25/09/2026
da Il Manifesto
Le leggi e la paura Tra annunci, smentite, ministri che curano i post su Instagram e riempiono di errori i testi di legge, minacce e retromarce, una cosa abbiamo capito: al governo italiano i giovani, bambini o ragazzi che siano, danno molto fastidio
Tra annunci, smentite, ministri che curano i post su Instagram e riempiono di errori i testi di legge, minacce e retromarce, una cosa abbiamo capito: al governo italiano i giovani, bambini o ragazzi che siano, danno molto fastidio. Vanno disciplinati, puniti. Di più se sono stranieri o sono italiani non riconosciuti e stranieri sono i loro genitori. I due decreti approvati ieri sono gli ultimi esempi di una produzione legislativa, tutta o quasi tutta di emergenza, che se evidenzia una volontà repressiva generale, trova un godimento speciale nel prendersela con i minorenni. Dei quali d’ora in poi potrà occuparsi la direzione antimafia, con i suoi strumenti di eccezione. Del resto la destra ha scoperto nei «maranza» i nuovi terroristi.
Ma bisogna fare la fatica di mettere da parte per un attimo le contorte, eppure chiarissime, ragioni politiche che hanno spinto Giorgia Meloni ad armare questa sarabanda sulla scuola.
L’intenzione di contendere a Vannacci anche l’ultimo palmo dello spazio a destra, incapace com’è di contemplare l’esistenza di nemici in quello che è il suo angolo. La necessità di partire subito per una campagna elettorale il più gridata e il più lontana dal merito dei problemi possibile, dal momento che di quei problemi non ne ha risolto uno in quattro anni. E per questo il bisogno di non porsi limiti, travolgendo anche le regole base della grammatica istituzionale che impongono di non tirare il presidente della Repubblica nella polemica politica.
Tutto questo c’è stato. E alla fine è arrivato un decreto che stabilisce un divieto, quello di superare in una classe il 30 per cento di studenti che non parlano l’italiano, rivolto a un numero di casi limitatissimo. Casi anche difficili da individuare, per quanto complicato e pieno di eccezioni è il testo. Che altrimenti sarebbe stato inapplicabile, e probabilmente lo resta anche così, malgrado l’obiettivo annunciato fosse quello di non ammettere più deroghe. Ecco perché una legge, un decreto legge di urgenza (ma è rivolto sostanzialmente al prossimo anno scolastico) che supera le tante circolari che già esistono e che possono essere, e sono, derogate. Ma, ecco il capolavoro, anche il decreto prevede deroghe.
Così la norma sul burqa e il niqab, sparita la tentazione di allontanare i bambini dai genitori (i reprobi non sarebbero stati bianchi e non avrebbero preso casa in un bosco), resta un divieto di travisamento che è già presente nell’ordinamento italiano almeno in un paio di leggi in vigore. Ma intanto una settimana buona di propaganda, e non delle più facili vista la bocciatura dei conti pubblici, se la sono assicurata. Facendosi concorrenza a tre, Meloni, Salvini e Vannacci e allontanando ancora un po’ il discorso pubblico dai principi costituzionali.
Perché messo da parte tutto questo meschino circo politico, resta da domandarsi cosa hanno capito e soprattutto cosa hanno pensato i tanti bambini e le tante bambine, i tanti ragazzi e le tante ragazze a cui questo rumore arriva nella forma della secca comunicazione social, dei meme e dei video. Hanno afferrato i distinguo di Valditara? O invece tutte e tutti, arrivati da poco o di seconda generazione, integrati o in via di fare amicizie, già svelti con l’italiano o prossimi a diventarlo, hanno capito che sono al centro delle attenzioni malevole del governo? Che sono considerati un problema, che sono diversi, che probabilmente (non è chiaro chi, non è chiaro quando, ma sicuramente a qualcuno toccherà) dovranno allontanarsi, cambiare aria, dire addio agli amici? Ne avranno molto comprensibilmente avuto paura. La paura di chi vive in un paese governato dai razzisti.

