02/09/2026
da Remocontro
Il lato paradossale della crisi politica che vive attualmente il pianeta è che, mentre l’Occidente parla sempre più apertamente di guerra, Pechino e Mosca si preoccupano di rilanciare il dialogo col Terzo mondo e con i “non allineati”. Le differenze tra il meeting asiatico del Kirgyzistan e quello economico del G20 negli Usa inducono alla riflessione.
Xi e Putin fanno blocco
Diventano sempre più frequenti le occasioni di incontro tra Xi Jinping e Vladimir Putin, quasi a ribadire, a tutti gli osservatori internazionali, la solidità del loro rapporto e la progressiva fusione tra le filosofie strategiche dei loro Paesi. La narrazione occidentale di una Russia “disperata” e di una Cina alleata occasionale, quasi “a convenienza”, dev’essere assolutamente rivista. Perché la situazione reale è molto più complessa di come ce la raccontano. Questa volta i due leader hanno fatto tappa a Bishkek, in Kirghizistan, per il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. E, naturalmente, l’occasione è stata quella giusta per riaffermare la loro partnership, proposta come vero e proprio “nocciolo duro” in grado di attrarre alleati, amici o semplici “simpatizzanti”. Insomma, Cina e Russia si propongono come blocco alternativo all’Occidente, in grado (secondo loro) di offrire non solo sicurezze e stabilità, ma anche percorsi alternativi di sviluppo economico. Ma questo non può essere fatto esercitando un’egemonia, politica e dei programmi. Xi e Putin nei loro discorsi hanno spinto molto sul ruolo di coordinamento che nel futuro spetterà proprio alla “SCO”, cioè l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. “La Cina – ha detto Xi – è disposta a collaborare con tutte le parti, inclusa la Russia, per discutere del futuro sviluppo dell’Organizzazione, aiutarla a raggiungere una crescita stabile e a lungo termine e rafforzare la forza che guida la riforma della governance globale e promuove una multipolarità mondiale equa e ordinata”.
Spunta sempre il gasdotto siberiano
“Secondo quanto riportato – scrive il South China Morning Post di Hong Kong – Putin ha affermato che Russia e Cina dovrebbero rafforzare la solidarietà e la cooperazione all’interno dell’Organizzazione e svolgere un ruolo guida. L’incontro, avvenuto a margine del 25° anniversario della ‘SCO’ è stato il loro secondo incontro faccia a faccia quest’anno, dopo il viaggio di Putin in Cina a maggio, pochi giorni dopo la visita di Trump, Xi è arrivato a Bishkek domenica e ha avuto colloqui con il Presidente kirghizo Sadyr Japarov. Nel corso dell’incontro di lunedì, poi, parlando di questioni bilaterali, Putin ha elogiato il modo in cui le relazioni tra Mosca e Pechino sono diventate un modello per i rapporti tra Stati, affermando che la Russia è disposta a rafforzare la cooperazione con la Cina in settori quali commercio, energia, industria, trasporti, scienza e tecnologia. Durante la visita di Putin a maggio, i due leader hanno esteso il Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole del 2001, hanno firmato numerosi documenti di cooperazione e hanno rilasciato dichiarazioni congiunte sul coordinamento strategico globale e su un mondo multipolare. Gli scambi commerciali – sottolinea il giornale di Hong Kong – hanno registrato una ripresa quest’anno, dopo il calo del 2025. Secondo i dati ufficiali cinesi, le cifre relative al primo semestre sono aumentate di circa il 25% su base annua, mentre il totale per i primi sette mesi dell’anno si è avvicinato ai 159 miliardi di dollari”. Sicuramente si è parlato anche di energia nei colloqui tra i due leader, a cominciare dal gasdotto Power of Siberia 2, che è attualmente bloccato. Si tratta di un’opera gigantesca, per la quale Mosca ha presentato il progetto – che trasporterebbe fino a 50 miliardi di metri cubi (1.765 miliardi di piedi cubi) di gas russo all’anno in Cina attraverso la Mongolia. Sarebbe una valvola di sfogo formidabile per il suo export energetico, pesantemente penalizzato dalle sanzioni dopo l’invasione dell’Ucraina.
- Manca ancora l’accordo su tutta la joint-venture finanziaria. Che poi è la parte più importante dell’operazione, partendo dai prezzi e proseguendo con gli impegni per le forniture e le tempistiche relative alla costruzione. Comunque, a maggio il Cremlino aveva fatto sapere che il tracciato era già stato definito e che bisognava solo passare alla firma dei contratti.
Politica estera: profilo basso
Sulle questioni internazionali i due leader hanno preferito tenere un profilo basso. Un profilo coerente con la loro strategia di volersi presentare, ai Paesi del Sud del mondo e ai “non allineati”, come i registi di una nuova diplomazia “multipolare”. Che scavalchi il vecchio ordine, cristallizzato sui diktat delle antiche potenze coloniali. “Pechino – scrive il Morning Post – non ha condannato l’invasione dell’Ucraina e ha chiesto negoziati per porre fine alla guerra, pur insistendo sul fatto di non essere parte del conflitto. Ha inoltre respinto le accuse occidentali di sostenere la base industriale della difesa russa. Ai colloqui hanno partecipato, per la parte russa, il Ministro degli Esteri Sergey Lavrov e il vice Primo ministro Alexey Overchuk, insieme a funzionari dell’Ufficio presidenziale. In particolare, secondo quanto riferito dal Cremlino, all’incontro hanno partecipato anche il Ministro dello Sviluppo Economico Maxim Reshetnikov e il Ministro dell’Energia Sergei Tsivilev”. Xi e Putin si sono già incontrati di persona più di 40 volte a partire dal 2013. Cina e Russia hanno fondato l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, dandogli la finalità di forum economico e di sicurezza. È composta da 10 membri. Nel 2001, scelsero di farne parte Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. In seguito, vi hanno aderito, India, Pakistan, Iran e Bielorussia. Certo, nel vertice si è parlato molto di commercio, finanza e “allargamento”. Molto dipenderà dal ruolo che vorrà (e potrà) giocare l’India.
La riflessione del New York Times
- Mentre in Kirghizistan si riunivano Xi, Putin e i Paesi della “SCO”, ad Ashley, in North Carolina, si svolgeva una animata sessione dei ministri economici del G20. E proprio a un’analisi comparativa sul significato più profondo in questi due vertici dedica il suo fondo di prima pagina il New York Times. “Gli incontri simultanei che si svolgono in tutto il mondo – scrive il giornale – riflettono la più ampia competizione su chi definirà la prossima fase dell’ordine globale. La Cina sta usando la sua solidarietà con Russia e Iran, due Paesi in guerra con l’Occidente, per proiettare la propria influenza, dando al signor Xi un vantaggio in vista del vertice con il signor Trump, previsto per la fine del mese. Gli Stati Uniti, nel frattempo, stanno mettendo a dura prova le alleanze e le relazioni economiche che hanno sostenuto decenni di leadership globale. ‘La strategia della Cina per piegare l’ordine politico internazionale nella direzione desiderata si basa sull’ottenere il sostegno della ‘maggioranza globale’ ha affermato Ryan Hass, ex funzionario della sicurezza nazionale della Casa Bianca”. Come dire: ci sono molti modi di perdere una guerra. Anche senza farla.

