26/05/2026
da Remocontro
Bliz Usa di ‘autodifesa’: problemi politici e forse militari. Gli Usa colpiscono un sito di missili e navi in Iran come “autodifesa” sul fronte mine lungo lo stretto di Hormuz. Lo afferma il Centcom statunitense. Azione militare limitata interpretabile come avvertimento nella trattativa in corso. Ma i dettagli sulle perdite di mezzi militari statunitensi nel primo quaranta giorni della sciagurata avventura militare che vi sveliamo qui, portano ad escludere una ripresa massiccia dell’azione militare.
Assaggio d’attacco come avvertimento e distrazione
Gli Stati Uniti hanno colpito nel sud dell’Iran in autodifesa, colpendo un sito per il lancio di missili e navi iraniane che cercavano di collocare mine. Lo afferma il Centcom, secondo quanto riportato dai media americani. “Fra gli obiettivi figuravano un sito per il lancio di missili e imbarcazioni iraniane che tentavano di posizionare mine. Continueremo a difendere le truppe pur se con moderazione durante il cessate il fuoco”, ha aggiunto. Secondo Al Arabiya, nel mirino c’erano imbarcazioni a sud dell’isola di Larak e gli attacchi hanno causato quattro morti. Portata militare puramente simbolica, intenzioni e risultati politici tutti ancora da esprimersi.
Eppure Trump diceva…
- Trump contro i suoi predecessori: «Gli Stati Uniti non dovrebbero intraprendere una guerra se non sono pronti a fare il necessario per vincerla». Sapendo –se non sei uno sciocco o un arrogante pieno di te stesso-, che questo prevede rischi come l’impennata delle spese militari e lo svuotamento di arsenali di armi sofisticate. Assieme al discredito politico e diplomatico planetario che segna gli Stati Uniti.
Perché America e Israele non hanno ancora sconfitto l’Iran
Il 20 maggio un rapporto del Congresso statunitense sulle gravi e costose perdite di aerei e droni sofferte dalle forze armate USA nella prolungata campagna sull’Iran: «A mesi dall’inizio della guerra contro l’Iran, il Congresso degli Stati Uniti riconosce la perdita di decine di velivoli per un valore di miliardi. Le nostre potenti Forze armate sono confermate come le prime ad aver abbattuto un caccia F-35 tanto celebrato. Con le lezioni apprese e le conoscenze acquisite, un ritorno alla guerra riserverà molte altre sorprese».
Bilancio provvisorio
Il rapporto conferma che gli Stati Uniti hanno sofferto la perdita o il danneggiamento grave di «42 velivoli (fra aerei e droni) per un danno totale di 2,6 miliardi di dollari». Il rapporto, con i dati del Pentagono e del Centcom, elenca fra le perdite un caccia F-35, 4 cacciabombardieri F-15E Strike Eagle, un aereo d’assalto A-10 “Warthog”, 7 aerocisterne KC-135 Stratotanker, un velivolo da sorveglianza radar E-3 Sentry, due trasporti speciali MC-130J Commando II, un elicottero HH-60W Jolly Green II, ben 24 droni MQ-9 Reaper e un drone MQ-4C Triton.
‘Abbattuto’ un miliardo di dollari di droni
In particolare spicca e pesa la perdita dei costosi Reaper MQ-9, droni a lungo raggio da ricognizione e attacco, in grado di portare bombe a guida laser e missili Hellfire. L’agenzia Bloomberg ha specificato che la distruzione di ben 24 MQ-9 equivale al 20% della flotta esistente di tali velivoli senza pilota nell’arsenale statunitense e che, trattandosi di sistemi dal costo di ben 30 milioni di dollari l’uno, il salasso per le casse dell’erario USA è da calcolarsi in «quasi 1 miliardo di dollari solo per questo singolo tipo di armamento».
Stati Uniti e Israele ‘pronti’, a cosa?
Costose esibizioni militari e vuoto politico. Dalla portaerei Abraham Lincoln le immagini dei caccia F-35 catapultati dal ponte della nave per il blocco navale contro l’Iran che dov’è rimane. 52 aerocisterne dell’US Air Force attesa di ordini sull’aeroporto Ben Gurion in Israele. Pronti all’azione in Gran Bretagna 15 bombardieri pesanti dell’US Air Force fra Rockwell B-1B e Boeing B-52H, di stanza alla base di Fairford. Se Summer potrà garantire il mare di carburante per farli volare. Israele stessa dipende in larga parte dagli Stati Uniti, in armi e finanziamenti, per sostenere la propria potenza militare.
I missili antimissile che rimangono
Il 21 maggio il Washington Post ha pubblicato dati del Pentagono sulla quantità di missili antimissile che le truppe statunitensi hanno consumato per proteggere non le proprie basi e forze sul terreno, ma quelle dell’alleato israeliano. «L’US Army ha utilizzato molti più intercettori avanzati rispetto alle forze israeliane per proteggere Israele dagli attacchi iraniani». Gli americani hanno lanciato 300 costosi missili per fare scudo allo Stato ebraico, contro i 190 scarsi sparati dagli stessi israeliani. Circa metà dell’arsenale. Interrogativi sugli impegni di sicurezza degli Stati Uniti nel mondo.
Analisi Difesa, valutazione tecnica
Appelli alla stabilità e alla mediazione da parte della Cina, principale danneggiata dal blocco del transito di petroliere dallo stretto di Hormuz, spalleggiata dalla Russia, e le ripetute minacce di ripresa dei bombardamenti da parte di un Donald Trump che dilaziona i termini di eventuali nuovi raid per la plausibile impossibilità di una nuova campagna prolungata e intensa quanto quella condotta nei primi 40 giorni di conflitto, sottolinea Mirko Molteni. Finale di ultimi dubbi,
- Secondo Axios, Netanyahu sarebbe molto preoccupato per l’accordo in fase di negoziazione tra Teheran e Washington e avrebbe esortato Trump a lanciare un’altra serie di attacchi contro l’Iran. Mentre l’agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito che «durante lo scambio di messaggi tra Iran e Stati Uniti, diversi mediatori, così come funzionari americani coinvolti nei colloqui, hanno inviato un messaggio alla parte iraniana affinché non prestasse attenzione ai post pubblicati dal Presidente Trump». Consiglio valido anche per il giornalismo troppo allineato.

