30/08/2025
da Il Manifesto
Striscia di sangue. Niente più intervalli per gli aiuti, neanche simbolici. Gli Usa negano il visto a Abu Mazen e all’Olp per l’Assemblea generale dell’Onu. L’intera area dichiarata «zona di combattimento», mezzi pesanti e robot fanno saltare interi quartieri
Non solo non si arresta né rallenta, sordo agli appelli mondiali. Ma persino accelera: intensifica la violenza, inasprisce la forza e riduce ulteriormente il cibo. Israele ha deciso che non ci saranno più «pause tattiche o umanitarie» nell’area di Gaza City.
IN REALTÀ, l’ingresso degli aiuti annunciato dall’esercito alla fine di luglio, così come le pause nei combattimenti, sono stati poco più che una farsa. Gli inutili lanci aerei coordinati da Tel Aviv sono serviti solo a imbiancare la coscienza degli stati e a consentire a Israele di millantare una disponibilità collaborativa che semplicemente non esiste. Neanche l’annuncio della carestia è riuscito ad evitare l’attacco e l’occupazione del più grande centro urbano della Striscia. Né la proposta di cessate il fuoco accettata da Hamas. Nessuno pare poter fermare Israele. Nessuno, forse, ci prova davvero. Le dichiarazioni indignate, ormai è chiaro, non servono a niente. E Tel Aviv, già in passato, ha sempre risposto provocatoriamente a ogni rimprovero occidentale. Continua a fare lo stesso ora, con le intimidazioni ai Paesi che intendono riconoscere lo stato di Palestina all’assemblea generale delle Nazioni unite.
GLI USA AGISCONO come una muscolosa guardia del corpo, minacciando ritorsioni contro chiunque provi, seppur debolmente, a prendere posizione contro l’alleato. È accaduto anche ieri, quando il segretario di stato americano Marco Rubio ha revocato i visti al presidente palestinese Abu Mazen e ai membri dell’Autorità nazionale (Anp) e dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). Così da impedire loro di partecipare proprio all’assembla Onu che si svolgerà il 9 settembre a New York. Dove invece sarà presente il premier Benyamin Netanyahu, su cui pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra.
In una nota, Washington dichiara che l’Anp deve smetterla «di aggirare i negoziati tramite campagne legali internazionali, attraverso appelli presentati alla Corte penale e alla Corte internazionale di giustizia».
Contro l’occupazione i palestinesi non possono usare la forza né il diritto internazionale, l’Onu, i tribunali.
È QUESTO IL PARTNER ideale per Israele e Stati uniti: silenzioso e collaborativo, seduto a un tavolo intorno cui si finge di negoziare, mentre Tel Aviv ruba la terra, deporta, umilia e uccide. Israele ha festeggiato l’annuncio di Rubio. E così ha fatto anche il reverendo Johnnie Moore, leader della fondazione Ghf, quella a cui Netanyahu ha affidato la gestione degli aiuti umanitari a Gaza. Perché questa volta, a differenza del passato, non serve neanche fingere equilibrio e imparzialità. Con la deportazione di più di un milione di palestinesi verso sud, la Ghf dovrebbe gestire altri due siti di distribuzione costruiti dall’esercito. Quelle che le organizzazioni umanitarie internazionali hanno definito «trappole mortali» diventerebbero quindi quattro per due milioni di persone. Ieri l’Unrwa (agenzia Onu per i rifugiati palestinesi) ha avvertito che l’assalto a Gaza City potrebbe sfollare con la forza un milione di profughi. Persone che sono già state cacciate più volte dalle proprie case e che non hanno più nulla.
L’INTERA AREA è stata dichiarata «zona di combattimento» e i palestinesi scappano tra le bombe. L’esercito ha detto di aver lanciato le «fasi iniziali» dell’operazione di occupazione. I mezzi pesanti e i robot stanno abbattendo e facendo saltare in area edifici e interi quartieri. Le immagini satellitari fornite da Planet Lab mostrano l’enorme devastazione compiuta a Zeitoun in soli 17 giorni. Le costruzioni che erano rimaste in piedi sono state rase al suolo, mentre gli accampamenti di tende sembrano essere scomparsi. Ma è solo l’inizio. Decine di migliaia di riservisti israeliani hanno ricevuto l’ordine di richiamo per la prossima settimana. E per altri 20mila soldati è stato posticipato il congedo. Venticinque persone sono state uccise ieri a Gaza City ma i bombardamenti hanno fatto vittime in tutta la Striscia. Cinque sono state ammazzate nell’area di al-Mawasi, dove Tel Aviv ha promesso rifugio sicuro alla popolazione deportata. In tutto sono state uccise 58 persone, cinque sono morte di fame. A Deir al-Balah, nel centro di Gaza, l’esercito ha colpito nella notte una casa abitata da sei palestinesi, adiacente alla guest house di Emergency. Gli operatori della ong non sono stati feriti ma non si conosce la sorte della famiglia, composta da quattro bambini. Le macerie hanno bloccato l’ingresso dell’edificio, impedendo il passaggio di veicoli e persone. Emergency gestisce una clinica medica ad al-Qarara, Khan Younis.
ISRAELE HA FATTO intanto sapere di aver recuperato a Gaza il corpo di Ilan Weiss, un ostaggio israeliano che si ritiene sia stato ucciso da Hamas nell’attacco del 7 ottobre 2023. L’esercito israeliano ha rRitrovato anche altri resti, forse di un altro prigioniero, che sono in fase di analisi.