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Cisgiordania: come Israele affossa l’idea stessa di ‘Due Stati’

Cisgiordania: come Israele affossa l’idea stessa di ‘Due Stati’

Politica estera 

08/07/2026

da Remocontro

Piero Orteca

L’annessione dei Territori oltre il Giordano, conquistati da Israele nella  Guerra dei Sei giorni, è stata già programmata da tempo, a tavolino. L’espansione (in gran parte illegale) degli insediamenti ebraici è studiata “a macchia di leopardo”, per impedire la realizzazione di qualsiasi progetto di pace che preveda l’istituzione di un modello “a due Stati”.

L’inchiesta di Haaretz

A scoperchiare la botola, per mostrare ciò che si agita nelle sentine del caicco israeliano, pilotato da un nocchiero senza tanti scrupoli come Netanyahu, è Haaretz, il quotidiano liberal di Tel Aviv. Con un report coraggioso e contemporaneamente deprimente per coloro che sperano sempre in una soluzione pacifica dello scontro con i palestinesi, il giornale denuncia la strategia del governo ebraico in Cisgiordania. E lo fa con un titolo che non lascia dubbi: “103 chiodi sulla mappa. Come il Governo d’Israele sta seppellendo la soluzione dei Due Stati”. E per far7 capire quali siano i chiodi piantati e, soprattutto, su che cosa, Haaretz aggiunge: “L’esecutivo israeliano ha approvato decine di insediamenti strategicamente posizionati in tutta la Cisgiordania. L’obiettivo è quello di creare una realtà irreversibile sul terreno”. A cosa si riferisce la citazione dell’autore del report, il giornalista Matan Golan? Il Ministro delle Finanze (e famigerato estremista guerrafondaio) Bezalel Smotrich, ha illustrato con chiarezza le sue intenzioni. Una sorta di “manifesto della pulizia etnica”, travestito da piano di insediamento per i nuovi coloni. Un piano che naturalmente è stato subito fatto proprio dalla coalizione di Netanyahu, una maggioranza attaccata con lo scotch, che si regge anche e soprattutto grazie ai voti degli estremisti messianici e nazionalisti dell’estrema destra. Dove Smotrich e Itamar Ben-Gvir spadroneggiano incontrastati.

Colonizzazione e annessione

“Oggi – scrive Haaretz riportando le parole di Smotrich – stiamo consolidando fatti storici sul terreno. Lo Stato palestinese viene cancellato dal dibattito pubblico, non con slogan, ma con i fatti. Ogni comunità, ogni quartiere, ogni unità abitativa è un altro chiodo nella bara di questa pericolosa idea”. Un discorso che fu pronunciato dal Ministro in seguito all’approvazione del piano “E1”, che autorizza la costruzione tra Gerusalemme e l’insediamento di Ma’aleh Adumim, in Cisgiordania. “Si tratta di un passo significativo, che di fatto cancella l’illusione dei Due Stati”, sentenziò lapidario in quell’occasione Smotrich. “L’approvazione del piano – spiega Haaretz – concepito per separare la parte settentrionale della Cisgiordania da quella meridionale, e ritardata per anni a causa delle pressioni internazionali, ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale e israeliana. Ma al di fuori dei riflettori dei media, durante il mandato dell’attuale governo, è in atto un movimento ben più ampio, che sta progressivamente escludendo la possibilità, ancora viva per molti israeliani, di una separazione territoriale dai palestinesi. Questo avviene attraverso l’approvazione di ben 103 insediamenti, uno sviluppo strategico che sta cambiando la mappa della Cisgiordania”.

Insediamenti col trucco

Questi nuovi insediamenti sono in gran parte un bluff burocratico, sostiene l’inchiesta di Haaretz, attribuendo il giudizio a un esperto come il dottor Shaul Arieli, responsabile del gruppo di ricerca Tamrur-Politography, specializzato nel conflitto israelo-palestinese. Molti di essi sono suddivisioni di quartieri e avamposti legalizzati, non nuove costruzioni o incrementi demografici. In realtà, durante il mandato dell’attuale governo, il saldo migratorio complessivo verso gli insediamenti è diventato negativo. Dal 1967 fino alla formazione dell’attuale governo – aggiunge Haaretz – Israele ha istituito e legalizzato 127 insediamenti in Cisgiordania. Dall’inizio dell’attuale legislatura, questo numero è quasi raddoppiato, almeno sulla carta. A questi si aggiungono oltre 300 avamposti in diverse fasi di legalizzazione, più della metà dei quali creati durante la  guerra. Recentemente, il Ministro della Difesa Israel Katz ha accennato alla possibilità di legalizzare circa 140 di questi insediamenti”. 

Un Paese che sembra un mosaico

Il risultato più evidente di questa colonizzazione multifrazionata è che in tutta la Cisgiordania ci sono ora più di 470 insediamenti, che sembrano progettati per fare da “cuscinetto”. Una struttura “a macchia di leopardo”, studiata per interrompere la continuità territoriale tra le aree palestinesi. Che così diventano “isole”, grandi e piccole. O “enclavi” (bisogna vedere da qualche prospettiva si osservano) che comunque hanno grandi difficoltà a collegarsi fra di loro. E tutto questo avviene, secondo Haaretz, “per eliminare qualsiasi possibilità di creazione di uno Stato palestinese”. Smotrich lo ha affermato in vari modi, anche in un video sui social media lo scorso gennaio, dedicato al Presidente francese Emmanuel Macron, in cui dichiarava: “È così che si seppellisce l’idea palestinese”. Sullo stesso tema ha  ricevuto l’appoggio del Primo ministro Benjamin Netanyahu, il quale ha più volte ribadito “che non verrà creato uno Stato palestinese”.

Occupazioni ed espulsioni

  • “Questa è una vera rivoluzione, e sta passando completamente inosservata”, afferma Hagit Ofran del team Settlement Watch di Peace Now. “La Cisgiordania non è più quella di tre anni fa. Stanno accadendo cose estremamente drammatiche: l’approvazione di nuovi insediamenti, un arretramento dagli accordi di Oslo verso una realtà di annessione di fatto, un flusso inarrestabile di fondi per infrastrutture e strade, il crollo dell’Autorità Palestinese, l’occupazione di un milione di dunam da parte di avamposti agricoli [quattro dunam corrispondono a circa un acro] e le espulsioni frutto di uno sforzo congiunto dell’Esercito e dei coloni.
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