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Cina: il ‘Corridoio del Caspio’ che scavalca tutte le crisi

Cina: il ‘Corridoio del Caspio’ che scavalca tutte le crisi

Politica estera 

02/07/2026

da Remocontro

Piero Orteca

A fronte delle crisi internazionali che stanno destabilizzando il pianeta, la Cina ha deciso di reagire con una strategia che punta ad aprire nuovi assi di collegamento. Un’alternativa indispensabile, per garantire la catena degli approvvigionamenti produttivi necessari, in primo luogo, all’industria europea

Aggirare le strettoie

Gli altri tirano bombe e lanciano missili. Per giunta a casaccio. Loro, invece, davanti ai problemi e alle rogne, che nel mondo contemporaneo spuntano come i funghi, molto più saggiamente provano ad evitarli. Parliamo dei cinesi, perché se le crisi ricorrenti di una geopolitica ormai turbolenta e senza equilibrio, sembra quasi obbligarli a farsi avanti, loro hanno invece strategie diverse. Gli “hotspot”, i punti caldi che angosciano la diplomazia internazionale, a Pechino preferiscono aggirarli. E così i nipotini di Mao (e di Confucio) pensano di vincere una sofisticata partita a scacchi, senza sporcarsi le mani o, meglio ancora, senza sparare un colpo. L’idiozia di utilizzare la forza bruta la lasciano ad altri statisti (si fa per dire), che vengono da culture più “grossier”. Così, davanti a tragedie come l’invasione dell’Ucraina, la mattanza di Gaza e la guerra nel Golfo Persico, Xi Jinping e compagnia si preoccupano, prima di tutto, dell’equilibrio dei mercati e della necessità di mantenere un affidabile catena degli approvvigionamenti produttivi.

Nuovi assi di trasporto

Allora, diciamo che, per andare subito al cuore del discorso, da un certo punto di vista a Pechino si sono accorti (e non da ora) di avere il coltello dalla parte del manico. È la Cina ad alimentare molte delle industrie occidentali, ed europee in particolare, con la sua gigantesca offerta di materie prime e semilavorati indispensabili per processi produttivi di tutti i tipi. Con la differenza che adesso cominciano ad arrivare in Europa anche componenti ad alto valore aggiunto, destinati ai settori più sofisticati dell’imprenditoria. Ergo: se le crisi internazionali chiudono per rappresaglia (o per un’impennata della soglia del rischio) i passaggi-chiave, i cosiddetti “colli di bottiglia” come Hormuz, allora le prospettive per l’economia mondiale si fanno cupe. E quelle per la Cina, che è considerata la “fabbrica del mondo”, diventano nere. Ma a Pechino i vertici del partito non dormono, anzi, sono in fibrillazione, e propongono quello che sembra una specie di uovo di Colombo: la realizzazione di nuovi giganteschi corridoi transcontinentali, che servano a spostare le merci dall’immenso mercato cinese verso Ovest, fino alla lontana Europa.

Un progetto faraonico

“Secondo gli analisti – scrive Ralph Jennings, del South China Morning Post di Hong Kong –  la Cina sta investendo in una rotta marittima di import-export attraverso il Mar Caspio verso l’Europa, che evita la Russia e aggira i conflitti del Medio Oriente.  Le aziende statali cinesi hanno già investito centinaia di milioni di dollari per costruire il ‘Corridoio Centrale’, come viene definita la nuova opera. Sarà un’infrastruttura lungo 4.750 km (2.950 miglia), che attraversa il Kazakistan, il Mar Caspio interno e prosegue via mare fino all’Azerbaigian, per poi arrivare in Georgia e infine in Turchia. Come si desume dal programma intergovernativo georgiano ‘Corridoio di trasporto Europa-Caucaso-Asia’ – chiarisce ancora Jennings – la Cina ha fornito un sostegno finanziario di circa 70 milioni di dollari e attrezzature per un valore di circa 2 milioni di dollari per il porto di Baku sul Mar Caspio. Inoltre, aziende cinesi hanno partecipato alla costruzione di un nuovo porto marittimo da 300 milioni di dollari ad Aktau, in Kazakistan, sull’altra sponda del Mar Caspio”. Il corridoio, noto anche come ‘Rotta Internazionale di Trasporto Transcaspica’, comprende strade e ferrovie, oltre ai due porti marittimi. La cosa più importante, però, à l’analisi costi benefici, con una valutazione di impatto eccezionalmente positiva. Secondo i calcoli effettuati dagli specialisti, “il Corridoio permetterebbe a una spedizione dalla Cina di raggiungere l’Europa in 15-18 giorni, rispetto ai 45-60 necessari via mare”. La notizia dello studio è stata fornita, a condizione di anonimato, da un’importante fonte diplomatica turca al South China Morning Post. Il governo di Erdogan, infatti, è particolarmente interessato al progetto, perché ne diverrebbe il terminale mediterraneo. Tra le altre cose, ricorda il South China Morning Post, “la Cina è il principale fornitore di beni importati dall’Unione Europea”. Per cui il Corridoio Transcaspico diventerebbe, per il Vecchio continente, una formidabile valvola di sicurezza per la catena degli approvvigionamenti produttivi nel caso di crisi internazionali.

Spunta la Turchia

  • In questo progetto è La Turchia che mira a sfruttare la propria posizione geografica, per diventare un punto di collegamento tra Asia ed Europa. Alcuni analisti sostengono che la Cina potrebbe portare finanziamenti e competenze logistiche di ‘livello mondiale’ per accelerare lo sviluppo del Corridoio. “Un tratto fondamentale del Corridoio Medio, la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars – dice Jennings –  ha ripreso a funzionare a pieno regime il 2 giugno, rafforzando la ‘connettività ininterrotta’ attraverso la Turchia. Il Corridoio di Mezzo può offrire alle aziende cinesi che operano in quel Paese un accesso più rapido e diversificato ai mercati europei e ad altri mercati regionali”. Erdogan, in fondo, ha sempre difeso la “Belt and Road Initiative”. Non per amore verso la Cina, ma perché uno statista non può sempre abbassare la testa davanti ai diktat (interessati) dei suoi alleati.

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