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Chiese di Gaza rifugio bersaglio. Cisgiordania 60mila attacchi

Chiese di Gaza rifugio bersaglio. Cisgiordania 60mila attacchi

Politica estera

06/10/2026

da Remocontro

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«Siamo esausti. Abbiamo sopportato così tanto. Musulmani, cristiani… tutti sono sotto il fuoco e ne pagano il prezzo». Per tre anni la piccola comunità cristiana di Gaza ha visto le sue chiese trasformarsi da luoghi di culto e rifugio in siti di distruzione e lutto. In Cisgiordania 60mila attacchi negli ultimi tre anni. Distrutta anche nell’università palestinese di Birzeit

Chiese cristiane bersaglio

La chiesa di San Porfirio è stata colpita da un attacco aereo israeliano nell’ottobre 2023 mentre dava rifugio a persone sfollate, uccidendone 19. Nel luglio 2025 anche la chiesa della Sacra Famiglia, l’unica cattolica di Gaza, è stata colpita, provocando morti e feriti. Lo scorso sabato San Porfirio è tornato a essere un luogo di lutto dopo che cinque palestinesi sono rimasti uccisi in un attacco israeliano nel quartiere Remal di Gaza City. Tra loro una madre cristiana, Maysa Abu Daoud, e sua figlia, Mary al-Najjar.

Caccia libera al palestinese

L’episodio parte dei continui attacchi e bombardamenti israeliani che colpiscono i civili sia i cristiani che i musulmani in tutta la Striscia. L’uccisione di Maysa e Mary ha riportato alla mente un’altra tragedia, avvenuta nella chiesa della Sacra Famiglia a Gaza City e che ha lasciata un segno profondo nella comunità cristiana. Il 16 dicembre 2023, Nahida Khalil Boutros Anton e sua figlia, Samar Kamal Anton, furono uccise da un cecchino israeliano, secondo quanto riferito dal Patriarcato latino di Gerusalemme.

Palestinesi cristiani

A meno di tre mesi dall’inizio dell’offensiva israeliana, la storia di Nahida e Samar aveva aggiunto un altro capitolo all’esperienza dei palestinesi cristiani che cercavano salvezza all’interno delle loro chiese, solo per ritrovarsi intrappolati proprio nei luoghi di culto che speravano fossero un rifugio. Ancora oggi, a tre anni dall’inizio della tragedia, le chiese di Gaza non sono più semplicemente luoghi di culto: sono rifugi per gli sfollati, spazi in cui si distribuiscono aiuti e si cerca la salvezza e, sempre più spesso, luoghi in cui si piangono coloro che non sono sopravvissuti alla  guerra.

Il furto dell’ultima speranza

  • Per la comunità cristiana di Gaza, la storia non riguarda solo i danni inflitti alle sue chiese, ma anche ciò che è andato perduto al loro interno e intorno a esse: familiari, amici, vicini di casa e ricordi legati a luoghi in cui un tempo avevano trovato un briciolo di sicurezza nel mezzo della guerra.

In Cisgiordania 60mila attacchi

La violenza e la repressione nella Cisgiordania occupata al suo culmine. «A uccisioni, arresti e incursioni militari e dei coloni israeliani nei villaggi palestinesi si sono aggiunte demolizioni e confische di strutture», denuncia Michele Giorgio. Il numero dei palestinesi uccisi in Cisgiordania dall’inizio dell’anno è salito a 108. La Commissione palestinese ‘contro la colonizzazione e la resistenza al Muro’ ha riferito che, dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, le forze armate israeliane hanno compiuto 48.174 attacchi e i coloni altri 14.742 contro i palestinesi e le loro proprietà in 376 villaggi e comunità della Cisgiordania. Hebron è risultata la provincia più colpita, con 10.840 aggressioni, seguita da Ramallah e al-Bireh, con 10.594, e Nablus, con 10.261.

Coloni avanguardisti assassini

Gli attacchi dei coloni hanno provocato la morte di 66 palestinesi. Il rapporto riferisce anche di 1.182 incendi contro terreni e proprietà palestinesi e di 147.111 alberi sradicati o danneggiati, oltre 100mila dei quali erano ulivi. Incessanti sono state le demolizioni: 5.059 strutture, tra cui 1.894 abitazioni. Circa 6.420 ettari di terre palestinesi confiscati attraverso ordini militari e dichiarazioni di «terra demaniale». In tre anni erano stati portati sul tavolo 415 progetti di insediamento coloniale in Cisgiordania e a Gerusalemme est, con decine di migliaia di unità abitative. Al centro dei progetti c’è soprattutto la zona a est di Gerusalemme, strategica per la continuità territoriale di un eventuale Stato palestinese.

Basta università palestinese

Altro raid contro un luogo simbolico della società palestinese: l’Università di Birzeit, il più importante ateneo della Cisgiordania, .a nord di Ramallah. Le forze israeliane sono entrate accompagnate da un bulldozer che hanno demolito il Memoriale dei Martiri e confiscato ciò che restava di esso. I soldati hanno arrestato una guardia di sicurezza e due studenti. Birzeit è da decenni un laboratorio politico e un centro culturale e intellettuale palestinese, oltre a essere un luogo di mobilitazione studentesca che negli anni ’80, in anticipo sulla prima Intifada, ha avuto come protagonista Marwan Barghouti, oggi il più noto dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane.

Medici senza frontiere

Medici senza Frontiere denuncia che «lo spazio vitale della popolazione di Gaza si riduce sempre di più e la sopravvivenza delle persone è minata da continue violenze, dal blocco deliberato delle forniture, dalla distruzione dell’assistenza sanitaria e delle infrastrutture essenziali». Nell’ultimo anno, con la creazione della ‘Linea gialla’ da parte di Israele, la popolazione di Gaza è rimasta intrappolata. «Presentata come una misura difensiva temporanea per il mantenimento del cessate il fuoco, la linea è stata progressivamente rafforzata con postazioni militari, barriere e demolizioni continue, comprimendo la popolazione in un’area sempre più ridotta. Oggi le forze israeliane occupano cil 65% della Striscia di Gaza e la Linea gialla diventa confine di fatto di quest’area».

Assassini seriali e stragi in corso

  • Emblematica un’altra vicenda emersa nelle ultime ore in Israele. Un docente israeliano di matematica dell’Università Bar-Ilan, residente a Petah Tikva, sarà processato per aver preparato, nei passati tre anni, quindi già prima del 7 ottobre 2023, un piano per uccidere centinaia di palestinesi.
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