19/02/2026
da Il Manifesto
La legge del male Il tribunale di Palermo ha stabilito che lo Stato deve risarcire l’ong. La detenzione della nave era illegittima. Meloni attacca le toghe: vogliono bloccare il governo
Sul soccorso di 53 naufraghi realizzato da Carola Rackete nel giugno 2019 le autorità italiane hanno avuto torto a ogni grado di giudizio e in tutte le sedi. In quella penale, prima con la mancata convalida dell’arresto della capitana tedesca da parte del gip di Agrigento e poi con l’assoluzione definitiva in Cassazione perché la violazione del blocco navale era legittima: Rackete ha agito nell’adempimento di un dovere (una delle cause di giustificazione che secondo le nuove norme sulla sicurezza dovrebbero scongiurare persino l’iscrizione nel registro degli indagati). L’ennesima sconfitta è arrivata adesso in sede civile: la scorsa settimana il tribunale di Palermo ha stabilito che i ministeri di Interno, Trasporti ed Economia devono risarcire con 76mila euro l’ong. A seguito di quell’episodio, infatti, la Sea-Watch 3 era stata detenuta per diversi mesi senza alcuna ragione.
LA NOTIZIA è stata diffusa solo ieri ed è subito finita nel tritacarne della propaganda meloniana contro le toghe e per il Sì al referendum. «Ma il compito dei magistrati è far rispettare la legge o premiare chi si vanta di non rispettare la legge?», chiede la premier in un video. Il riferimento è al tweet che Sea-Watch aveva pubblicato nel primo pomeriggio: «Mentre il governo annuncia il “blocco navale” e attacca le ong, il diritto dà ragione alla disobbedienza civile». In realtà la legittimità della disobbedienza era stata affermata dagli ermellini ormai sei anni fa, il tribunale di Palermo ha semplicemente quantificato i danni per una detenzione palesemente illegale perpetrata dalla prefettura di Agrigento.
La storia ha del paradossale. Dopo che Rackete entra nel porto di Lampedusa il 28 di giugno, dopo che la motovedetta della guardia di finanza si infila tra lo scafo e la banchina per impedire l’attracco (altro che «speronamento» come ribadito ancora ieri da Meloni), dopo che la comandante è arrestata per resistenza e violenza contro una nave da guerra, la Sea-Watch 3 finisce sotto sequestro nell’ambito del processo penale e viene portata a Licata.
IL SEQUESTRO è ai fini della confisca perché, sostengono le forze di polizia, la capitana ha violato il decreto sicurezza bis di Salvini non una ma due volte nella stessa missione. Per l’ingresso e per il transito nelle acque territoriali. Secondo questa tesi sarebbe dovuta scattare la recidiva e la requisizione definitiva del mezzo. Invece il sequestro penale finisce e i legali dell’ong chiedono al prefetto di revocare il blocco. La norma sulle sanzioni amministrative dice che l’autorità competente ha dieci giorni per dare una risposta, altrimenti vale il silenzio assenso.
Risposte non ne arrivano, ma la capitaneria continua a impedire la partenza appellandosi a indicazioni della prefettura. Parte un ricorso al tribunale di Palermo. I giudici danno ragione alla ong, che può finalmente mollare gli ormeggi. Intanto è arrivato l’inverno: siamo ormai al 19 dicembre. Così per il periodo di detenzione illegittima parte la richiesta di risarcimento, accolta nel provvedimento della scorsa settimana. Accolta in parte, solo relativamente alle spese sostenute durante il fermo e alle spese legali, perché il giudice non riconosce il danno extrapatrimoniale che l’ong sostiene di aver subito.
MA TANTO BASTA. FdI e Meloni accostano questa sentenza a quella sul risarcimento per l’ingiusto trasferimento in Albania di un cittadino algerino: il minestrone è fatto. «Qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde. Che al governo non è consentito provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa? Che qualunque legge si faccia una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?», domanda la premier.
In realtà l’unico messaggio chiaro è che ormai da diversi anni i vari governi che si alternano al potere piegano la legalità alla guerra contro i migranti. E ogni tanto qualche giudice se ne accorge. Vale per l’Albania, vale per il blocco navale che, nonostante tutte le bocciature, Meloni vuole ora riproporre. Del resto si è convinta che la legge è lei. Per convincere anche gli altri ha bisogno di una magistratura ubbidiente.

