel 2000 a seguito di una sentenza definitiva, ma per la legge Mancino.

LA NOTIZIA delle condanne di Bari è stata accolta quasi con sorpresa dal Viminale, dal quale filtra anche una certa prudenza sull’eventuale – nonché annunciato – sgombero dell’immobile occupato da Casapound a Roma. Il motivo formale che viene ventilato è che all’interno, nel contesto abitativo, ci sarebbero dei minorenni. Si vedrà, intanto, da tutte le opposizioni e dall’Anpi si alza il coro in favore dell’immediato scioglimento del movimento, con conseguente richiesta al ministro Matteo Piantedosi di recarsi al più presto in parlamento per un’informativa urgente sulla vicenda. Così la segretaria dem Elly Schlein: «Al governo non resta che fare quello che gli chiediamo da tempo: sciogliere Casapound, sciogliere le organizzazioni neofasciste come previsto dalla nostra Costituzione». Sulla stessa linea anche Forenza di Rifondazione, presente a Bari insieme al segretario Maurizio Acerbo per l’annunciata uscita della decisione dei giudici: «La sentenza conferma non soltanto quanto avevamo denunciato sin da quella notte, che c’è stata aggressione di stampo squadrista e con metodo fascista, ma conferma anche il nostro giudizio politico: Casapound è un’organizzazione neofascista: non va sgomberata, va sciolta».

RICCIO, dal canto suo, ha ricordato quello che è successo il 21 settembre del 2018. «Stavamo tornando a casa alla spicciolata dopo la manifestazione – è la sua testimonianza -, vicino a noi c’era anche una mamma con un bambino piccolo nel passeggino, quando il gruppo dei militanti di Casapound ci ha raggiunto, da subito con modalità aggressive, facendo vedere catene e strumenti atti ad offendere e, nonostante avessimo cercato di evitare lo scontro, sono venuti ad aggredirci». L ‘aggressione è avvenuta a pochi passi dal circolo Kraken in via Eritrea, sede barese di Casapound, ed è stata documentata dalle telecamere di videosorveglianza

DALLO STABILE occupato di via Napoleone III a Roma la primissima reazione è all’insegna della massima prudenza. Al telefono con l’Ansa, il portavoce di Casapound Luca Marsella si è nascosto dietro alla più classica delle dichiarazioni: «Non possiamo rilasciare commenti. Non abbiamo le motivazioni e poi si tratta di una sentenza di primo grado».

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